San Filippo Neri. Un ricordo nel cinquecentenario della nascita

330 500 Stefano Liccioli
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san_filippo_neridi Stefano Liccioli In questo 2015 ricorrono tre anniversari importanti per altrettanti santi della Chiesa Cattolica: il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco ed il cinquecentenario di quella di Santa Teresa D’Avila e di San Filippo Neri. Proprio di quest’ultimo desidero ricordarne alcuni tratti biografici, mettendo in evidenza l’originalità della sua azione pastorale nella Roma del Cinquecento.

Filippo Neri nacque a Firenze nel rione di San Pier Gattolino, in Oltrarno. Egli conobbe appena la madre, morta probabilmente di parto nel 1520. Filippo già da bambino cominciò a frequentare il convento fiorentino dei domenicani di San Marco. Una frequentazione, questa, che rimase in lui indelebile tanto che una volta a Roma dirà ai domenicani della Minerva:«Tutto quello che ho di buono, lo devo ai vostri padri di S. Marco». Il Neri lasciò (per sempre) Firenze a diciotto anni, ricordandola ormai molto anziano con l’appellativo di patria. Dopo aver trascorso alcuni anni nell’attuale Montecassino presso un zio che faceva il mercante, nel 1535 Filippo approdò a Roma dalla quale non si allontanerà più nemmeno per brevi periodi. Qui, anche grazie alla sua indole gioviale, entrò in contatto con un gruppo di fiorentini tra cui Galeotto Caccia il quale, in compenso per l’educazione dei figli, dava a Filippo vitto e alloggio. Sembra che in questo periodo frequentasse, come uditore, alcuni corsi di teologia e di filosofia alla Sapienza, abbandonandoli però piuttosto presto preferendo un “apostolato di strada”, andando ad assistere e servire gli ammalati negli ospedali, dedicando molto tempo alla preghiera. Tutto il suo comportamento, tra i diciotto ed i trentacinque anni, è contraddistinto da questa gioia della solitudine, dalla libertà senza obblighi, dalla indipendenza che gli viene dalla povertà. Probabilmente proprio in un ospedale, quello di S. Giacomo, il Neri incontrò uno zelante sacerdote, Persiano Rosa cappellano della chiesa di San Girolamo della Carità, che diventò il suo confessore. Questi lo aiutò a maturare la decisione di diventare sacerdote, cosa che avvenne nel 1551. Fu ancora il Rosa a far accogliere il neo sacerdote nella casa di S. Girolamo dove trascorrerà ben trentadue anni, per passare alla Vallicella (sede della sua congregazione) solo nel 1583, dove morirà dodici anni dopo. Fu proprio a San Girolamo che sbocciò l’oratorio, questa invenzione di San Filippo Neri in cui egli concentrò la sua azione ministeriale fatta di colloqui personali, commenti di letture, racconti di storia della Chiesa e delle vite dei santi, laudi e canzoni sacre e poi passeggiate per colli e per chiese. Fin da subito il suo ministero fu caratterizzato dalla sua disponibilità ad ogni ora della giornata per accogliere le confessioni dei suoi penitenti e di quanti volevano avvicinarlo per avere consigli e la sua direzione spirituale. Certamente nell’avvicinare gli altri Filippo era favorito dal suo carattere estroverso, accompagnato da una costante serenità, dalla battuta pronta e adatta a ciascuno. La gente che egli accostava e che lo cercava era di tutte le categorie: artigiani, giovani di bottega, professionisti, artisti, aristocratici, ecclesiastici e cardinali fino al pontefice.

Ci sarebbero tanti altri elementi biografici di San Filippo Neri che meriterebbero di essere approfonditi, così come degna di maggiore attenzione sarebbe la formazione della Congregazione dell’Oratorio da lui fondata. Mi sono limitato a queste rapide pennellate per ritrarre questa splendida figura sacerdotale contraddistinta da una grande e profonda interiorità e definita da Giovanni Paolo II “il profeta della gioia cristiana”. A lui, che nell’epoca dei viaggi missionari in Oriente e nel Nuovo Mondo scelse di fare di Roma le sue Indie, tutti noi, laici, sacerdoti e consacrati, possiamo guardare come esempio per una vera e nuova evangelizzazione dell’Occidente.

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Stefano Liccioli

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