Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1apr, 2014

Educare i giovani al tempo di internet

di Stefano Liccioli •

E’ indubbio che ragazze e ragazzi di oggi sappiano usare con dimestichezza i nuovi media. Molti di loro non ricordano un mondo senza Internet: sono i cosiddetti “nativi digitali”. La loro abilità nell’utilizzare questi strumenti informatici non ci deve però far trascurare un problema, quello cioé di una corretta educazione al modo in cui essi adoperano tali mezzi al fine di renderli pienamente consapevoli delle conseguenze che ha l’uso dei nuovi media. La scuola in questo senso è un osservatorio prezioso dei fenomeni in atto nel mondo giovanile. I nuovi media hanno rivoluzionato la maniera in cui le persone si rapportano tra loro, accorciando le distanze e rendendo possibile la comunicazione in ogni momento della giornata con chiamate e messaggi. In questo contesto i nostri ragazzi come si muovono? Grazie agli smartphone, ad esempio, sono sempre connessi ad Internet, sempre pronti a comunicare, dando vita a relazioni del tutto peculiari all’era digitale. Non è insolito vedere ragazzi che seduti accanto invece di parlare tra di loro usano il cellulare per parlare o “messaggiare” con qualche amico lontano.  Altri inoltre preferiscono relazionarsi attraverso chat o social network piuttosto che incontrarsi di persona. I nuovi media infatti hanno permesso di comunicare, senza doversi necessariamente ritrovare. Come educatori non possiamo non vedere in questa tendenza un problema da affrontare, quello cioé della “smaterializzazione” delle relazioni personali. E’ importante insegnare agli adolescenti che la Rete è utile perchè ci aiuta a coltivare le amicizie anche a distanza, ma non dobbiamo perdere la dimensione concreta dell’incontro, quella che ci porta a guardare negli occhi il nostro interlocutore, a stringergli la mano: il ritrovarsi a parlare, il dialogo a due o in gruppo è estremamente più arricchente e formativo di una conversazione via computer.

Un’altra questione connessa a questi aspetti è quella dell’autenticità delle relazioni nell’era digitale. In alcuni casi infatti si approfitta del mezzo digitale e dell’inevitabile distanza che c’è tra gli interlocutori per mostrare e far conoscere solo una parte di se stessi, quella che ci piace di più. Facebook in questo senso è paradigmatico, permettendo di “mettere in vetrina” solo quello che interessa far vedere ed a volte a farsi vedere anche diversi da quelli che si è.

Vale la pena dunque educare i ragazzi ad essere autentici in Rete, a costruire relazioni in cui non si ha paura di essere pienamente se stessi, con i propri difetti ed i propri pregi, senza nascondersi dietro a un profilo che non rappresenta veramente la propria identità. Per usare uno slogan potremmo dire che è necessario formare all’autenticità al tempo di Internet.

Allo stesso tempo la Rete ci offre tutta una serie di “luoghi da abitare”, in cui possiamo e dobbiamo essere presenti dando il proprio contributo. Come cristiani questo non ci può lasciare indifferenti, ma anzi ci chiama in causa: non possiamo infatti non vedere in Internet uno spazio in cui incontrare le persone ed annunciare loro il Vangelo. Per far questo non basta inserire sulle varie piattaforme contenuti esplicitamente religiosi, ma occorre soprattutto avere nel mondo digitale uno stile cristiano che si concretizza con un modo di comunicare onesto, contraddistinto dalla verità e dalla carità, in linea con il messaggio di Gesù. Anche in Internet quindi non ci può essere un annuncio del Vangelo, senza che sia accompagnato da una coerente testimonianza. A questo riguardo perciò la comunità ecclesiale deve educare i giovani a guardare al mondo digitale come un’occasione che essi hanno per portare Gesù ai propri coetanei: le strade della fede si snodano anche su Internet.

Ho messo in luce solo alcuni aspetti che come educatori è significativo, a mio avviso, tenere presenti nel rapportarci ai giovani. Fondamentale è secondo me prendere sul serio la vita dei ragazzi, anche quella che si sviluppa sui nuovi media, senza operare classificazioni che essi in realtà non fanno: per loro c’è un’unica esistenza che si articola sul piano della realtà e su quello del mondo digitale. Con queste accortenzze potremmo essere educatori non in nome di un passato che non c’è pi, ma al passo con i tempi. Educatori 2.0.

NUMERO DI FEBBRAIO 2014