Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1giu, 2020

Il primo docente di Economia Politica al mondo

image_pdfimage_print

downloaddi Giovanni Campanella · A metà del mese di marzo 2020, la casa editrice Rubbettino ha pubblicato un piccolo saggio, intitolato Soldi e preghiere. Attualità economico-teologica di Antonio Genovesi, all’interno della collana “Tra storia e religioni”. L’autore è Pasquale Giustiniani, professore ordinario di Filosofia teoretica nella sezione “San Tommaso d’Aquino” della Pontificia Facoltà di Teologia per l’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige il Seminario Permanente di Studi storico–filosofici “Pasquale Orlando”. Giustiniani è anche titolare della cattedra di Filosofia della religione nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Suor Orsola Benincasa – Napoli.

Le prime quaranta pagine del saggio intendono dare un quadro sintetico generale del rapporto, non troppo idilliaco, tra teologia ed etica da una parte ed economia dall’altra nel corso della storia. Si parte dal Medioevo, passando inevitabilmente da san Tommaso d’Aquino; si tratta poi delle novità del Novecento, del Vaticano II, della grande opera di Lonergan, fino ad approdare ai giorni nostri e ai suggerimenti di papa Francesco.

Giustiniani passa poi a presentare per punti chiave il pensiero dell’abate settecentesco Antonio Genovesi, primo docente universitario di economia politica al mondo e primo teorico della cosiddetta “economia civile”, seme prodromico di esperienze economiche alternative attuali come l’economia di comunione. Per presentare Genovesi, Giustiniani usa come itinerario la struttura della sua opera fondamentale, Lezioni di commercio o sia di economia civile: comincia dal proemio e descrive poi a grandi linee i capitoli principali.unnamed

Antonio nasce nel 1713 a Castiglione, a pochi chilometri da Salerno. Date le sue spiccate doti intellettuali, il padre decide di avviarlo alla carriera ecclesiastica. Il ragazzo vive comunque tale percorso con autentica adesione a una religiosità profondamente sentita. Studia filosofia, latino e letteratura, innamorandosi di Dante, Petrarca e dei poemi cavallereschi. Il padre lo manda poi a Buccino dove studia teologia, diritto civile e canonico. Nel 1735 prende gli ordini minori e nel 1737 è ordinato presbitero. A Salerno, insegna retorica nel Seminario. Trasferitosi poi a Napoli, fa in tempo a frequentare le ultime lezioni dell’anziano Giambattista Vico. Nel 1739 apre una scuola privata di filosofia e teologia. Nel 1745 ottiene il primo incarico universitario, come professore straordinario di materie metafisiche. Nel 1754 viene costituita una cattedra di “meccanica e commercio” (di fatto la prima di Economia Politica in Europa) presso l’Università di Napoli e viene affidata ad Antonio Genovesi.

La maggioranza degli studiosi sono concordi nell’attribuire all’inglese Adam Smith il merito della vera fondazione della scienza economica moderna. Tuttavia il sistema di Genovesi, fondato sulla reciprocità e sull’interiorizzazione delle virtù civili, ha avuto grande influenza su un modo di fare economia non di mainstream ma più a misura d’uomo. «Ancora oggi, in Italia l’economia civile è viva nella cooperazione sociale, nel commercio equo e solidale, nell’economia di comunione, nella banca etica» (Bruni e Zamagni come citati a p. 87).antonio-genovesi-napoli-750x460

Nel Proemio della summenzionata sua opera principale, Genovesi raccomanda di seguire e coltivare l’etica, la politica e l’economia più delle altre scienze. «Quella parte, che abbraccia le regole da rendere la sottoposta nazione popolata, ricca, potente, saggia, polita, si può chiamare Economia civile» (Genovesi come citato alle pp. 57-58) mentre la politica è la parte che contiene l’arte legislativa e conservatrice dello Stato.

Più avanti, il nostro autore suggerisce alcune regole ai propri numerosi allievi per ben orientare l’operato. Tra esse spiccano:

«vivere il meno infelicemente su questa terra, vivere insieme e non da solitari, costruendo non una società qualunque (anche le bestie vivono in società) ma una società “ragionevole”, cioè fondata sui reciproci diritti, sulla sincerità e reciproca confidenza, sulla sicurezza scambievole della fede e virtù (non simulata) degli altri» (pp. 75-76).

I fondamenti su cui si muoveva Genovesi sembrano molto consoni con gli attuali fermenti di una nuova economia umana e relazionale, tanto caldeggiata dall’odierno Magistero e non solo.