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Posted on 1set, 2017

“Medesimezza” e “generazione” di un carisma

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jesus-morandi Alessandro Clemenzia «Un carisma non è un pezzo da museo, […] non si conserva tenendolo da parte; bisogna aprirlo e lasciare che esca, affinché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro inquietudini e i loro problemi».

Queste parole di Papa Francesco (pronunciate a Schönstatt, il 3 settembre 2015) introducono e in qualche modo fungono da ritmo della riflessione di Jesús Morán, contenuta nel testo Fedeltà creativa. La sfida dell’attualizzazione di un carisma (Città Nuova 2016). L’autore, copresidente del Movimento dei Focolari, compie una vera e propria indagine su come intendere e vivere una “fedeltà creativa” a un carisma, attraverso due termini chiave: “medesimezza” e “generazione”. Entrambi vengono introdotti e sviluppati dall’Autore alla luce di tre focus presenti nel testo: attualizzazione, identità e storia.

Dapprima Morán spiega il valore dell’attualizzazione di un carisma, trovando nel significato della Tradizione della Chiesa la sua condizione di possibilità: l’attualizzazione, dunque, non è intesa come “ripetizione”, ma come modalità che permette nell’oggi di rivivere la medesima esperienza originaria di colui o colei a cui è stato donato il carisma. Si tratta così non di una semplice trasmissione di dati, di principi o postulati, ma del “generare” nell’interlocutore un’esperienza concreta di Dio, nuova ma al tempo stesso primordiale; per questo ogni attualizzazione è di fatto un ulteriore disvelamento del carisma nel solco della storia degli uomini.

Tale “processo carismatico”, tuttavia, pur all’insegna della novità spazio-temporale, non porta ad altro che al carisma stesso, proprio perché si tratta dell’attualizzazione di un’identità originaria (secondo focus), che deve sempre conservarsi nella variabilità delle circostanze; anzi, proprio nelle sempre nuove situazioni storiche un nucleo carismatico originario e fondante continua a rimanere se stesso, o meglio, diventa sempre più se stesso. Il nostro Autore spiega questo fenomeno attraverso il termine “medesimezza”, per esprimere proprio «il permanere in una realtà della sua identità non in senso statico ma dinamico» (p. 36). L’attualizzazione porta sempre e comunque verso l’identità originaria, non solo senza contraddirla, ma operando una sua conservazione, seppure attraverso nuove forme, e dunque in modo differente rispetto al nucleo fondante (l’unità, spiega l’Autore, è tale proprio nel generare distinzione). Ciò trova una conferma e una verifica – spiega l’Autore – nella figura di Cristo: «Il Verbo continua a essere Verbo pur incarnandosi in un ebreo. Anzi, l’unico modo di essere Verbo sulla terra è nell’ebreo Gesù» (p. 40).

Questo rapporto dinamico tra attualizzazione e identità, espresso attraverso il fenomeno della “medesimezza”, dischiude il carisma nella storia (ultimo focus). «La storia – scrive Morán – è il mezzo stesso che veicola la Rivelazione» (p. 46). Ogni carisma, espressione viva della Rivelazione, ha un carattere di storicità per un duplice aspetto: sia perché colui o colei che l’ha ricevuto è vissuto in una determinata epoca (e dunque il carisma è “accaduto” in un preciso luogo e tempo), sia perché coloro che vivono partecipando per dono a quel carisma continuano a “storicizzarlo” dopo la morte del fondatore e della fondatrice, facendo riaccadere costantemente nella storia quel medesimo evento originario. Qui la “medesimezza” e la “generazione” si incontrano.

Alla luce di questa riflessione, la sfida odierna, sia per un carisma antico (basti pensare agli ordini monastici o mendicanti), sia per uno nuovo (come quelli dei movimenti ecclesiali e delle nuove Congregazioni religiose) consiste nel continuare, con l’aiuto dello Spirito Santo, a fare storia attualizzando costantemente la propria identità (cf. p. 51), vivendo quella “Pentecoste ancora in cammino” menzionata da Benedetto XVI (Verbum Domini, n. 4).

Perché ci sia realmente una fedeltà creativa a un carisma è necessario vivere tanto la “medesimezza” quanto la “generazione”, il che richiede di avere uno sguardo attento e interpretativo simultaneamente, sia del suo nucleo fondante, sia dell’interlocutore al quale ci si rivolge. Tornano le parole profetiche del grande filosofo e teologo Klaus Hemmerle: «Insegnami la tua vita, il tuo pensare e parlare, affinché io sia in grado di imparare il nuovo messaggio che ho da annunciarti» (cit. p. 79).