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Posted on 1set, 2017

L’islam – Una religione o un’entità statale?

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islamdi Mario Alexis Portella • Oggi assistiamo ad una apologia di musulmani, anche da parte di uomini di stato e di ecclesiastici, e soprattutto di giornalisti che provano a paragonare l’islam al cristianesimo in quanto ambedue religioni di pace. Essi insistono dicendo che il recente atto terroristico dell’ISIS a Barcellona (che ha lasciato tredici morti e più di un centinaio di feriti), come altri atti terroristici islamici, non rappresenta il vero islam. Gli aggressori musulmani, invece, sostengano che loro agiscono secondo la dottrina coranica citando il versetto: «Uccideteli [i non musulmani] ovenuque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati». (Sura 2, 191). A parte che una gran parte di questa violenza è stata istigata nelle moschee, finanziate da alcuni Stati islamici, come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia. Tutte le guerre, le incursioni e i saccheggi che fanno parte della storia musulmana di millequattrocento anni, suscitano una domanda, ma che cosa è l’Islam? Nonostante l’adorazione a una divinità monoteistica, dal momento della Costituzione di Medina (622 d.C.) quando il Profeta Maometto (570 – 632) ha imposto la sua legislazione a credenti e non credenti, l’islam diventò un’entità socio-politica composta da alcuni precetti vecchio testamentari e dottrine apocrife-cristiane. Per comprendere meglio ciò che il Profeta Maometto (570 – 632 d.C.) ha istituito, occorre approfondire due elementi: la parola “islam” stessa e l’ambiente dove l’islam è nato.

Il termine “islam” è il maṣdar, cioè un sostantivo verbale o un nome di azione che deriva dall’arabo “s-l-m (al-Silm)”: “sottomettersi” o “arrendersi”. Dunque, è “un’azione”; qualcosa che una persona fa e facendola diventa “musulmano”. Con la shahada, cioè la professione di fede: «Non c’è divinità [iddio] se non Allah e Maometto è il suo Messaggero», il musulmano si sottomette alla volontà, oppure alla legislazione di Allah. Come fu affermato dal più importante studioso musulmano, il giurista e storico Muhammad Ibn Jarir al-Tabari (839 – 923 d.C.): il modo par excellance di sottomettersi alla legge di Allah è osservare l’esempio di Maometto.

Rispetto all’ambiente dell’Arabia del 7° d.C. – specificamente alla Mecca – gli arabi furono organizzati in tribú, in cui non si concepiva né si tollerava altre autorità che l’arbitrato morale del nomade (beduino) in carica. I suoi doveri includevano la difesa e la tutela della tribú, la protezione o promozione della religione e la risoluzione delle controversie. I beduini non avevano un governo centralizzato. Infatti, loro si rifiutarono di essere legati a un sistema politico accentratore. Invece della “libertà”, esisteva una solidarietà tribale che li spingeva a guerriglie quasi permanenti fra tribú e tribú. Di conseguenza, essi non furono mai capaci di stabilire una dimora fissa e stabile. Le loro credenze religiose erano di prassi semitiche antiche che comprendevano caratteristiche superstiziose, ad esempio, il terrore di demoni d’ogni specie; il loro culto componeva di riunioni intorno a pietre sacre e di pellegrinaggi che potevano abbinarsi a fiere, come alla Ka’aba della Mecca.

Il Profeta ha avuto il senso della Comunità (l’umma) con tutte le sue esigenze di solidarietà reciproca. Dopo aver accomulato le risorse finanziare e un esercito a Medina, gli presentò alcune esigenze morali ai beduini della Mecca e li costrinse ad accettare il suo governo e a lottare contro certi aspetti della società – vietati da lui – che li circondavano. Distinto dal cristianesimo che dice «Da’ a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio», per l’Islam “Dio” è “Cesare” e “Cesare” è “Dio”. In questo modo, il Profeta ha creato uno stato indissolubilmente legato alla volontà di Allah con se stesso come capo di esso. Perciò, il musulmano fino ad oggi non può accettare un governo su questa terra che non si è già sottommesso agli insegnamenti di Allah e del Suo Messagero.

Dopo la morte di Maometto, i musulmani si sono divisi in due parti: i sunniti e gli sciiti; i sunniti sono quasi 87% di tutti i musulmani del mondo, mentre gli sciiti sono il 10%. I successori (sunniti) del Profeta hanno costituito un governo centrale; gli imam (sciiti) si sono dedicati più alla tutela spirituale dei suoi seguaci che alla politica. Il califfo (sunita) – il successore del Profeta e il vicario di Allah – fu investito con tutta l’autorità del potere politico-religioso. I Sunniti svilupparono l’ordinamento politico (e religioso) sulla sharia, cioè la legislazione fondata sui precetti coranici e sulle tradizioni del Profeta con lo scopo di mantenere l’umma stabile e costante – spesso, ancora oggi, per i musulmani il peccato più grave è l’apostasia, cioè la rottura dell’umma dalla religione. L’apostasia e il proselitismo (cristiano) sono puniti con la pena di morte negli stati islamici. Il califfato, dunque, non era altro che una continuazione di quel sistema politico accentratore istituito da Maometto. La sede di questa struttura di milletrecento anni fu traslocata parrecchie volte: dalla Medina, a Damasco, al Cairo, a Bagdhad … e finalmente a Costantinopoli dove viene soppressa da Mustafa Kemal Atatürk nel 1924. Ecco, il “perché” l’ISIS oggi ha “istituito” un “califfato” e continua a massacrare gli “infedeli”.

Anche se il califfato non c’è più, c’è l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) al suo posto; è composta da 57 stati-membri, incluse la Turchia e la Palestina, con sede a Gedda. Essa è un’organizzazione internazionale con una delegazione permanente presso l’ONU che mantiene di essere la voce collettiva di tutti i musulmani del mondo; lo scopo è di salvaguardare e di proteggere gli interessi del mondo musulmano, cioè di galvanizzare l’umma.

È importante vedere che l’islam pur incorporando elementi religiosi, ha sempre avuto un fondamento socio-politico che non ne trascese mai. E, se qualcuno desidera godere dei diritti umani, secondo il Preambolo della Dichiarazione del Cairo dei Diritti Umani in Islam dell’OIC (1990), “…siccome Allah ha creato la Comunità ideale e ha dato all’umanità una civiltà universale ed equilibrata…per assicurare i diritti umani…[devono] conformarsi alla sharia”. Putroppo, la sharia è basata sulle disegualianze tra uomo e donna e tra musulmano e non-musulmano, per cui molti capi di stati islamici e la maggioranza degli imam continuano ad imporre una politica che sopprime la libertà religiosa, e allo stesso tempo, imprigiona attivisti che chiedono riforme democratiche.

Non ci deve stupire quando l’ISIS o il Taliban uccidono i cristiani ed altri che non li accolgano, o quando alcuni stati appoggiano tali organizzazioni. Oltre che il fatto che il Profeta personalmente ha partecipato o delegato più di nove guerre per anno dopo la sua conquista della Mecca fino alla sua morte, basta leggere il mandato di Allah: “«Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti [i non-musulmani]: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! E ciò avvenne perché si erano separati da Allah e dal Suo Messaggero». Allah è severo nel castigo con chi si separa da Lui e dal Suo Messaggero”! (Sura 8, 12-13) Quindi, è un dovere degli stati islamici diffondere i precetti di Allah in tutto il mondo, in ogni nazione – anche con la spada. Quello da chiedersi è come mai i paesi occidentali, come l’Italia e gli Stati Uniti d’America – i leader del mondo libero – continuino a sostenere e finanziare i regimi che sostengano le suddette moschee, e con il mercato delle armi…