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Posted on 1mar, 2017

I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale. La Chiesa verso il Sinodo

Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329di Stefano Liccioli • Si svolgerà nell’ottobre del 2018 il sinodo dei vescovi, che nella sua XV assemblea generale ordinaria, affronterà il tema “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale”. Intendo qui offrire una presentazione del “Documento preparatorio” o “Lineamenta”, mettendo in luce i passaggi, a mio avviso, più significativi. Una prima osservazione riguarda la struttura del documento articolata in tre parti, secondo un metodo che invita ad ascoltare attentamente la realtà, fornire dei criteri ed infine proporre delle strategie pastorali. Compito dei “Lineamenta” non è quello di dare delle soluzioni valide per tutte le Chiese del mondo, ma di stimolare la riflessione ed il discernimento di ogni Chiesa locale.

Illuminante è l’icona biblica che introduce il testo. Si tratta del “discepolo amato” le cui orme tutti i giovani sono invitati a seguire. La figura dell’apostolo Giovanni è stata scelta perché «può aiutare a cogliere l’esperienza vocazionale come un processo progressivo di discernimento interiore e di maturazione della fede, che conduce a scoprire la gioia dell’amoree la vita in pienezza nel dono di sé e nella partecipazione all’annuncio della Buona Notizia».

Il primo capitolo contestualizza il mondo giovanile nei nostri tempi, «non si tratta di un’analisi completa della società e del mondo giovanile, ma tiene presenti alcuni risultati delle ricerche in ambito sociale utili per affrontare il tema del discernimento vocazionale». Una delle sottolineature presenti in questo capitolo concerne il fatto che non esistono i giovani in modo astratto e sempre uguale, ma ci sono una pluralità di mondi giovanili, molto differenti tra di loro in base ai diversi contesti. Anche per quel che concerne l’arco temporale che viene scelto per indicare l’età giovanile (dai 16 ai 29 anni) si precisa come esso sia suscettibile di variazioni a seconda delle diverse circostanze locali. Vengono inoltre messi in luce gli aspetti che caratterizzano il mondo giovanile: complessità, vulnerabilità, flessibilità, precarietà e quel fenomeno preoccupante dei NEET (Not (engaged) in Education, Employment or Training, cioé giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione). Infine un altro tratto che accomuna ragazzi e ragazze a livello globale è «il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere alla prova la capacità di relazione con gli altri».

Nel secondo capitolo intitolato “Fede, discernimento e vocazione” si entra nel vivo del tema oggetto del Sinodo, osservando come le giovani generazioni abbiano bisogno di un’attenzione particolare che li aiuti ad impiegare al meglio la loro libertà, un aspetto su cui sono fragili: nasce dunque l’esigenza della custodia, dell’accompagnamento e del discernimento. Il discernimento vocazionale viene spiegato come «quel processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita. […] Come vivere la buona notizia del Vangelo e rispondere alla chiamata che il Signore rivolge a tutti coloro a cui si fa incontro: attraverso il matrimonio, il ministero ordinato, la vita consacrata? E qual è il campo in cui si possono mettere a frutto i propri talenti: la vita professionale, il volontariato, il servizio agli ultimi, l’impegno in politica?». Sottolineo come il discernimento sia considerato un processo che si sviluppa nel tempo, scandito in tre tappe ognuna di esse associata ai tre verbi di Evangelii gaudium n. 51: riconoscere, interpretare, decidere. L’aiuto delle persone nel discernimento è un lavoro “artigianale”, mai ripetitivo, volto a favorire «la relazione tra la persona ed il Signore, collaborando a rimuovere ciò che la ostacola». L’accompagnamento, si precisa, non può sostituire il dialogo intimo della persona con Dio.

Infine il terzo capitolo dal titolo “L’ azione pastorale” fa riferimento ad una fase progettuale a cui, fin dall’inizio viene dato un orientamento preciso che riguarda l’inclusione reciproca tra la pastorale giovanile e quella vocazionale. Alla Chiesa, per incontrare tutti i giovani (non solo quelli che “ci stanno”, ma proprio tutti, nessuno escluso) viene chiesto di avere un atteggiamento missionario e testimoniale, di sapere indicare figure di riferimento:«Servono credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di discernimento». Tra i luoghi della pastorale giovanile vengono indicati la vita quotidiana, ma anche «gli ambienti specifici della pastorale», dove la Chiesa offre servizi particolari per i giovani (la GMG, gli eventi diocesani, gli oratori..) ed il mondo digitale. Il capitolo termina con una riflessione sugli strumenti per fare pastorale: si va dai linguaggi che valorizzino lo sport e la musica, visti come modalità espressive privilegiate dai giovani, per arrivare alla contemplazione ed alla preghiera (la Lectio Divina considerata «un metodo prezioso che la tradizione della Chiesa ci consegna»).

Conclude il “Documento preparatorio” un questionario che chiede di raccogliere i dati del proprio territorio, leggere la propria situazione, condividere le pratiche che si ritengono più interessanti, ponendole all’attenzione della Chiesa universale.

Si tratta di un lavoro preparatorio impegnativo che spero veda tra i protagonisti anche i giovani stessi, evitando così il rischio di limitare a parlare dei giovani piuttosto che parlare con i giovani. Questo passaggio dell’introduzione al documento, in tal senso, è di buon auspicio: il Sinodo stesso desidera «chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia».