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coscienza universitaria (2)

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I vostri giovani avranno visioni

downloaddi Marco Tarallo · Come scriveva Gaetano nello scorso brano di questa rubrica, un giovane universitario, che si senta oggi chiamato da Cristo, non può non avvertire i suoi studi anche come “materia della più alta moralità”; ovvero, in che modo Cristo “Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare”? Il modo forse, oggi, in questo periodo difficile e eccezionale, è volgersi ai fratelli, soprattutto i più poveri.

Perché il problema reale di questi giorni non è la sanità ma quello di sempre, perché la realtà, più ancora di quello che abbiamo immediatamente davanti agli occhi, è ciò che rimane e perdura. Ce lo insegnano i filosofi e ce lo insegna il Dio di Cristo. Il problema reale è il lavoro. Il lavoro che non c’è. Il lavoro non garantito. Il lavoro sfruttato. Il lavoro a rischio. L’inadempienza della legge e il poco coraggio degli uomini rende quella di molti una clausura ancora più amara, perché non possono guadagnarsi il pane, o sono costretti a lavorare a pericolo proprio e di tutti. Il piccolo commerciante, l’artigiano e l’operaio vedono morire le speranza giorno dopo giorno. Vedono esaurirsi i risparmi senza misericordia o aiuto, oppure viene loro rubata la speranza di un lavoro redento. E’ questo il lavoro che la nostra Costituzione chiede da settantotto anni, un lavoro che non sia più “del tuo sudore mangerai” (Gn 3, 19) ma “dono e partecipazione alla creazione, redenzione e servizio della comunità umana” per “creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo” (Regola dell’Ordine Francescano Secolare, artt. 16 e 13). In questa situazione, e sempre, chi cerca di guadagnare più dell’onesto dalla propria merce e dai propri lavoratori, misero pescecane di una guerra da nulla, bestemmia contro il Vangelo: la maledizione dell’orfano e della vedova è chiamata dalla stessa sua mano.

Già da mesi si parlava di un ritorno di congiuntura internazionale recessiva, nessuno invece poteva prevedere questo. La deregulation degli ultimi quarant’anni, così com’è stata vissuta nella sua evoluzione, sta finendo; oppure finiremo noi.

Si apre un periodo di ristrutturazione delle regole del gioco, quindi anche di nuove opportunità. Se il reddito continentale verrà orientato a una redistribuzione sufficiente, ci ritroveremo con alti debiti ma almeno con ancora delle vite e qualcosa da difendere (vd. artt. di Draghi per il Financial Times e di Adam Tooze per The Guardian del 25/3). Se saranno solo i pescecani a profittarne, il Novecento avrà buona probabilità di tornare a farci una visita di cortesia.disoccupazione-giovani-675

I giovani possono e devono lanciarsi per strade non ancora percorse: “Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò” (Gv 20, 4-5). I giovani possono e devono lanciarsi per strade non ancora percorse: le loro visioni aspettano tuttavia di essere raccolte e ascoltate, perché “la messe è molta ma gli operai sono pochi” (Lc 10, 2).