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Posted on 1ago, 2018

La Proposta di un «rating cattolico» per gli investimenti finanziari

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cropped-0001-6di Leonardo Salutati • Lo scorso 3 maggio alla Pontificia Università Lateranense è stata presentata la Fondazione “Quadragesimo annoˮ, organo senza fini di lucro che, con il contributo di accademici, esperti, studiosi di varie discipline e professionisti provenienti da tutto il mondo, intende dedicarsi alla creazione di un sistema di certificazione degli investimenti, per dare vita ad un “rating cattolico”, un vero e proprio sistema di valutazione del grado di conformità degli investimenti ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC compliant), rivolto al sistema finanziario ed economico in generale. Al riguardo, già il 5 novembre 2017, in una sua lettera il card. Pietro Parolin aveva precisato che la finalità della Fondazione doveva consistere nel «cercare di tradurre i contenuti della Dottrina Sociale della Chiesa in indicazioni concrete per il mondo della finanza».

L’idea che sta alla base del progetto è di prendere sul serio le indicazioni di Papa Francesco e la sua richiesta di ripensare il sistema economico-finanziario. È evidente, infatti, come l’attuale sistema economico sia ormai assai poco “liberaleˮ, data l’elevata concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone, le forti disuguaglianze e i grandi squilibri sociali. Tale situazione, sempre di più, provoca la riflessione cristiana ad interrogarsi su come incidere nell’economia e nella finanza per indirizzarle eticamente e su come realizzare strategie di investimento diverse da quelle ordinarie, improntate ad un sistema di valori che derivi dalla visione cristiana della realtà per favorire un impatto sociale caratterizzato da buone prassi e dalla sostenibilità sociale.

La proposta non vuole essere considerata “confessionale”, in quanto i criteri della DSC rivelano una validità economico-finanziaria che può interessare anche i non cattolici o i non credenti che, tra l’altro, spesso già operano sulla base di criteri etici e vogliono continuare a farlo sempre meglio.

In concreto la Fondazione si propone di elaborare norme, servizi di auditing, di revisione e di certificazione rispondenti alle indicazioni della DSC. L’intento è quello di coinvolgere i centri studi e le realtà più impegnate, per ripensare il sistema normativo e fiscale per il no profit e più in generale per elaborare proposte di modifiche legislative che consentano l’affermarsi di “prodotti DSC conforme”. Un compito di dimensioni notevoli che richiederà tempo e impegno per instaurare le numerose collaborazioni necessarie con i vari attori del sistema economico finanziario.

La Fondazione, a ragione, si ispira all’enciclica Quadragesimo anno di Pio XI, da cui prende il nome, che fu pubblicata nel 1931 dopo il crollo di Wall Street del 1929 e la Grande depressione, ma che non fu un’enciclica qualunque. Infatti, gli specifici commenti ad essa dedicati riconoscono che se c’è una Dottrina sociale cristiana, lo si deve non tanto alla Rerum novarum quanto alla Quadragesimo anno che, per la prima volta, esponeva la DSC secondo un’articolazione logica, con le sue premesse, le sue tesi e i suoi corollari. In questo documento Pio XI osservava che la «concentrazione di forze e di potere, che è quasi la nota specifica della economia contemporanea, è il frutto naturale di quella sfrenata libertà di concorrenza che lascia sopravvivere solo i più forti, cioè, spesso i più violenti nella lotta e i meno curanti della coscienza» (QA 107). Nello svolgimento, l’enciclica presenta la sua diagnosi delle «condizioni nuove della società» con realismo, «con la sicurezza del clinico sperimentato» e «con la consapevolezza dei problemi del momento», illustrando con precisione i processi di trasformazione dell’economia e della finanza allora in atto, i cui esiti sono giunti fino ai nostri tempi e le cui conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti nel senso, come già osservava Paolo VI, che «malauguratamente si è instaurato un sistema che […] conduceva alla dittatura a buon diritto denunciata da Pio XI come generatrice dell’“imperialismo internazionale del denaro”» (PP 26).

Quadragesimo anno fotografa la situazione del suo tempo, biasimandola come uno sviluppo difettoso, un errore del sistema che affligge l’economia capitalistica di cui viene auspicata con tutte le forze l’eliminazione. Essa infatti distingue chiaramente il sistema capitalistico dalle sue degenerazioni, tanto da definire legittimo per «quelli che attendono alla produzione, l’accrescere nei giusti e debiti modi la loro fortuna; anzi la Chiesa insegna essere giusto che chiunque serve alla comunità e l’arricchisce con l’accrescere i beni della comunità stessa, ne divenga anch’egli più ricco, secondo la sua condizione, purché tutto ciò si cerchi col debito ossequio alla legge di Dio e senza danno dei diritti altrui e se ne faccia un uso conforme all’ordine della fede e della retta ragione» (QA 136). Per questo, rilevando che il capitale finanziario è necessario come il sangue all’economia capitalistica (QA 106), esprime la critica per la mancata regolamentazione del suo flusso, proprio perché dalla sua circolazione dipende la vita o la morte delle articolazioni dell’organismo economico, motivo per cui la finanza non può essere lasciata in balìa dell’arbitrio di pochi (QA 110).

A ben vedere, da questi pochi accenni, non ci sarebbe molto da aggiungere, se non che oggi l’informatica ha reso più virtuale il sangue, enormemente più rapidi gli spostamenti del suo flusso e più invisibili i pochi a gestirlo e, dunque, molto più urgenti i correttivi che ne regolino la circolazione. Un’urgenza a cui la Fondazione “Quadragesimo anno” con la sua iniziativa intende contribuire.