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Posted on 2ago, 2018

Incontro di Bari. Intervista al Vescovo Agathanghelos, Direttore Generale dell’Apostoliki Diakonia della Chiesa Ortodossa di Grecia

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IMG_4405di Dario Chiapetti • Il 7 luglio scorso Papa Francesco ha pregato con molti dei capi delle chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente. L’intenzione di Bergoglio, che ha trovato profonda accoglienza in questi, era proprio quella di pregare insieme per la pace nei territori mediorientali, scenari di guerre da troppo tempo. Cinque anni fa, nel settembre del 2013, si svolse un’analoga iniziativa, a Roma, per la Siria. Questa volta lo scenario è stato Bari, «finestra aperta – sono le parole del Papa – sul Medio Oriente», e, precisamente, la tomba di San Nicola. Dell’evento si conosce solo una parte, quella pubblica, in cui sono state elevate accorate preghiere a Dio e appelli agli uomini per ristabilire la pace e mettere fine a tante atrocità come sta avvenendo. C’è stato poi un lungo incontro tra i capi delle varie Chiese di cui, a motivo del suo carattere strettamente privato, non si conosce niente di ufficiale.

Certo è che un incontro di tale genere, per la partecipazione che ha visto, il particolare luogo in cui si è svolta e la precisa intenzione che lo ha mosso e informato, è degno di lettura, oltre che di lode. Ne ho parlato con Agathanghelos, Vescovo di Fanarion (Grecia) e Direttore Generale dell’Apostoliki Diakonia, organo del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia impegnato su più fronti – pastorali, culturali, teologici – dell’azione ecclesiale.

Eccellenza, che significato ha l’incontro di Bari e che prospettive ecclesiali apre?

Parlando dell’incontro di Bari, direi che si tratta di un evento ecclesiastico d’importanza storica. Ovviamente con l’illuminazione dello Spirito Santo questo evento tanto ispirato porterà i suoi frutti in molteplici aspetti del cammino storico-escatologico della Chiesa. Delineo quattro punti.

1. Innanzitutto direi che tale evento rappresenta principalmente un atto di affetto, di testimonianza di amore secondo della parola del Signore rivolta ai Suoi discepoli: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).

2. In secondo luogo, è un fatto di comunione, espressione del desiderio per l’unità della Chiesa che coltiva, sotto molteplici aspetti, la conoscenza reciproca, il mutuo rispetto e la responsabilità per i problemi comuni. Esso dimostra l’intenzione condivisa di collaborare con spirito “cristologico” e missionario, comprendendo le esigenze di tutti gli uomini di tutta la terra, ovunque essi si trovino.

3. Si tratta anche di un’espressione d’interesse per l’unità del mondo cristiano che vive la tristezza della secolarizzazione, da cui scaturisce un mondo torturato dall’ingiustizia, dalla povertà, dalla mancanza di pace. È questo un mondo però che, nonostante questo, cerca instancabilmente di conoscere la verità, attendendo una qualche risposta dalle persone che fanno parte della Chiesa, da quelle che ricoprono anche particolari responsabilità, una risposta che sia un sentire la Parola di Consolazione. Questa situazione chiede, perciò, forza e speranza: tutto ciò che deve caratterizzare la vita quotidiana del cristiano.  

4. In ultimo luogo, iniziative come quella di Bari attestano evidentemente la nostra chiara volontà di procedere verso un profondo e stabile sviluppo dei rapporti di fiducia e di fratellanza che ci uniscono, avendo come scopo principale la comune testimonianza cristiana. Con le nostre forze spirituali, senz’altro, possiamo aiutare i popoli a riscoprire le virtù del cristianesimo, creando in questo modo un futuro migliore per le singole persone ma anche per le società intere. Lo dobbiamo ripetere: Dio tramite questi incontri coltiva l’opera dell’unità. Coloro che rinnegano questo fatto, dimenticano nello stesso momento che la storia della Chiesa è aperta alle mani di Dio e non possono comprendere che una cosa è essere seguace di una religione e un’altra essere membro della Chiesa. L’incontro dei primati prima di tutto rafforza il dialogo teologico in un modo tale che non introduce delle arbitrarietà, delle opinioni personali parziali, egoismi ma apre l’orizzonte nel tempo della storia ad atti che, non essendo caratterizzati da alcuna intenzione di applicazione di forza o autorità secolare, rivelano l’ecumenicità e la cattolicità della Chiesa.   

Sulla scia del Suo discorso, qual’è il particolare contributo che l’Apostoliki Diakonia col suo operato intende offrire alla Chiesa?

Obiettivo principale del nostro organismo ecclesiastico è la pianificazione, organizzazione e realizzazione dell’attività missionaria, catechetica, educativa, culturale, sociale e editoriale della Chiesa Ortodossa di Grecia. Tale impegno, portato avanti per ben 80 anni, è enorme. Oggi, continuiamo le nostre attività in Europa, in Africa e in Asia. La realtà attuale è una conferma dei nostri sforzi che hanno portato molti frutti in diversi settori della vita ecclesiale e della società.

L’apertura al mondo ci ha portati a cercare di pensare e realizzare eventi e progetti che diano una chiara testimonianza di fede, che diano espressione alla nostra tradizione, alla nostra storia, alla nostra cultura e che, allo stesso tempo, costituiscano una coltivazione della nostra memoria riguardo l’identità spirituale dell’Europa. Se accogliamo l’idea che l’Europa deve mantenere il proprio profilo cristiano, dobbiamo continuare a lavorare per aprirci al mondo umanitario e democratico. Dobbiamo impegnarci per creare nuovi ideali collettivi e consegnare un mondo sostenibile e accogliente a coloro che amiamo, ai nostri figli e alle generazioni future.

Non intendiamo fermare il nostro impegno, né desideriamo la regressione. Osserviamo il cuore, la mente, la sensibilità, la finezza d’animo e il coraggio della gente che vuole andare avanti per poter condividere insieme a loro la stessa visione di un mondo di luce, amore e solidarietà. Siamo consapevoli della missione di servire la nostra tradizione e i nostri tesori, che sono un patrimonio universale.

Dobbiamo allora rendere profondamente gloria al nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha reso degni di coltivare in questi ultimi 17 anni diverse collaborazioni con le istituzioni della sorella Chiesa Cattolica, in molti settori che riguardano particolarmente la cultura e l’educazione. Collaboriamo armonicamente, sotto l’influsso dello Spirito all’apertura, alla conoscenza reciproca e alla riconciliazione per l’unità del mondo cristiano.