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Posted on 1dic, 2017

La giornata mondiale dei Poveri

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la_pira2di Carlo Parenti • Papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia aveva istituito la Giornata Mondiale dei Poveri che per la prima volta si è quindi celebrata lo scorso 19 novembre 2017.

Il Papa, nel messaggio di presentazione della I Giornata, ha proposto per tale evento il tema “Non amiamo a parole ma con i fatti”, riprendendo così tutto il suo apostolato, attraverso il richiamo alla concretezza: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18) che riecheggia quanto disse a Firenze ai vescovi e alla Chiesa italiana: “Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo”.

Nell’omelia, pronunciata in San Pietro durante la Messa, nel commentare il significato della giornata Francesco ha affermato: “ il Signore dice: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Questi fratelli più piccoli, da Lui prediletti, sono l’affamato e l’ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l’abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. Sui loro volti possiamo immaginare impresso il suo volto; sulle loro labbra, anche se chiuse dal dolore, le sue parole: «Questo è il mio corpo» (Mt 26,26). Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore. Quando vinciamo l’indifferenza e nel nome di Gesù ci spendiamo per i suoi fratelli più piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi. Dio lo apprezza tanto, apprezza l’atteggiamento che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, quello della «donna forte» che «apre le sue palme al misero, stende la mano al povero» (Pr 31,10.20). Questa è la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore.

Lì, nei poveri, si manifesta la presenza di Gesù, che da ricco si è fatto povero (cfr. 2 Cor. 8,9). Per questo in loro, nella loro debolezza, c’è una “forza salvifica”. E se agli occhi del mondo hanno poco valore, sono loro che ci aprono la via al cielo, sono il nostro “passaporto per il paradiso”. Per noi è dovere evangelico prenderci cura di loro, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della Parola, di cui essi sono i più naturali destinatari. Amare il povero significa lottare contro tutte le povertà, spirituali e materiali.

E ci farà bene: accostare chi è più povero di noi toccherà la nostra vita. Ci ricorderà quel che veramente conta: amare Dio e il prossimo. Solo questo dura per sempre, tutto il resto passa; perciò quel che investiamo in amore rimane, il resto svanisce. Oggi possiamo chiederci: “Che cosa conta per me nella vita, dove investo?” Nella ricchezza che passa, di cui il mondo non è mai sazio, o nella ricchezza di Dio, che dà la vita eterna? Questa scelta è davanti a noi: vivere per avere in terra oppure dare per guadagnare il cielo. Perché per il cielo non vale ciò che si ha, ma ciò che si dà, e «chi accumula tesori per sé non si arricchisce presso Dio» (Lc12,21). Non cerchiamo allora il superfluo per noi, ma il bene per gli altri, e nulla di prezioso ci mancherà. Il Signore, che ha compassione delle nostre povertà e ci riveste dei suoi talenti, ci doni la sapienza di cercare ciò che conta e il coraggio di amare, non a parole ma coi fatti.

L’iniziativa di Francesco mi ha commosso e come fiorentini ci deve far ricordare una assonante opera di Giorgio La Pira. Questi era così ricco verso tutti quelli che incontrava perché in ciascuno – carcerati, poveri, senza tetto – vedeva il volto di Cristo: «ebbi fame e mi desti da mangiare, ebbi…». Da questa sua ricchezza, anche su ispirazione di don Bensi, derivò il desiderio di spiegare agli ultimi il Vangelo: anche loro hanno il diritto di capire quella Storia di cui sono, pur ultimi, protagonisti. Nacque così nel 1934 la messa del povero nella chiesa di San Procolo, che poi per ragioni di spazio si tenne nella chiesa alla Badia fiorentina. Vi parteciparono fino a 1500 persone. Dopo la messa La Pira parlava ai presenti e pregava con loro per i grandi temi della pace, della giustizia e della Chiesa. Si distribuiva un pane benedetto e veniva offerto un piccolo obolo, che non era un’elemosina, ma il segno di una condivisione che poteva aspirare ad azioni più alte e significative. «L’Opera», diceva La Pira, «non ha presidente, non si scrive nulla, chi partecipa partecipa e la cassiera è la Madonna». È così anche oggi. I suoi volontari vanno ai crocicchi, raccolgono chi dorme alla stazione, i senzatetto, i rifugiati e gli altri. Lui diceva: «Nel Duemila vi ritroverete in casa i popoli della fame, tutti da voi».

Proprio alla Chiesa della Badia il 19 novembre scorso il Cardinale Arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, ha significativamente voluto celebrare la prima giornata mondiale dei Poveri, sottolineando con la sua presenza la figura profetica del professor La Pira. Riferendosi al luogo, ha dunque anche ricordato che «questa chiesa della Badia Fiorentina ha raccolto una viva testimonianza di condivisione nell’opera di Giorgio La Pira. A noi esserne eredi meno indegni possibile». Ha poi detto «La vera carità verso i poveri è un cammino di conversione, un farci poveri che cambia la nostra vita. Raggiungere queste condizioni di povertà esige che anche noi ci si riconosca poveri così da stabilire una situazione di condivisione. Ciò induce a denunciare che nella diffusa cultura dell’autosufficienza risiede la radice profonda delle diseguaglianze, delle sopraffazioni e delle violenze che si moltiplicano attorno a noi».

Infine dopo la messa il Cardinale Betori ha pranzato alla mensa della Caritas-in piazza Santissima Annunziata, la stessa dove pranzò Bergoglio nella sua visita a Firenze nel novembre di due anni fa- con gli ospiti abituali, senza fissa dimora, e anche un gruppo di immigrati nordafricani. Parte dei prodotti alimentari del pranzo sono stati acquistati dall’associazione Agata Smeralda – condotta meritoriamente da Mauro Barsi- in aziende situate nelle aree colpite dal sisma in Centro Italia.