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Posted on 2lug, 2018

Parrocchia e Saharawi. Ora più che mai

gruppo1 (1)di Carlo Nardi Da priore, racimolo un po’ alla rinfusa dall’archivio di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino notizie su rapporti col Popolo Saharawi. Leggo dal foglio parrocchiale del luglio 2014 una ristampa di mie considerazioni di un precedente del 10 luglio 2005, con accenni a una storia d’incontri a seguito del gemellaggio del Comune di Sesto Fiorentino e della Città di Mahbes (Repubblica Democratica Araba del Saharawi, riconosciuta dal circa ottanta Stati), stipulato 1° settembre 1984 per l’interessamento dell’allora Sindaco Elio Marini. Ecco quel che scrivevo e riportavo:

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Perché Saharawi. Anni 1994-2014. Venti … di speranze, in «Parrocchia di Santa Maria a Quinto. Lettera settimanale ai parrocchiani» (10, 20 luglio 2014, n° 22, pp. 1-2).

Sono vent’anni che c’è la cena di solidarietà col Popolo Saharawi a Quinto, a confermare i rapporti trentennali di Sesto. È significativo – venuto fuori in riunione preparatoria – il bisticcio di parole in testa alla locandina (invito per giovedì 23 luglio, ore 20,30): Anni 1994-2014. Venti … di speranza, “vénti anni di speranza”, ma anche “vènti di speranza”. Perché vent’anni non son pochi, e perché i venti richiamano l’idea di un soffio che riattizza un focherello sotto la cenere, e di questa fiammella ne abbiamo bisogno per perseverare, reinventare, faticare, rischiare, se si ritiene che quel fuoco sia importante. Riandando ormai un po’ nella storia per ripensare le motivazioni e riprendere lena, riporto pari pari quanto scrissi da parroco su questo foglio il 10 luglio di nove anni fa.

Rispetto alla situazione di allora c’è da notare che anche Quinto Basso con la Parrocchia di Santa Croce e i Circoli Acli e Arci sono enti partecipanti a pieno titolo come quelli rammentati in quel che segue.

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Più che mai Saharawi, in Parrocchia di Santa Maria a Quinto. Lettera settimanale ai parrocchiani 1 (10-24 luglio 2005) n° 25, pp. 1-2; ristampato e inglobato a quanto sopra.

Doveva essere il luglio del ’93: il sig. Armand Tarlini, allora presidente della Casa del Popolo, mi disse che sarebbero venuti una giornata a Quinto i ragazzi Saharawi, già da anni l’estate ospiti del Comune e che sarebbe stata una buona cosa se potevano giocare insieme ai nostri ragazzi. Sentii i catechisti e si organizzarono i giochi nel parco di Villa Solaria. E mi pareva già una bella cosa. In autunno mi si propose, oltre alla giornata, una cena in piazza, sulla piazza antistante la chiesa. Passo più lungo della gamba? Mie perplessità. Ma presto dissipate dalla decisione degli ideatori, dalla condivisione degli intenti e dei modi da parte della Misericordia e dell’MCL, oltre che della Casa del Popolo e della Parrocchia: pareva che fosse anche un’occasione o, meglio, una motivazione che s’aspettava da tempo, per lavorare insieme.

E così – con un discreto impegno – nel luglio del ’94 il Saharawi mise tutti a tavola.

Ma quale motivazione? Quale finalità? una causa giusta, quella di un popolo scacciato dalla sua terra, diviso tra chi è ancora nel Sahara occidentale e chi in Algeria. In questo 2005 sono trent’anni nel deserto algerino: una generazione, con memorie nuove, eppure radicate alla terra insieme al [del] loro passato e del loro futuro. Non sto a rammentare le delibere dell’ONU [circa 32 Stati riconoscono il popolo Saharawi come Repubblica Araba Saharawi Democratica; il Segretario dell’ONU Ban Ki-moon che nel 2016 aveva fatto pensare ad un avvio di autodeterminazione], anche perché fanno venire in mente le “gride” dei Promessi Sposi. A maggior ragione, ogni segno di solidarietà istituzionale, oltre che di aiuti vitali, è importante. Perché, semplicemente, umanamente, è giusto.

Poi, una causa con mezzi non ingiusti. M’è stato più facile cooperare come parroco e secondo la mia coscienza, perché sono anni di pur precaria tregua tra i Saharawi e il Marocco, che nel 1975 occupò il Sahara Occidentale. Insomma, non m’è stato mai chiesto di “benedire” non dico quello che tutti si disapprova, il terrorismo, ma neppure il bombardare Casablanca o Fez, tra parentesi, gemellata con Firenze. Soprattutto, perché siamo tutti figli di Dio. Già, perché ci sono modi e modi: anche per una buona intenzione ce n’è di quelli cattivi. Non mi pare nel caso dei Saharawi.

Anche come Chiesa, dunque, una testimonianza di giustizia, che mi parve ovvia e in certo senso doverosa, potendo. Solo da parte della Chiesa? No, davvero! Si tratta semplicemente di umanità. E, infatti, i quattro Enti suddetti hanno avuto patrocini del Comune, del Centro civico, in stretta collaborazione con l’Associazione di Solidarietà col Popolo Saharawi, e da qualche anno con una rete di Enti in Sesto.

Ma anche da parte della Chiesa. Già, perché «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, specialmente dei poveri», sono quelle della Chiesa (Gaudium et spes 1). Come suo ministro, mi vengono in mente le parole del Manzoni [dalla bocca del card. Federigo Borromeo a don Abbondio]: «Chi pretende da voi che vinciate la forza con la forza? Non vi sarà domandato, un giorno, se abbiate saputo fare stare a dovere i potenti; che a questo non vi fu dato né missione né modo. Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch’erano in vostra mano». «Qual è la buona nuova che annunciate a’ poveri?», dove «buona nuova» è traduzione un po’ vecchiotta di “bella notizia”, di vangelo (cf. I Promessi Sposi, cap. 25). È quanto mi ricordano fraternamente, fattivamente, confratelli parroci, non solo della diocesi, e paternamente gli arcivescovi di Firenze, il card. Silvano Piovanelli, se ne rileggo le lettere in occasione delle iniziative, e l’attuale card. Ennio Antonelli, nelle dichiarazioni anche recenti [come in questi anni il card. Giuseppe Betori].

Luglio 2005. Undici anni con le gambe sotto la tavola, anche con un riflesso festoso, forse dire fraternità è un po’ troppo, ma certo quella cena sotto le stelle – una volta sotto gli effetti di sant’Anna, un po’ frettolosa –, tra gli stendardi e le bandiere, ci fa bene: festa paesana, quanto si vuole, ma non localistica, perché fino ad oggi segno di fedeltà e in prospettiva davvero ampia.

Perché fedeltà? Perché “il male che dura viene a noia alle mura”, dice un proverbio, e trent’anni nel deserto sono una generazione. Un senso di frustrazione, di disperazione, di sentirsi ingannati è alle porte. Essere vicini è tenere accesa una fattiva speranza. Vicini in tanti è offrire prospettive, invogliare a fare progetti. Vicini da anni è dare qualche garanzia. Quindi, vicini più che mai. Più che mai con i Saharawi.

Solo Saharawi?” Intanto, non è vero. Come parrocchia, devo dire che anche un fulmine mise Quinto a tavola [dopo esser caduto sulla chiesa parrocchiale il 13 settembre 1905]. E poi c’è un’altra iniziativa che dice costanza, perseveranza da anni: l’ospitalità specialmente da parte della Misericordia [di Quinto] di altri ragazzi, quelli di Cernobil. Per il resto, si leggano gli avvisi e i bollettini degli Enti. Basta e avanza, evangelicamente.

Ma c’è un altro perché. Far del bene non è andarselo a cercare, come ci piace, ci torna, ci gratifica, ci si sente, inevitabilmente sfarfallando. È rispondere alle circostanze, con semplicità. È essere in ballo e ballare. Perché fare queste cose è meglio che non farle e, se si possono fare, vanno fatte.

Il priore

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A proposito del card. Piovanelli, in memoria dalla sua morte il 9 luglio 2016, scrissi ancora qualcosa sui bambini Saharawi a Quinto:

Piovanelli e Saharawi in una lettera del luglio 1994 (in «Parrocchia … Lettera …» 11, 9 ottobre 2016, n° 7, p. 1).

Con un pensiero di gratitudine al cardinale Silvano Piovanelli, morto il 9 luglio 2016 (già nostro vescovo, presente in vari modi nella nostra parrocchia: cresime annuali, visita pastorale del 1995 a tutto campo, incontri con gruppi parrocchiali ed Enti del paese) ho ricercato in archivio una sua lettera, nella quale esprimeva il sostegno al Popolo Saharawi. Datata 7 luglio 1994, la lettera doveva precedere la cena di solidarietà alla causa. Da allora ogni anno siamo stati fedeli all’iniziativa – da diversi anni insieme a Quinto Basso – a quella cena annuale a fine luglio, incoraggiati da chi in un modo e in un altro partecipa. Quest’anno il 21 luglio, [a conclusione del pranzo] sotto il sacrato ho letto la lettera, che ora riporto con le sue preziose memorie e con le sfide di umanità che il vescovo Silvano ci ha dato di affrontare con tenacia e gioia. [in quegli anni erano ospitati tra le famiglie del paese] per la festa “insieme” sulla piazza della Chiesa?

«Si tratta di opportune occasioni che favoriscono un’amichevole aggregazione tra appartenenti ad etnie e continenti diversi, che danno segnali autentici di pace e di solidarietà in controtendenza a tante forme di violenza e di intolleranza razziale presenti oggi nel mondo.

Ringrazia a mio nome tutti coloro che hanno contribuito a questo lodevole modo di “rendere presente la Chiesa” – come mi dici nel biglietto [che ho smarrito] – ad una iniziativa che fa onore a coloro che l’hanno promossa: Casa del Popolo, Parrocchia, Circolo M.C.L., Misericordia di Quinto.

Un caro, affettuoso saluto a questi ragazzi, a tutti la mia cordiale benedizione.
+Silvano Card. Piovanelli [di propria mano]
Molto Rev.do
Don Carlo Nardi
Parrocchia S. Maria a Quarto [svista per Quinto]
50019 Sesto Fiorentino FI»
Copia conforme all’originale giacente presso la Parrocchia e affissa al popolo il 16 luglio 1994. Staccato il 6/8/94

***

A questo punto pubblico due fogli del luglio 1994 presenti in archivio.

Una stampata essenziale in fotocopia:

«Associazione di solidarietà con il popolo Saharawi / “Ban Stout Larbi” // Comitato organizzatore: / Casa del Popolo, Parrocchia, Circolo MCL, Misericordia di Quinto // Dieci bambini Saharawi / saranno ospiti di Quinto Alto i giorni 27 e 28 Luglio. // Il popolo Saharawi vive da 19 anni nel deserto algerino, in condizioni terribili. Questo da quando nel 1975 il Marocco ha invaso il Saharawa Occidentale ed ha costretto la popolazione a fuggire verso l’Algeria. I bambini ospitati in Italia hanno dai 10 ai 12 anni, perciò sono nati nel deserto e non conoscono le città che i loro genitori hanno dovuto abbandonare. Questa vacanza permette di toglierli dal caldo infermale del testo del deserto che in estate supera i 50 gradi e di far in modo che i bambini sian sottoposti a tutte le analisi e le visite mediche necessarie. // E importante, però, non dimenticarsi di tutti gli altri che non avranno la fortuna di fare una vacanza all’estero. // Pertanto il Comitato organizza il giorno / 28 luglio 1994 / ore 20, 30 / in piazza della Chiesa / di Quinto Alto / una cena di solidarietà / insieme con i bambini saharawi ospiti. / Costo lire 20.00 / il cui ricavato sarà interamente devoluto all’acquisto di generi alimentati per l’allestimento di un container che partirà per gli accampamenti all’inizio di settembre. // Prenotazioni: entro il 20 luglio presso la Casa del Popolo, il Circolo MCL, la Parrocchia, e la Misericordia di Quinto Alto.

Affisso / e staccato il 30/7/94


Qualche giorno prima avevo scritto a mano così nel Chronicon parrocchiale (p. 11):

A Sua Eminenza Reverendissima
il Signor Cardinale Silvano Piovanelli
Arcivescovo di Firenze
Eminenza Reverendissima,

A nome della Parrocchia e mio personale, e interpretando i sentimenti del Comitato promotore (Casa del Popolo, Circolo M.C.L., Confraternita di Misericordia, Parrocchia) tutto, sono a ringraziarLa della Sua graditissima lettera, espressione di incoraggiamento vivo e determinato all’ospitalità dei ragazzi del Saharawi insieme ai nostri ragazzi e, questa sera, alla festa insieme della Comunità di Quinto: piccoli, ma decisi gesti di giustizia e di partecipazione in favore del Popolo Saharawi.
Insieme ad un deferente saluto un grazie di cuore, Eminenza: L’abbiamo sentita con noi.

Sesto, 28 luglio 1994 don Carlo Nardi

Seguono le firme:

Misericordia Antonio Tomai, Circolo MCL Giuseppe Tognozzi Moreni, casa del popolo Franco Bini, Marini Elio Coordinamento Regionale di Solidarietà con il popolo Saharawi, Firma incomprensibile per il popolo Saharawi

Seguiva:

Estratto del Chronicon / della Parrocchia di S. Maria a Quinto don Carlo Nardi

Fin qui i primordi. Già nel dicembre ci fu una visita anche di quintigiane nel deserto. E, se Dio vuole, siamo all’opera per questo luglio 2018.