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Posted on 1set, 2014

L’Europa in affanno è senza voce nelle crisi mondiali

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di Antonio Lovascio • L’Europa silente, impaurita dall’allarme-attentati e senza strategia mentre si consumano massacri  e orrori apocalittici in Medio Oriente, in Ucraina, in Africa e si accentuano le tensioni tra Occidente e Russia. L’Italia ritorna in recessione, per la prima volta dal 1959 vede spuntare nell’inflazione  le insegne del sottocosto, ma poi  si scopre che tutta l’Eurozona è ferma, non cresce, Germania e Francia comprese. Sono due facce della stessa medaglia, che devono far riflettere – eccome ! – soprattutto Angela Merkel, chiamata direttamente in causa per la sua carismatica leadership. C’è chi ha scomodato perfino l’astronomia per spiegarle la crisi del Vecchio Continente. Tolomeo – nella tesi supposta – vivrebbe ancora nel Terzo Millennio: la Terra è piatta,  al centro c’è l’Europa con il cuore e il cervello della Germania, abbarbicata ad un sistema di “rigore e austerità” (alimentato dall’iperfobia per l’andamento dei prezzi) in perenne conflitto con l’economia di mercato, che ottiene quasi sempre autonomamente il massimo potenziale di produzione ed occupazione. Ora però, dopo una lunga stagione di sviluppo a… tutto export, per metà concentrato nell’area dell’euro, anche l’industria tedesca rallenta bruscamente come quella francese. A Berlino  si infittiscono le pressioni sul governo perché faccia ripartire alla grande i consumi. E’ quello che da mesi, con scarsa fortuna,  sta tentando di fare Renzi,  con gli 80 euro messi nelle buste-paga mensili di 11 milioni di lavoratori con reddito medio-basso. Altro che rilancio delle vendite: nelle nostre città è addirittura spuntato il fantasma della deflazione!

La Superlocomotiva, se non vuole perdere le leve di comando e accentuare la stagnazione,  deve solo sperare che la “Cancelliera di ferro” faccia una …conversione a “U”, passando da Tolomeo a Copernico. Come? Intanto rivedendo lo spartito e mettendo al centro dei suoi programmi anche la politica estera, affidata in Europa a Federica Mogherini. Il  che significa ammettere – lo ha ben spiegato sul “Corriere della Sera“  Mario Baldassarri – che… la Terra è rotonda:  “l’Europa non è al centro della globalizzazione, anzi rischia di diventare periferia del nuovo mondo”. Per riposizionarsi, ci vorrebbe una nuova “ governance”  con altre  istituzioni internazionali e un G8 che, insieme agli Usa, includa Cina, India, Corea, Russia, Brasile, Sud Africa, Paesi emergenti largamente competitivi per il basso costo del lavoro. E in questo nuovo mondo l’Europa può esserci soltanto se si trasforma in veri e propri “Stati Uniti d’Europa”. Invece dà ancora l’impressione di voler restare tolemaica.  Il nuovo presidente della Commissione Ue, il lussemburghese Jean Claude Juncker ( voluto dalla Merkel, appoggiato dal Nord e dall’Est europeo, ma per la prima volta eletto con voto popolare) ha già detto  che non si cambia linea, pur avendo aperto qualche spiraglio nell’ultimo vertice di fine agosto. Quindi i fautori della crescita (l’asse Renzi-Hollande) avranno difficoltà a superare gli ostacoli dei sacerdoti rigidi dei parametri di Maastricht e degli accoliti dell’ortodossia monetaria che ha accompagnato l’Unione nella crisi profonda e drammatica di questi anni. La Germania, forte del fatto di aver già realizzato da tempo le riforme strutturali (sforando per prima il rapporto deficit- Pil ) continuerà a recitare la parte del  “dominus”, trovando nuovi canali per piazzare fuori dal perimetro continentale i suoi prodotti. Ma se non si adopererà per individuare soluzioni comuni per lo sviluppo degli altri 27 Paesi minerà ancora di più l’unità europea.

Già ora l’Ue è troppo divisa (anche a livello di Banche Centrali)  per ribaltare velocemente la sua balbettante politica economica e fiscale. E ancor meno  – lo ribadiamo – riesce ad esprimere una propria politica estera, avendo perso l’identità originaria, smarrito la sua anima. Non si è sentita la sua voce nelle acutissime  crisi che, dopo ripetuti appelli,  fanno dire a Papa Francesco: “Stiamo assistendo alla Terza Guerra mondiale, combattuta a pezzi”.  Bruxelles è stata quasi completamente assente nell’azione diplomatica portata avanti  dall’Onu, dal Vaticano (Bergoglio nel viaggio in Corea ha aperto il dialogo anche con la Cina)   e dagli Usa su più fronti. In Irak Obama, dopo molti tentennamenti, per fermare le persecuzioni e lo sterminio dei Cristiani ha dovuto ricorrere a raid aerei  ed a bombardamenti  sulle postazioni dei miliziani islamici del Califfato dell’Isis (eredi dei terroristi di Al Qaeda e di Bin Laden) che si sono spinti fino in territorio siriano. E da mesi sono in corso delicate missioni e trattative  per  spegnere le altre emergenze geopolitiche bagnate di sangue (Israele-Palestina, Russia-Ucraina, Siria, Libia,  Malì) che compromettono il riequilibrio  planetario. Ed i governanti europei cosa hanno fatto ? Ci sono voluti decine di migliaia di morti e di feriti, donne e bambini in fuga nel Mediterraneo, per avviare i primi aiuti umanitari (assicurando anche l’invio di armi alla resistenza Curda) dopo la visita-lampo di Renzi a Bagdad. A questo si aggiunga che,  ancora una volta, l’Italia è stata lasciata sola in balia dei naufraghi: solo ora si incomincia a parlare di un pattugliamento coordinato. Sicuramente non è partito bene il nostro semestre di presidenza Ue, con  il premier troppo assorbito dalle assordanti  barricate a Palazzo Madama per riformare il Senato, che gli hanno fatto perdere di vista i contatti con Bruxelles  e Strasburgo,e soprattutto  le priorità della crescita e del rilancio dell’occupazione (l’Italia è forse l’anello più debole) oltre che quella della solidarietà tra i popoli.

Siamo tra i Padri fondatori dell’Europa, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Basta pensare, ad esempio, a come è stato affrontato e gestito il “dossier” della nostra rappresentanza all’Europarlamento e nella commissione Ue.  Anche se in quest’ultimo caso il premier alla fine di una dura battaglia l’ha spuntata: attribuendosi il  successo (“Una rivincita contro i gufi”),  è riuscito  ad imporre ai partners  la quarantenne responsabile della Farnesina  Federica Mogherini per la guida del Pecs (sarà allo stesso tempo primo vice presidente di Junker) nonostante l’opposizione di diversi  governi, che comunque non le faciliteranno un incarico sì di grande prestigio formale, ma ancora in divenire e soprattutto pieno di insidie.

Un’altra considerazione: in Germania, Finlandia, Belgio, Olanda  dedicano mesi alla selezione dei candidati, che diventeranno poi i protagonisti degli snodi dell’azione europea, lavorando in primis a favore dei rispettivi interessi nazionali. Per questo investono nella formazione politica, istituzionale, lobbystica dei loro delegati e dei relativi staff alla UE e in tutte le strutture collegate. Scelgono ovviamente i migliori talenti, che poi  senza complessi vanno  ad infoltire gli organismi comunitari, le organizzazioni, i gruppi d’interesse internazionali presenti a Bruxelles, di fatto monopolizzati da tedeschi, danesi, olandesi.

Invece in Italia perdiamo tempo a disquisire sulle colpe dei tecnocrati di Bruxelles e sull’Europa berlinocentrica: sarà anche vero, ma non è altro che la naturale conseguenza della caparbietà della Merkel  nello sfruttare tutte le opportunità che la UE le offre. Noi italiani, purtroppo, abbiamo poco da lamentarci, visto che nell’ultima classifica delle attività d’aula e di commissione i nostri parlamentari erano ventiquattresimi su 28 Paesi. L’ennesimo record negativo!   Speriamo di veder presto ribaltata la graduatoria della vergogna con  più assidue presenze della pattuglia di giovani che abbiamo eletto e mandato a Strasburgo.  Ma soprattutto Governo e Parlamento devono realizzare rapidamente riforme vere (mercato del lavoro, fisco, pubblica amministrazione,  concorrenza, giustizia e così via)  che facilitino gli investimenti pubblici e privati, come ci chiede la Bce. Quelle indispensabili “rivoluzioni”  che, se fatte con gradualità e buon senso, daranno ancora più peso e ed autorevolezza a Matteo Renzi . Gli consentiranno di contare di più nelle scelte fondamentali della Ue, in particolare sulla flessibilità dei conti. Il Premier accetti dunque  i saggi consigli del Supergovernatore Mario Draghi,  tiri fuori – oltre ai muscoli – idee e progetti concreti che diano rapida attuazione non solo al decreto “sblocca Italia” per far ripartire i cantieri delle Grandi Opere  ed a quello varato per dimezzare in tre anni i tempi e gli arretrati dei processi civili.  Da Palazzo Chigi tutti si attendono più “realpolitik” e meno show da “Ruota della fortuna” o da marketing della politica.  Altrimenti l’Italia non riuscirà più a lasciarsi alle spalle la lunga recessione. La sfiducia ed il disagio sociale già si toccano con mano!