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maggio 2020

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DuccioAndrea Drigani da una frase di San Girolamo esorta a sopportare i gravami dell’emergenza del coronavirus per rispettare i diritti altrui e i propri doveri verso gli altri e verso il bene comune. Giovanni Campanella invita alla lettura del libro di Erri De Luca nel quale si immagina la gravidanza di Maria secondo i riti e le usanze ebraiche: una narrazione letteraria ricca di suggestioni originali e interessanti. Carlo Nardi con una noterella di Lucia Bruni si sofferma sul novellare: un modo antico, ma sempre nuovo, di ragionare del passato, dell’oggi e del domani. Stefano Liccioli analizza la notevole crescita della comunicazione digitale in ambito pedagogico, a motivo delle restrizioni provocate dal coronavirus, e auspica per il futuro l’integrazione tra vecchi e nuovi linguaggi educativi nella scuola e nella catechesi. Dario Chiapetti attraverso lo studio di Orlando Todisco illustra il pensiero francescano sulla libertà, con Bonaventura, Duns Scoto e Occam, basato sul rapporto tra «identità» e «alterità». Mario Alexis Portella rileva che, anche nell’imperversare del covid-19, continua l’azione devastatrice degli islamisti che con il loro terrorismo rendono assai difficile ogni forma di dialogo. Alessandro Clemenzia riflette, attraverso l’omelia del cardinale Giuseppe Betori per la Messa in Coena Domini, in questa esperienza di «Eucaristia senza popolo», sulla dimensione comunitaria dell’azione liturgica, che non è soltanto partecipazione dell’assemblea, ma opera di Dio. Gianni Cioli con l’aiuto di San Tommaso d’Aquino propone, per i giorni della pandemia, una digressione sulla virtù della prudenza di grande attualità e profondità. Francesco Romano fa presente che se, a causa della pestilenza, in questo particolare momento si è fatta familiarità con Gesù in modo virtuale, ciò non significa che la vita cristiana ed il culto siano virtuali. Leonardo Salutati osserva che la crisi etica della convivenza sociale e politica, provocata dal covid-19, non può essere risolta con la fragile e debole affermazione «etsi Deus non daretur» («anche nel caso Dio non esistesse»), bensì col principio «veluti Deus daretur» («come se Dio ci fosse»). Giovanni Pallanti annota sull’omelia del Papa, per la festa della Divina Misericordia, durante la quale Francesco ha detto che nella lenta e faticosa ripresa dalla pandemia si insinua il rischio di un virus peggiore: quello dell’egoismo indifferente. Stefano Tarocchi in questo tempo di Pasqua nonchè tempo di pestilenza, richiama l’attenzione sulla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani in particolare al crescendo: tribolazione, pazienza, virtù provata, speranza, amore di Dio riversato nei nostri cuori. Antonio Lovascio insiste sull’esigenza di rafforzare l’Europa cambiandola per dare una risposta all’emergenza che stiamo vivendo, con forme di decisione globale e ricerca scientifica nonchè politiche finanziarie coordinate. Francesco Vermigli nel contesto eccezionale del grave contagio del coronavirus, che ha pesantemente inciso pure nella vita ecclesiale, rammenta l’assioma della teologia scolastica: «Deus non alligatur sacramentis» («Dio non si lega ai sacramenti»), poiché la salvezza che porta a Dio è più vasta dei confini della vita sacramentale. La rubrica «Coscienza universitaria» affronta, tenendo pure conto degli studi sociologici, il nuovo sviluppo della didattica on-line che offre innumerevoli vantaggi ma pure criticità.