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Posted on 1mar, 2018

Un malinteso diffuso

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emanuele-felice-555824.660x368di Giovanni Campanella • Nell’ottobre 2017, è stato pubblicato Storia economica della felicità dalla casa editrice Il Mulino, all’interno della collana “Intersezioni”. Neanche a farlo apposta, l’autore del libro fa proprio “Felice” di cognome. E’ Emanuele Felice, docente di Economia nell’Università D’Annunzio di Pescara.

Attirato dal titolo altisonante, mi sono cimentato nella lettura del libro. Esso ripercorre sinteticamente tutta la storia economica del mondo, partendo addirittura da tempi precedenti l’affermazione della specie umana dei Sapiens e la diffusione dell’agricoltura. E’ effettivamente pieno di dati estremamente interessanti. Sono confrontate varie idee di felicità, proprie di differenti epoche storiche e regioni geografiche

Sembrerebbe che i primi cacciatori-raccoglitori fossero più felici di quanto uno si aspetti. La diffusione dell’agricoltura determinò invece una “caduta” della felicità. Felice assimila tale transizione al passaggio dal giardino dell’Eden al sudore della fronte, passaggio delineato nei primi capitoli di Genesi. D’altra parte, quel passaggio fu inevitabile, in forza dell’incremento della popolazione.

Poi si formano popolazioni e imperi. A questo punto, l’autore passa in rassegna le principali filosofie e religioni.

Riconosce che il cristianesimo ha avuto degli effetti positivi sul benessere umano complessivo, sebbene evidenzi anche alcune intolleranze e rigidità che hanno invece fatto fare dei passi indietro. Secondo Felice, il cristianesimo e altre religioni sono rei di aver relegato la felicità al solo ambito ultraterreno. E qui casca l’asino. In reazione, mi sono venute spontaneamente alla mente le frasi che Gesù indirizzò ai discepoli subito dopo l’incontro col giovane ricco. Il cristiano riceve tanto GIA’ NEL PRESENTE. Forse questo aspetto non emerge chiaramente nel Vangelo di Matteo. Ma già Marco, che scrive prima di Matteo, evidenzia con forza la dimensione presente della felicità: non c’è nessuno (nessuno!) che abbia fatto rinunce per la causa di Gesù e del Vangelo e «che non riceva GIA’ ORA, IN QUESTO TEMPO, CENTO VOLTE TANTO» (Mc 10,30). Luca è meno forte ma è comunque chiaro: non c’è chi abbia fatto rinunce «per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente» (Lc 18, 29-30). E d’altra parte, lo stesso Papa Francesco ha chiamato Evangelii Gaudium il suo documento più famoso e citato e che lui stesso considera programmatico. Certo, è necessario fare delle rinunce faticose…. ma è rinunciare a cose che solo in apparenza danno felicità.

Il sospetto è che Felice confonda l’essenza del cristianesimo con le sue storture derivanti da commistioni platoniche, che pure sono state e sono concrete, con i loro effetti deleteri e tangibili fino ai giorni nostri.

Purtroppo l’opinione di Felice non è solo sua: è largamente condivisa. Permane ancora tra la gente l’idea che il cristianesimo sia oppressivo. Ma lo Spirito si industria con creatività e fantasia a smentire tale immaginario oscuro. A confutarlo sono chiamati tutti i cristiani e l’attuale vivace pontefice profonde tutte le sue forze su tale campo.