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Posted on 1gen, 2018

Riforme Romane

Sisto_V_Papadi Andrea Drigani Talvolta richiamare, a mo’ di battuta, una frase simpatica e significativa può essere estremamente utile per portare serenità e concretezza in una discussione che appare difficile e contrastata. E’ quanto ha fatto Papa Francesco nell’udienza alla Curia Romana, svoltasi il 21 dicembre 2017, per la presentazione degli auguri natalizi. Cercando di fare il punto sul processo in corso inerente la riforma della Curia Romana, ha voluto ricordare quanto ebbe a dire Frédéric-François-Xavier de Merode (1820-1874): «Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti». Di nobile famiglia il de Merode, nato a Bruxelles, dopo gli studi classici, a Namur e a Parigi, intraprese la carriera militare partecipando alle operazioni in Algeria (1844-1845); al ritorno in patria sentì la vocazione sacerdotale e si recò a Roma nell’ottobre del 1847 e ricevette gli ordini minori il 23 dicembre 1848. Si trovò coinvolto nelle vicende rivoluzionarie della Repubblica Romana e dette prova di intrepido coraggio, subendo pure angherie e prigionia. Il Beato Pio IX, ritornando da Gaeta, apprezzandone le competenze lo fece suo stretto collaboratore, in particolare per lo studio e la preparazione di importanti riforme istituzionali e amministrative, come il nuovo ordinamento delle scuole elementari e di molti enti assistenziali e caritativi, diede pure inizio alla bonifica dell’agro pontino. A de Merode, inoltre, si deve il primo piano regolatore della città di Roma, dispose di aree deserte per creare le piazze di Termini e di Santa Maria degli Angeli, per aprire la futura Via Nazionale. Entrò, tuttavia, in conflitto col Segretario di Stato il cardinale Giacomo Antonelli (1806-1876), per questo lasciò tutti gli incarichi, divenendo, nel 1866 per volere di Pio IX, elemosiniere pontificio ed arcivescovo titolare di Mitilene. Partecipò ai lavori del Concilio Vaticano I emettendo un voto contrario all’opportunità alla proclamazione del dogma dell’infallibilità pontificia, ma sottomettendosi la sera medesima (18 luglio 1870) ai piedi del Papa. Dedicò gli ultimi anni della sua vita per assicurare alla nuova scienza dell’archeologia cristiana mezzi e siti per ulteriori studi. La citazione del de Merode ha consentito a Papa Francesco di osservare che per raggiungere l’obbiettivo della riforma della Curia Romana occorrono pazienza, dedizione e delicatezza, poiché la Curia Romana è un istituto antico, complesso, venerabile che, strutturalmente e da sempre, è legato alla funzione primaziale del Vescovo di Roma, cioè all’ufficio voluto dallo stesso Cristo Signore per il bene dell’intero corpo della Chiesa. La Curia Romana, così come si presenta a noi oggi, ebbe la sua prima configurazione giuridica da Papa Sisto V con la Costituzione Apostolica «Immensa aeterni Dei» del 22 gennaio 1588. Si trattava di provvedere in modo organico all’attuazione dei Decreti del Concilio Tridentino. Dopo la presa di Roma del 1870, con la conseguente fine dello Stato pontificio e gli sconvolgimenti successivi, San Pio X con la Costituzione Apostolica «Sapienti consilio» del 29 giugno 1908, dispose un nuovo assetto giuridico della Curia Romana. La celebrazione del Concilio Vaticano II suggerì al Beato Paolo VI di emanare, il 15 agosto 1967, la Costituzione Apostolica «Regimini Ecclesiae universae» per dotare la Curia Romana di un assetto normativo che tenesse in conto le indicazioni conciliari. Un ulteriore ordinamento della Curia Romana, per meglio favorire il rapporto tra Chiesa universale e Chiese particolari, fu deciso da San Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica «Pastor bonus» del 28 giugno 1988. Papa Benedetto XVI ha, infine, promulgato alcune modifiche alla predetta Costituzione. La storia della Curia Romana è, dunque, anche la storia delle sue riforme. Il Collegio Cardinalizio, durante la sede vacante del 2013, si espresse, nelle congregazioni generali sulla necessità di un ripensamento circa il ruolo e i compiti della Curia Romana, che dipende dal Romano Pontefice, ma è al servizio dell’intera Chiesa. Lo sviluppo tecnologico, con riferimento al digitale, nuove emergenze pastorali, come pure la questione dei beni finanziari, con il reperimento di fondi ed i costi economici della stessa Curia Romana, richiedono attente valutazioni, ed eventualmente coraggiose decisioni. Nella storia delle riforme romane, come ci insegna la vita del de Merode, sono sempre emersi dissensi e anche resistenze, le prime di carattere teorico, le altre di natura personale. Occorre perciò un’opera di discernimento, non dimenticando che, purtroppo, esiste sempre la tentazione di servirsi della Chiesa e di non servire la Chiesa.