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Posted on 1apr, 2019

La proposta cooperativa per «vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno»

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rochdale-pioneers-high-resdi Leonardo Salutati • Nell’Enciclica Rerum novarum, al n. 37 Papa Leone XIII introduceva il tema sul diritto naturale di associazione con due citazioni bibliche: «Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi» (Qo 4,9-10) e «Il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata» (Pro 18,19). La fraternità, la libertà, la partecipazione, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune, il rifiuto dell’indifferenza, la gratuità sono il più basilare rimedio ai conflitti, anche economici, e il punto di partenza per costruire una società giusta ed equa, tesa a rispecchiare in quanto possibile la patria definitiva, dove «non vi sarà più … né lutto né lamento né affanno» (Ap 21,4). Nella visione di Leone XIII, l’associazionismo cattolico, che includeva anche il movimento cooperativo, era un decisivo strumento per la costruzione di una società impregnata di valori umani e cristiani.

Da allora il Magistero sociale della Chiesa ha mantenuto e sviluppato lo stesso messaggio: una società che voglia rispettare la dignità umana non può essere edificata dal gioco di forze lasciate a se stesse, siano esse la lotta di classe o il mercato. Solo il costante impegno per la giustizia, guidato e completato dall’amore vicendevole, può costruire una società fraterna e solidale e, sulla linea inaugurata da Rerum novarum, le imprese cooperative sono menzionate, in modo più o meno esplicito, in molti documenti sociali successivi tra i quali: Quadragesimo anno (nn. 33-34); Radiomessaggio del 1° settembre 1944 di Pio XIIMater et magistra (nn. 72, 76-77); Gaudium et spes (n. 71); Laborem exercens (n. 14); Centesimus annus (n. 43). In particolare in S. Giovanni Paolo II troviamo interventi di grande intensità.

In tale contesto, come hanno riaffermato recentemente sia Benedetto XVI (2011) che Papa Francesco ancora lo scorso 16 marzo nel Discorso ai membri della Confederazione delle Cooperative Italiane in occasione del centenario dalla fondazione, l’azione cooperativa rimane un esempio paradigmatico di un’economia impostata sulla logica della comunione e della fraternità.

Il tempo della Rerum Novarum, contrassegnato da estreme disuguaglianze sociali che, tuttavia, permangono ancora oggi – come rileva Papa Francesco: «Dappertutto la convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo, è una vergogna per l’umanità» (2015) – spinse al rifiorire in Europa della tradizione cooperativa come reazione alla natura fortemente individualistica dell’impresa capitalistica.

Il 21 dicembre 1844 a Rochdale (cittadina a Nord di Manchester) fu fondata la prima cooperativa di consumo la Rochdale equitable pioneers society per iniziativa di una trentina di tessitori. In seguito si formarono, diffondendosi in tutta Europa e anche in Italia, cooperative di produzione, di lavoro, di credito, culturali, sociali. Dal 1895 l’Alleanza cooperativa internazionale (ICA) fa da garante e custode dell’identità cooperativa, associando circa 240 organizzazioni cooperative di 90 Paesi, attive in tutti i settori dell’economia, che rappresentano oltre 800 milioni di cooperatori: si tratta della più grande organizzazione non governativa riconosciuta dalle Nazioni Unite. In Italia il movimento cooperativo si diede una prima strutturazione nel 1886 con la nascita della Federazione fra le cooperative italiane, che nel 1893 cambiò la propria denominazione in Lega nazionale delle cooperative italiane. Nel 1919 la componente cattolica costituì una organizzazione autonoma, la Confederazione cooperativa italiana, che insieme alle altre fu forzatamente inglobata nell’ente fascista delle cooperative nel 1926 e rinacque il 15 maggio del 1945.

Il fenomeno cooperativo, nella realtà pratica della società cristiana, precede gli appelli di Leone XIII tanto che le Banche di Credito Cooperativo, le Casse Rurali e di Risparmio, sono state le “pronipoti” dei Monti di pietà, nati dai Francescani nella seconda metà del Quattrocento, generati da carismi religiosi e civili assieme. Nella Chiesa, infatti, la vita del popolo di Dio e gli sviluppi dottrinali si intrecciano costantemente, l’associazionismo e il credito popolare anticipano la formulazione degli insegnamenti sociali cristiani, per cui talvolta risulta difficile discernere quale abbia avuto la precedenza storica. In tal senso, il testo di Rerum Novarum non contiene un riferimento diretto al movimento cooperativo, che è già vivo ed operante nel popolo di Dio, ma prende atto della sua realtà, che stimola il rafforzamento delle cooperative esistenti e la nascita di nuove in tutti gli ambienti della vita economica e civile, in particolare in Italia.

Il cooperativismo è una risposta ai riduzionismi economici e ricorda che l’economia è una realtà che non esaurisce tutta la socialità, ma si colloca all’interno della medesima e si subordina ad essa. Ma soprattutto, ricorda papa Francesco riprendendo idealmente le citazioni bibliche di Rerum novarum n. 37, «il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione è vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno. (…) Il nostro mondo è malato di solitudine (…) per questo ha bisogno di iniziative che permettano di affrontare insieme ad altri ciò che la vita impone. Camminando e lavorando insieme si sperimenta il grande miracolo della speranza». In questo senso la cooperazione è un modo per rendere concreta la speranza nella vita delle persone, «un altro modo di declinare la prossimità che Gesù ha insegnato nel Vangelo».