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Posted on 2giu, 2017

«Non vivete da turisti!» A Genova il Papa incontra i giovani

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papa-francesco-3di Stefano Liccioli • Durante la vista pastorale a Genova, sabato 27 maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato i giovani della missione diocesana. Le risposte che il Santo Padre ha dato alle domande di ragazzi e ragazze mi danno l’occasione per condividere alcune riflessioni sul mondo giovanile. Un mondo che il Papa sembra conoscere molto bene, offrendo lucide analisi a riguardo.

Uno dei nuclei intorno a cui è ruotato l’intervento del Papa è l’invito rivolto ai giovani a non essere “turisti della vita”, a limitarsi cioè ad un approccio superficiale all’esistenza.

La scuola, in tal senso, è un osservatorio privilegiato che permette di studiare tante dinamiche. Gli adolescenti, ma anche quelli più grandi di loro, tendono infatti ad “assaggiare la vita”, fare tante esperienze, rischiando però di non ricondurle ad un orizzonte di senso. In questo gli adulti, a cominciare dai genitori, hanno le loro responsabilità, colpevoli, non tanto di dare diverse opportunità ai ragazzi (anche se a volte sono tante, troppe), ma di non aiutarli ad ordinarle in una gerarchia d’importanza, a cercare di unificarle, trovandone un significato, ad imparare a ragionare per priorità. Questo è quello che invece servirebbe davvero ai giovani, spesso definiti “multitasking” (capaci di fare contemporaneamente tante cose, a rischio però di una certa superficialità): spostare l’attenzione dal fare al cogliere il senso ciò che si fa.

Papa Francesco entra poi nello specifico del tema della missione, precisando che non si tratta di un’iniziativa personale:«C’è un altro che mi manda, che mi invia a fare la missione. E non si può fare missione senza essere mandato da Gesù. E’ Gesù stesso che ti invia, è Gesù che ti spinge alla missione ed è lì accanto a te: è proprio Gesù che lavora nel tuo cuore, cambia il tuo sguardo e ti fa guardare la vita con occhi nuovi; non con occhi da turista». Significativo è l’invito all’atteggiamento di umiltà che deve avere un “missionario”: tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno dell’annuncio di Cristo. L’altro atteggiamento tipico, oserei dire imprescindibile, è l’amore, occorre amare le persone a cui si annuncia il Vangelo, altrimenti il rischio è quello di fare un esercizio di retorica o, nel migliore dei casi, di apologetica. Invece «amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: “Per me, tu sei Gesù”. E questo è l’inizio di ogni missione, con questo amore io devo andare a parlare». Amare, precisa il Papa, significa anche non giudicare le persone, “aggettivarle”, ma accoglierle per quello che sono, nonostante quello che sono, proprio come ha fatto Cristo.

Prendendo infine spunto dalla figura dei navigatori ed in particolare da quella di Cristoforo Colombo, cara ai genovesi, il Santo Padre richiama due termini, orizzonte e coraggio:«Se tu non hai orizzonte e sei incapace di guardarti anche il naso, non sarai mai un buon missionario. Se tu non hai coraggio, mai lo sarai». I navigatori invece sanno leggere l’orizzonte ed hanno il coraggio per andare. Queste parole del Pontefice mi ha ricordato quel “prendi il largo” detto da Gesù a Simone. Stando con i giovani si percepisce, in generale, una difficoltà a porsi alti obiettivi, a sognare in grande, si preferisce vivacchiare, accettando le cose come sono, con il pericolo di considerare normale tutto quello che accade, anche le tragedie che segnano l’umanità: guerre, povertà, lo sfruttamento delle persone. Occorre lottare contro questa globalizzazione dell’indifferenza. Possono e devono farlo anche i giovani, con spirito critico e con coraggio.

In conclusione l’invito a non aver paura di lasciarsi sfidare dalla vita presente e da Cristo:«Questo è Gesù: intempestivo, che rompe i nostri sistemi, i nostri progetti. È Gesù che semina nei nostri cuori l’inquietudine di farci questa domanda. E questo è bello: questo è molto bello!»