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Posted on 1mar, 2018

Per una nuova espressione giuridica dei Carismi

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presser-640x450EDITEDdi Alessandro Clemenzia La Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede Iuvenescit Ecclesia (del 15 maggio 2016), sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa, continua a generare un vero interesse, non soltanto tra i teologi e i vari esponenti di associazioni e movimenti ecclesiali, ma anche nel mondo del Diritto canonico. Uno dei frutti della Lettera è l’evento che si è tenuto lo scorso 18 gennaio nella Sala dei Cento Giorni del Palazzo della Cancelleria, a Roma: un Seminario organizzato dal Centro Evangelii Gaudium, con il patrocinio dell’Associazione Canonistica Italiana, in sinergia con alcuni Movimenti ecclesiali, tra cui il Movimento dei Focolari, Nuovi Orizzonti, Famiglia della Speranza, Comunità Cattolica Shalom, Comunità dell’Emmanuele e Comunità Papa Giovanni XXIII.

Diverse sono state le figure autorevoli intervenute in questa giornata di studio: hanno introdotto i lavori gli interventi di don Giuseppe Pica, Vicepresidente dell’Associazione Canonistica Italiana, del Cardinale Kevin Farrell, Presidente del Dicastero per Laici, Famiglia e Vita, del Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, e infine il saluto della dott.ssa Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari.

Insieme ai saluti dei rappresentanti di quelle realtà ecclesiali impegnate sul fronte del rapporto tra Istituzione e Carismi, l’evento si è arricchito di alcuni approfondimenti di grande attualità, sia dal punto di vista ecclesiologico e pastorale, sia da quello giuridico.

Nella prima sessione, moderata dal Card. Coccopalmerio, sono stati presentati quattro approfondimenti tematici. La prima relazione, tenuta dal teologo Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia e Già-Presidente dell’Associazione Teologica Italiana, ha trattato il tema Nuovi movimenti ecclesiali: aspetti teologici ed ecclesiologici. È seguito il contributo del canonista Luis Navarro, Rettore della Pontificia Università della Santa Croce, che verteva sui Nuovi movimenti ecclesiali: natura dei carismi, questioni giuridiche e limiti. La terza relazione, del canonista Gianfranco Ghirlanda, Già-Rettore della Pontificia Università Gregoriana, era intitolata: Nuovi movimenti ecclesiali: moderatori laici e potestà di governo. L’ultimo contributo è stato presentato da Mons. Christoph Hegge, Vescovo Ausiliare di Münster e dottore in diritto canonico: Nuovi movimenti ecclesiali: associazioni sui generis? Sinodalità nei processi decisionali.

La seconda sessione, moderata dall’avvocato Carlo Fusco, in un primo momento ha approfondito alcune “questioni aperte” dei diversi movimenti ecclesiali, in un secondo momento, invece, ha visto un dialogo tra due canonisti a confronto: il Prof. J.M. Bahans, della Comunità dell’Emmanuele, e la Prof.ssa Elena Di Bernardo, docente della Pontificia Università Lateranense.

Diversi temi “scottanti” sono stati affrontati: la collocazione teologica e pastorale dei movimenti, le possibili forme giuridiche che possono intravedersi per incarnare la peculiarità dei diversi carismi, la relazione tra Chiesa universale e Chiesa locale, il rapporto tra ministero laicale e quello presbiterale ed episcopale.

L’evento ha avuto una grande risonanza in ambito ecclesiale; ciò che ha destato maggiormente l’attenzione, e che è stato riletto come “sintesi” dell’incontro, è stata la riflessione del teologo Coda, quando ha parlato di una terza fase che i movimenti ecclesiali si trovano a vivere:

«Intanto, penso occorra riconoscere che oggi ci troviamo, per tanti aspetti, in una terza fase della vicenda disegnata dal prodursi, in seno alla Chiesa, dell’ondata di rinnovamento da essi propiziata: la prima fase essendo stata quella del loro apparire, a monte e a valle del Concilio Vaticano II, con quel tanto di sorpresa e di scompiglio che il loro inatteso e inedito fiorire ha provocato; e la seconda essendo stata quella dell’accompagnamento autorevole di Papa Giovanni Paolo II, culminante intorno agli appuntamenti del grande Giubileo dell’anno 2000, in grazia del quale essi sono entrati – come da allora s’è autorevolmente cominciato a dire – nella fase della maturità ecclesiale. Ora, dicevo, possiamo forse convenire che ci troviamo in mezzo al guado di una terza fase: quella, in molti casi successiva alla conclusione del periodo fondazionale, in cui l’effervescenza carismatica è impegnata a trovare gli opportuni canali per una equilibrata istituzionalizzazione, in rapporto a sé e in riferimento alla compagine ecclesiale nel suo insieme, al fine di esprimere al meglio, a servizio dell’evangelizzazione, il proprio specifico contributo».

L’interesse dei canonisti era rivolto in particolar modo sull’individuazione di nuove forme giuridiche che potessero esprimere nel modo giuridicamente più efficace le peculiarità di quei doni carismatici che innervano la vita della Chiesa, spostando così l’attenzione dallo storico rapporto tra Istituzione e Carisma alla questione dell’istituzionalizzazione dei carismi.