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Posted on 1feb, 2018

Emilio Colombo: un europeista cristiano. Ricordo a cinque anni dalla morte

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imagesdi Andrea Drigani •Cinque anni fa, il 24 giugno 2013, moriva Emilio Colombo. Era nato nel 1920 e dopo aver ricoperto incarichi dirigenziali nella Gioventù di Azione Cattolica, nel 1946 viene eletto, nelle liste dalla DC, Deputato all’Assemblea Costituente, e sarà riconfermato alla Camera dei Deputati fino al 1992. Nel 2003 è nominato, dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, senatore a vita. Più volte ministro, dall’Agricoltura all’Industria, dal Tesoro agli Esteri, Emilio Colombo fu Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1970 al 1972 e Presidente del Parlamento Europeo dal 1977 al 1979. Proprio per il suo forte e appassionato impegno europeista, nel 1979 riceve il Premio «Carlo Magno» e nel 2011 la Medaglia d’oro «Jean Monnet». Nell’aprile del 2013 esce, per la società editrice il Mulino, un libro-intervista ad Emilio Colombo, frutto delle conversazioni con il giornalista Arrigo Levi, dal significativo titolo «Per l’Italia, per l’Europa». Possiamo considerarlo, senz’altro il suo testamento politico e culturale. In questo momento che appare alquanto complesso e complicato per l’Unione Europea, tanto che addirittura qualcuno prospetta una sua dissoluzione, riandare a quelle pagine, sembra molto utile e proficuo. Innanzitutto per dare un senso ed un significato all’europeismo, che afferma Colombo: «E’ stato per noi una vocazione primaria, che rimane valida, che nasceva dalla nostra cultura civile, dalla nostra storia, ma anche da quella ispirazione cristiana che permea le politiche di cooperazione e di pacificazione di tutti gli scenari di crisi»; ed aggiungeva: «L’Europa è stata, per la mia generazione, il cuore di una missione che dilatava i confini e le speranze della politica e che riempiva di senso universale il nostro impegno nelle istituzioni nazionali». Proprio riguardo a questo annotava: «Nella mia lunga vita ho avuto il privilegio di credere nella capacità degli uomini di attraversare gli inverni della storia, di contenere in un sodalizio civile e politico fedi secolari e convinzioni religiose, di sconfiggere i nazionalismi in nome della solidarietà tra le nazioni». In riferimento agli inverni della storia non si nascondeva che «L’Europa non è ancora entrata nella stagione di un compiuta maturità politica, perché manca di un influente governo multinazionale, di una comune politica della sicurezza, di una comune politica estera e di una comune politica di difesa». In particolare osservava di intravedere «una tendenza a mantenere gli attuali equilibri, ma anche una consapevolezza dell’insufficienza degli attuali equilibri…L’obbiettivo essenziale è il raggiungimento dell’unità attraverso la condivisione della sovranità…Abbiamo la responsabilità di ripensare il ruolo dell’Europa, riscattandolo dalla minaccia dell’insignificanza, dal velleitarismo di una politica concepita in termini angustamente nazionali e neoprotezionistici». Per quanto attiene l’euro, Emilio Colombo faceva presente: «Abbiamo voluto la moneta unica, ma una moneta non può reggere, deve reggere in base a delle regole, e richiede una politica economica comune, un’efficace politica finanziaria concertata». Dinanzi ad una possibile deriva pessimistica, Colombo rammentava «la convinzione di Jean Monnet che l’Europa ha sempre trovato proprio nei momenti delle scelte difficili le energie spirituali, morali e politiche per affermare le formidabili ragioni della sua unità. L’Europa può e deve ritrovare, a partire dal suo nucleo costitutivo, delle nazioni fondatrici, una delle quali fu l’Italia, le energie solidali per costruire una sua effettiva autorità di governo, con pienezza di prerogative e di poteri, sorretta da un Parlamento consolidato in efficaci ed effettivi istituti di indirizzo e di controllo». Emilio Colombo concludeva la sua lunga intervista auspicando una ripresa dell’europeismo, nel solco dell’opera di De Gasperi, Adenauer e di Schuman, che potrebbe giovare anche al risanamento di tanti problemi italiani.