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Posted on 1mag, 2014

Il coraggio della gioia: le “Inchieste su Gesù” di A. Tornielli

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di Dario Chiapetti • L’Autore Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano “La Stampa” e coordinatore del sito web Vatican Insider,  laureato in storia della lingua greca all’Università di Padova, con Inchieste su Gesù (Gribaudi, 2014), che raccoglie due suoi lavori, Inchieste su Gesù bambino (2005) e Inchiesta sulla Resurrezione (2006), scende di nuovo in campo come storico conducendo una inchiesta giornalistica per accertare la storicità dei due eventi portanti della fede cristiana: l’incarnazione e la resurrezione di Cristo. L’Autore ricostruisce nella prima sezione il quadro dell’evento della nascita di Gesù attraverso l’analisi storica degli aspetti cronologici, geografici, sociologici narrati dai Vangeli e dalle fonti extra-bibliche; nella seconda quello relativo alla passione del Signore confrontandosi con i risultati dell’esegesi moderna di matrice illuminista della quale ne mette in luce sia la radice filosofica dell’equivoco nella quale è incappata, ovvero, la scissione tra fede e ragione (già da Ockham) sia l’ermeneutica conseguente che partendo dal postulato a-priori secondo il quale i Vangeli non sono libri ispirati (Renan) mira semplicemente a trovare giustificazioni e categorie interpretative per dare significati ai racconti. Il contributo che invece l’Autore tenta di dare sta anzitutto nella ricentratura dell’oggetto di studio, non già la persona di Cristo ma la storia, categoria nella quale rintraccia indizi sui quali ricostruisce i fatti narrati e in essi ne coglie l’intelligenza storica e teologica. L’Autore concepisce tale categoria come luogo teologico, cioè come sviluppo del ‘tempo’ reso – appunto – ‘storia’ dal ‘significato’ che è il dirsi e il darsi di Dio non escludibile a-priori come possibilità della e nella storia ma anzi giustificatamente da considerarsi per non lasciare inspiegato lo sviluppo della Chiesa dopo il fallimento della croce che dal “Big Bang” della Pasqua prende inarrestabile avvio.  L’Autore mostra di sapere che per le scienze storiche, diversamente da quelle ‘esatte’, la convergenza di indizi fa una prova e che “non esiste la categoria del verosimile, ma solo quella del probabile” (Marta Sordi). La storia è l’oggetto, l’indagine storica è il metodo: l’Autore si mostra estraneo ai “narcisismi” intellettuali di cui ha parlato il Papa; egli non è l’esegeta che risente ancora degli a-priori del razionalismo; non è il dogmatico ancora tentato di staccare le sue riflessioni dal dato biblico; egli si presenta, invece, come un fedele che, a partire dall’esperienza, crede in e a Gesù; come storico che usa gli strumenti propri del suo lavoro (lettura e utilizzo di fonti bibliche e extra-bibliche, comparazione tra di esse, individuazione di criteri interpretativi, intelligenza dei segni, attenzione anche agli apparenti insignificanti particolari, ecc.); e infine come giornalista che compie uno studio sulla “notizia più grande della storia” e dalle cui tecniche del mestiere egli deriva il preciso metodo investigativo come si evince soprattutto dalla prima parte i cui capitoli rispettivamente rispondono alle “four w”: who? when? where? what? Grazie a tale accuratezza di studio e della quale si lascia al lettore il compito della constatazione, l’Autore perviene al seguente risultato: ciò che è riportato dai Vangeli è storico, i Vangeli – come il Magistero afferma – pur non essendo delle cronache traggono le mosse dalla storia. Il lettore se ne potrà facilmente rendere conto attraverso la lettura sia dei capitoli che affrontano le questioni apparentemente secondarie quali la descrizione della posizione delle bende nel sepolcro, sia dei capitoli che affrontano quelle cruciali quali il sepolcro vuoto e le apparizioni post-pasquali. Dal libro emerge che sia l’oggetto (i Vangeli quali attestazioni di un fatto storico) sia il metodo (l’indagine storica) non sono degli optional. O Cristo è esistito ed esiste storicamente e storicamente si rende incontrabile su questa terra o non c’è speranza per l’uomo. Si è passati dalla negazione della storicità dei Vangeli (Reimarus) alla messa tra parentesi della problematica perché ritenuta ininfluente (Bultmann). Ciò risponde a quella sorta di spiritualismo dell’uomo moderno che avendo perso il contatto con Dio ha perso il contatto con la realtà, per cui prima la nega, poi se ne disinteressa. Ciò risponde a quella svalutazione e a quella “vergogna” per la carne e la carne di Cristo di cui spesso parla il Papa. Ma se Egli non è entrato nella carne (incarnazione) come può l’uomo trovarLo nella propria vita? E se Egli non ci attira nella Sua carne (cristificazione) come può l’uomo compiere sé? Infine, perché questa diffidenza verso la più buona notizia mai data nella storia? Risponde l’allora card. Bergoglio nella prefazione al volume sulla risurrezione: “paura della gioia”; e indentifica il criterio ultimo di verificabilità della verità (come già s.Tommaso) quando, proseguendo, afferma che le storie apocrife “non dicono nulla all’essere e al desiderio del nostro cuore”.