Quando la famiglia educa alla comunicazione

448 336 Stefano Liccioli
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manifesto-giornata-CS2015_bannerdi Stefano Liccioli • E’ incentrato sulla famiglia il messaggio di Papa Francesco per la XLIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebrerà il prossimo 17 maggio. A pensarci bene è proprio la famiglia dove s’impara a comunicare e, anche in questa circostanza, bisogna ripartire da qui se si vuole rendere la comunicazione più autentica e umana. La riflessione del Santo Padre si sviluppa su vari livelli e tocca diversi aspetti. Ne richiamerò alcuni passaggi, quelli che mi hanno suggerito delle riflessioni particolari. Innanzitutto ho trovato opportuna la premessa per cui la famiglia è capace di comunicare nella misura in cui diventa consapevole del fatto che possiamo dare perché abbiamo ricevuto. E’ in famiglia ad esempio che si impara a parlare nella “lingua materna”, cioè la lingua dei nostri antenati e che a nostra volta siamo chiamati a tramandare ad altri. Allo stesso tempo mi sento di affermare che quanto più tra sposi o tra genitori e figli si riesce a condividere tanto più si dialoga e viceversa: è un circolo virtuoso che s’alimenta naturalmente. Una coppia che non dialoga così come genitori e figli che non parlano tra di loro in maniera autentica, sono destinati a creare un contesto familiare asfittico. D’altra parte riuscire a raccontarsi, condividere aspetti profondi della propria esistenza, non è così facile, neanche tra familiari. Non è facile per i figli, soprattutto in età adolescenziale, confidarsi con i genitori, superare una certa ritrosia o pudore nell’aprirsi alla propria madre o al proprio padre. Difficile anche per i genitori porsi seriamente in ascolto dei propri figli: le domande dei ragazzi ci mettono in discussione, a volte anche in crisi. Questo fa paura. In una trasmissione televisiva un ragazzo raccontò che un giorno chiese al padre di parlare di questioni che lo stavano preoccupando ed il padre preferì mandarlo dallo psicologo. Una dinamica per certi versi paradossale che però, a mio parere, rappresenta bene una paura che gli adulti hanno nel confrontarsi con i giovani. Si preferisce delegare ad altri, agli “specialisti dell’ascolto”, piuttosto che mettersi in gioco con gli interrogativi scomodi dei ragazzi.

Significativo a proposito del rapporto tra generazioni il riferimento di Papa Francesco al ruolo dei nuovi media:«Oggi i media più moderni, che soprattutto per i più giovani sono ormai irrinunciabili, possono sia ostacolare che aiutare la comunicazione in famiglia e tra famiglie. La possono ostacolare se diventano un modo di sottrarsi all’ascolto, di isolarsi dalla compresenza fisica, con la saturazione di ogni momento di silenzio». Il rischio delle nuove tecnologie è infatti che contribuiscano a creare “muri” tra genitori e figli, relegando questi ultimi nel loro mondo digitale, inaccessibile ai più grandi.

La sfida educativa è quella di aiutare i giovani ad usare, ad esempio, i social network per restare in contatto con i lontani, a cercare di rendere sempre possibile l’incontro. In questo compito, avverte il Papa, la comunità cristiana deve affiancare i genitori perché sappiano insegnare ai figli a vivere nell’ambiente comunicativo secondo i criteri della dignità della persona umana e del bene comune.

Infine una sottolineatura per la distinzione che il Pontefice opera tra raccontare e produrre informazioni. La società attuale è invasa da informazioni che in pochi secondi fanno il giro del mondo, ma d’altra parte ha un estremo bisogno di persone che reimparino a raccontarsi perché raccontarsi significa condividere e per condividere occorre essere generosi. Conclude Papa Francesco:«La famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli».

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Stefano Liccioli

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