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Posted on 1giu, 2019

«Dafne»: un film che dà voce ai piccoli

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Dafne-locandinadi Stefano Liccioli • Un paio di anni fa fece abbastanza scalpore la notizia, riportata anche dal Corriere della Sera, che in Islanda stanno scomparendo i bambini down:«Negli ultimi anni, in media, nascono una o due persone con sindrome di Down all’anno, su una popolazione vicina ai 335 mila abitanti nell’isola del Nord Europa. Ma la tendenza è di fare in modo che anche questo non accada più: la maggioranza delle donne che ricevono risposta positiva al test prenatale circa la presenza di anomalie cromosomiche nel feto, infatti, mettono fine alla gravidanza. Le stime indicano una percentuale ormai vicina al 100 per cento» (Corriere della sera, 22 agosto 2017).

Quello che in Islanda sta accandendo su larga scala rientra in quella logica che ai giorni nostri, anche in Italia, valorizza l’efficientisimo esasperato e tende a scartare ed emarginare tutto quello che non rientra in certi canoni di perfezione: i bambini Down piuttosto che gli anziani. A tal proposito Papa Francesco è intervenuto più volte, fin dall’inizio del suo pontificato:«Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano» (Udienza generale – 5 giugno 2013).

Da pochi mesi è uscito nelle sale cinematografiche “Dafne”, il film del regista fiorentino Federico Bondi, già noto al pubblico per il film “Mar Nero” (2008), premiato anche al festival di Locarno.

Il lungometraggio racconta la vicenda di Dafne, una ragazza proprio con la sindrome di Down, che, alla morte della madre, accompagna il padre nel percorso di elaborazione del lutto. L’idea della storia è nata da un’immagine colta dal regista ad una fermata dell’autobus: un padre anziano e sua figlia portatrice della sindrome di down che si tenevano per mano.

In un’intervista Bondi ha precisato però che non si tratta di un film sulla diversità:«Non volevo fare un film sulla sindrome di Down e neanche sulla diversità in generale. Volevo cercare di approfondire quelle che sono le risorse che ognuno di noi ha dentro». La chiave di lettura fornita dal regista ci aiuta a riconoscere che qualsiasi persona ha, a suo modo, una ricchezza che la rende unica e preziosa, senza la quale il mondo sarebbe più povero.PCOC6683-1024x682

Dando una lettura evangelica di tutto ciò, Dafne e tutti quelli come lei ci ricordano quei piccoli di cui parla Gesù nel Vangelo di Matteo:«Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai saggi e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).

Proprio coloro che la nostra società vorrebbe tenere ai margini hanno quella semplicità di cuore che li permette di conoscere il segreto della vita perché liberi dalla presunzione di sapere tutto e li rende pronti invece ad accogliere la novità del Regno di Dio.

Rendiamo merito dunque a Federico Bondi ed a tutti quanti hanno il coraggio di farci guardare la vita e la realtà dalla prospettiva di quelli a cui molti vorrebbero togliere la parola perché considerati inutili.