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Posted on 1ago, 2019

Le città dell’odio: la mappa dell’intolleranza sul Web

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Com.-Soc.-2019-VERT.-per-webdi Antonio Lovascio • Papa Francesco aveva messo in guardia nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2019, celebrata il 2 giugno. Le Reti, se per un verso servono a collegarci di più, a farci ritrovare e aiutare gli uni gli altri, purtroppo si prestano anche ad un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti. Quando addirittura non riescono ad essere la corsia preferenziale per seminare spirali di odio nei confronti di gruppi minoritari, socialmente più deboli. E’ emblematica e merita qualche considerazione la “fotografia” del clima che si respira in Italia attraverso l’analisi dei tweet fatti tra marzo e maggio 2019, in piena campagna elettorale per le Europee, realizzata per il quarto anno consecutivo dal’Osservatorio Vox, insieme all’Università Statale di Milano, alla Sapienza di Roma, all’Università di Bari e al dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica. Da questa Mappa emerge un Paese sempre più incattivito, in cui il livore contro i migranti è salito del 15,1 per cento, rispetto al 2018, e sul totale dei cinguettii che hanno come oggetto i rifugiati quelli di odio sono il 66,7 per cento. Sul totale di cinguettii negativi, quelli contro i profughi sono il 32 per cento: vale a dire, spiegano i curatori del rapporto, che un hater su tre si scatena contro “lo straniero”. Sorprendente la crescita dell’intolleranza contro gli ebrei (quasi assente fino all’anno scorso), che registra invece un +6,4%, così come quella contro i musulmani (+6,9%). Non sono esenti dall’avversione online nemmeno le donne (+1,7% rispetto al 2018), così come gli omosessuali, che hanno visto però una flessione del 4,2% dei tweet negativi, segno forse anche delle campagne di sensibilizzazione dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili.vox

Le città più intolleranti sono Roma e Milano: su 18.284 tweet raccolti nella Capitale, quelli negativi sono 12.826. Nel capoluogo lombardo invece i tweet di odio sono 4.083 su un totale di 5.719. Bologna e Torino comandano la classifica dell’Islamofobia, Roma è al primo posto per l’antisemitismo, mentre la stessa Milano concentra il maggior numero di tweet contro disabilità (davanti a Napoli e Venezia), omofobia (prima di Napoli e Bologna), sessismo (battute Napoli e Firenze) e xenofobia.

Sale il livello di aggressività, ma purtroppo altrettanto significativa appare la correlazione tra odio sui Social e messaggi della politica: confermata dai primi risultati di un altro studio in corso, con Amnesty International, che sta analizzando i profili dei politici su Facebook. Imitando Trump, i populisti nostrani a tinte gialloverdi hanno trasferito il confronto-scontro dal Parlamento alla vasta platea della Rete. Non c’è quindi da stupirsi se poi le parole d’odio, che si moltiplicano sul web, si traducono in scelte politiche e normative che hanno un’incidenza sui diritti dei migranti in arrivo e sulle fondamenta dello Stato di Diritto. La conseguenza più allarmante è che oggi sembra bastare un tweet del ministro dell’Interno per chiudere i porti italiani alle navi che portano richiedenti protezione, potenzialmente titolari di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione: il diritto d’asilo (art. 10, comma 3 Cost.).

Davanti a questo devastante scenario, appare evidente come sia necessario agire su più fronti: una qualche forma di auto-regolamentazione da parte dei social appare più che urgente; soprattutto da parte di Facebook qualcosa si sta facendo, ma è ancora poco, secondo gli esperti che hanno elaborato la “Mappa”. Un secondo fronte, fondamentale, è la prevenzione. Per questo, nel 2018 e nell’anno in corso “Vox Diritti” ha intensificato i suoi progetti nelle scuole, per educare i ragazzi al linguaggio dell’inclusione, anche per combattere fenomeni di cyberbullismo. Il risultato, è la campagna #Ispeakhuman, lanciata a inizio maggio su Facebook e Instagram, i cui contenuti, video, gif, post, sono stati pensati e realizzati dai ragazzi del Liceo Bottoni di Milano e dell’Università Cattolica. La campagna ha registrato un enorme successo, più di 200mila visualizzazioni, a conferma della necessità di creare contro-narrazioni efficaci per combattere ostilità e disprezzo.

Una goccia d’acqua pura in un mare inquinato: qualcosa si è fatto, ma il più resta ancora da fare per correggere queste deviazioni, senza peraltro demonizzare uno strumento che è fonte di conoscenze e relazioni. Ripartire dall’educazione civica, ritrovare le parole inclusive e i valori fondanti del patto sociale alla base delle nostre democrazie. Consapevoli che trasformare i ragazzi in cittadini è compito difficile; ma è la vera, grande sfida per costruire un futuro a misura di uomo. Anche la Chiesa deve avere un ruolo importante in questo progetto educativo, per passare dalla diagnosi alla terapia. Come ? La bussola è già stata suggerita da Papa Francesco: <Aprendo la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza… Questa è la Rete che vogliamo. Una Rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri>.