In memoria della «Iuvenescit Ecclesia». Il mio (futile?!) elogio di un documento dimenticato

173 291 Alessandro Clemenzia
  • 0

31VSv2VMDzL._SX351_BO1,204,203,200_di Alessandro Clemenzia • Stupore ed entusiasmo sono i sentimenti che hanno accompagnato la scoperta di un nuovo volumetto, intitolato: Carismi e ministeri. Riflessioni sul documento Iuvenescit Ecclesia (EDB, 2019). Passati quasi tre anni dall’uscita di questo documento magisteriale, non si era ancora vista nelle librerie cattoliche alcuna pubblicazione teologica in merito. Eppure, è stata proprio questa silenziosa partecipazione del mondo teologico alle dichiarazioni contenute in questo documento della Congregazione per la Dottrina della Fede a far emergere una valutazione ecclesiologica sulla questione. Di fronte all’impatto che il contenuto della Iuvenescit Ecclesia ha generato nella riflessione ecclesiale attuale (dal mondo accademico alle formazioni diocesane, etc.), ci si potrebbe provocatoriamente domandare se ciò su cui la propria attenzione è rivolta nell’odierno pontificato non sia soltanto ciò che più corrisponde alla propria sensibilità e opinione…

L’argomento sicuramente più urgente in questo tempo, e su cui il mondo ecclesiale sta lavorando, riguarda la sinodalità della e nella Chiesa. E proprio per tale ragione la questione diventa alquanto imbarazzante: si ignora, infatti, in modo più o meno consapevole, che la natura carismatica della Chiesa offre un contributo essenziale a due espressioni da tutti riconosciute e accolte: “Chiesa in uscita” e “Chiesa sinodale”.

È questo silente contesto a giustificare lo stupore e l’entusiasmo per l’uscita del presente volumetto, realizzato dall’intervento di cinque autori, che ricoprono ciascuno incarichi ecclesiali differenti: Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina e presidente del Centro di orientamento pastorale; Giovanni Tangorra, docente di ecclesiologia presso la Pontificia Università Lateranense; Battista Cadei, consigliere spirituale del Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa; Salvatore Ferdinandi, vicario generale della diocesi di Terni-Narni-Amelia, e infine Alberto Brignoli, parroco di Bolgare (Bergamo).

La diversa vocazione ecclesiale di questi autori offre al lettore un’interessante molteplicità di punti di vista, fondati in particolar modo sull’esperienza pastorale, luogo da cui scaturisce un’intelligenza di fede che viene proposta in queste pagine.

«Non è un documento infallibile come un pronunciamento diretto del papa, ma esige un ascolto obbediente da tutti i credenti cattolici» (p. 5), spiega il vescovo Sigalini, ripercorrendo i punti essenziali del documento Iuvenescit Ecclesia. L’ecclesiologo Tangorra contestualizza il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede all’interno della riflessione pneumatologica della Chiesa Cattolica, mostrando quali siano stati lungo i secoli i contributi che hanno caratterizzato una riflessione sull’autocoscienza ecclesiale in relazione all’azione dello Spirito Santo. Due i cardini da cui non si può prescindere: che non si possa dire «credo Ecclesiam, se non confessando il credo in Spiritum Sanctum» (p. 32), e che «i carismi non costituiscono un’eccedenza, ma riguardano l’essere della Chiesa» (p. 33). Cadei propone un interessante percorso sulla natura di alcuni fenomeni di sette, che nascono all’interno della Chiesa: pur non avendo essi un carisma autentico, in quanto non sono finalizzati alla costruzione dell’intero Corpo di Cristo, è necessario approcciarsi verso le persone coinvolte con una maggiore empatia, senza ambiguità e soprattutto senza pregiudizi. «Si tratta di un campo pastorale al quale le Chiese locali devono dedicare le proprie cure, evitando la supponenza e la latitanza, usando fermezza laddove è necessario, ma sempre con simpatia» (p. 57). Ferdinandi, dopo aver recuperato quanto la Iuvenescit Ecclesia scrive a proposito della co-essenzialità dei doni gerarchici e dei doni carismatici, e di quale sia la relazione tra i due, riconosce che i diversi carismi sono «provvidenziali opportunità spirituali, laicali e culturali, per l’attuazione della missione della Chiesa conforme alla linea di marcia disegnata dal Vaticano II» (p. 71), per realizzare la Chiesa come “casa e scuola di comunione”, e per offrirle un volto laicale. Brignoli, infine, ripercorre – attraverso un’attenta riflessione pastorale – gli otto criteri contenuti nella Iuvenescit Ecclesia per discernere e riconoscere un’autentica ecclesialità dei carismi. Al centro del discorso rimane sempre la carità: «Qualsiasi carisma, dono particolare, scelta di vita, espressione religiosa, testimonianza di fede che si concretizzino in gruppi di preghiera, in associazioni, in istituti, in famiglie religiose, in onlus, in movimenti e quant’altro dia apparenza di istituzionalizzazione, non possono dirsi autenticamente cristiani se non si aprono alla dimensione della carità come sintesi di tutti i carismi» (p. 92)

Questo volumetto si presenta come una vera e propria occasione per riflettere su temi che non si esauriscono su un livello esclusivamente magisteriale, ma chiedono un continuo approfondimento, non solo agli esperti, ma a tutto il popolo di Dio. Infatti, parlare insieme di doni gerarchici e di doni carismatici significa parlare di Chiesa.

image_pdfimage_print