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Posted on 1giu, 2019

Un nuovo saggio storico su Giorgio La Pira

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lapiraoperatoredipacedi Giovanni Pallanti • La Pira è morto da 42 anni ma continuano ad essere pubblicati saggi e biografie sulla sua vita. Una molto originale e ben fatta è la storia del sindaco santo di Firenze di Domenico Di Carlo. Di Carlo è un avvocato e un politico già consigliere e assessore al Comune di Pescara e successivamente consigliere regionale dell’Abruzzo per la Democrazia Cristiana. Di Carlo in questo lungo saggio di 227 pagine ha tracciato il percorso etico, culturale e politico del Sindaco di Firenze eletto, la prima volta, in contrapposizione al comunista Mario Fabiani nel 1951. Il libro (“Giorgio La Pira, Operatore di pace, profeta di speranza e di un nuovo umanesimo” ed. Solfanelli) si articola in 18 capitoli. Nel primo capitolo viene analizzato “l’uomo della pace nel mar Mediterraneo” dalla sua nascita a Pozzallo il 9 Gennaio 1904. In questo capitolo è interessante la ricostruzione della formazione intellettuale di La Pira: la sua amicizia con il futuro Premio Nobel Salvatore Quasimodo, la loro passione per la letteratura e, per La Pira, una eco dannunziana che non lo lascerà mai neppure quando in età adulta da Sindaco di Firenze esponeva le sue ragioni politiche. Se qualcuno volesse fare un confronto tra i discorsi di Gabriele D’Annunzio a Fiume e quelli di La Pira a Firenze troverebbe molte analogie. Il secondo capitolo parla della formazione spirituale “sulle orme di San Francesco d’Assisi”, così come il terzo capitolo esamina il pensiero tomista maritainiano in funzione antinazifascista, anticomunista e anti liberista borghese. Di Carlo nei capitoli successivi tratta “il guerriero di Cristo all’assemblea costituente, al governo per la difesa della povera gente, la nuova frontiera amministrativa evangelica: tre mandati da Sindaco, un Sindaco senza frontiera e operatore di pace”. Poi la parte finale del libro tratta di La Pira come profeta di pace e il ricordo della sua funzione magisteriale. image001Di Carlo ricorda la lunga frequentazione con La Pira e gli insegnamenti avuti sul piano culturale e politico che lo porteranno ad una militanza attiva nella Democrazia Cristiana. Di Carlo io l’ho conosciuto negli anni ’70 all’Università di Firenze quando guidavo come presidente il Centro Universitario Giuseppe Donati. Donati era il direttore de “Il Popolo”, quotidiano del PPI di Don Luigi Sturzo e fu uno dei più duri avversari del nascente regime fascista. Donati morì in esilio a Parigi e intitolammo la nostra associazione al suo nome perché si era laureato in scienze sociali all’Università di Firenze. Giorgio La Pira appoggiò il lavoro politico degli studenti del Centro Donati. Per questa ragione Di Carlo mi ha fatto scrivere la prefazione a questo bel saggio che con grande perizia storica racconta il vero La Pira e la sua grande testimonianza di fede che la Chiesa cattolica ha riconosciuto dopo un lungo processo canonico, con il titolo di “venerabile”.