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Posted on 1lug, 2017

Martino perplesso

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06martindi Carlo Nardi • San Martino (+ 397), quello dell’11 novembre con ancora d’un pocolino di bella stagione, e carducciano fin dai banchi delle elementari. Sì, è il giovane del mantello al povero, poi monaco, infine vescovo di Tours. Sulpicio Severo, suo filiale discepolo, nella sua Vita di Martino, racconta quanto ha udito lui stesso dal maestro a proposito di una visione narrata dalle labbra dello stesso veggente.

Nella prosa di Sulpicio si sente Martino parlare dell’apparizione, luminosa e meravigliosa: gli si manifesta un Cristo con le insegne imperiali che invita il vescovo a riconoscerlo e credergli. Pareva così potente, così divino! Proprio a lui, Martino, Il Cristo re avrebbe fatto un trattamento di favore: era in procinto di tornare sulla terra, ed ora a lui si degnava di fare assaggiare – come dire? – un antipasto della gloria divina prossima a manifestarsi. E l’insistenza dell’augusta persona pare insinuare che un rifiuto del pastore d’anime avrebbe avuto conseguenze inimmaginabili d’ira divina.

Martino però in tutto quell’abbagliante splendore, paradossalmente, non ci vede chiaro. Lì per lì sospende il giudizio, ma, nel silenzio che segue alle insistenti proposte del sussiegoso personaggio, continua a pensare: salutari perplessità che evitano convincimenti affrettati, dubbi sacrosanti su apparenze fantasmagoriche per cercare invece, nuda e semplice, la volontà di Dio.

E Dio a suo modo si fa sentire. Una illuminazione dello Spirito Santo fa vedere a Martino un altro aspetto della realtà. Ma a questo punto ascoltiamo le sue parole.

«“Gesù, il Signore, non ha predetto che sarebbe venuto in vesti di porpora e con splendido diadema; da parte mia, Cristo non lo crederò venuto se non in quello stile e in quella forma in cui è andato incontro alla passione, se non con i segni della sua croce’’. A quelle parole» l’ambigua figura «svanì come fumo», lasciandosi dietro un gran puzzo. Era il diavolo (cap. 24,7-8).

Gesù signore non adesca, non ammalia, non imbambola. Salva. E per la sua salvezza basta la croce e la risurrezione.