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Posted on 1nov, 2018

«Un mondo a tre zeri». Quando economia e teologia dialogano.

download (1)di Leonardo Salutati Professore di Economia, Premio Nobel per la Pace nel 2006, Muhammad Yunus è l’inventore del meccanismo geniale del microcredito. Nel 1976, in Bangladesh, suo paese natale, ha fondato la Banca Grameen, che si è diffusa in migliaia di villaggi. Un istituto di credito indipendente che presta soldi senza garanzie e che si è diffuso in tutto il globo, finanziando con gli stessi criteri imprese anche negli Stati Uniti, in Canada, nel Nord Europa e servizi sociali nelle zone più povere della Francia. Ci aiuta a cogliere il valore dell’iniziativa il fatto negli ultimi dieci anni Grameen, negli Stati Uniti, ha rilasciato prestiti per un totale di un miliardo di dollari, con un tasso di restituzione superiore al 99 per cento, indice peraltro standard in tutte le filiali del mondo.

In questi ultimi mesi Yunus ha girato l’Europa ed anche l’Italia a presentare il suo ultimo libro, Un mondo a tre zeri. Come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione, inquinamento, dove illustra la sua proposta per ridurre, appunto, a zero la povertà, la disoccupazione e l’inquinamento. Sono le conseguenze dell’economia contemporanea dove imperversa l’ideologia dell’individualismo e dell’egoismo razionale che sta alla base della visione etica, madre dell’odierno capitalismo che, nella forma anarchica definitasi negli ultimi trent’anni, si è dimostrato incapace a limitare il dramma dell’impoverimento e della marginalizzazione, mettendo in serio pericolo la tenuta delle conquiste democratiche degli ultimi secoli.

La proposta di Yunus consiste nella ridiscussione di alcuni assunti basilari della teoria dell’equilibrio generale, che ha qualificato l’essere umano come capace di compiere solo scelte ottimizzanti, governato dal desiderio massimizzare il proprio tornaconto e di essere come incapace di altruismo. Il punto maggiormente innovativo dell’analisi di Yunus sta nel riconoscere che l’esperienza umana non può essere rinchiusa in una elementare e frustrante vita di consumi e di sopravvivenza all’interno di uno schema indiscutibile, riconciliando in tal modo la scienza economica con la sua ragion d’essere, ovvero una scienza sociale che si deve occupare del benessere dell’uomo e che può essere matematizzata o archetipizzata solo se riesce a rispondere al bisogno di inclusione e partecipazione dell’essere umano. Egli di fatto denuncia l’inganno del capitalismo classico, secondo cui la natura umana è egoista, proponendo un nuovo sistema fondato sull’altruismo, altrettanto potente! Al riguardo, la diffusione e il funzionamento del sistema di microcredito attraverso la Grameen Bank, costituisce un argomento concreto e inconfutabile a sostegno di quelle che solo una caparbia ottusità potrebbe liquidare come bonarie utopie di un visionario.

L’interesse che Yunus, economista musulmano, sta suscitando ormai da più di quarant’anni e che si è ancora di più acceso con l’uscita del suo ultimo libro, nel corso di una crisi economica mondiale che dal 2008 continua a permanere con diversa intensità, dovrebbe sollecitare i cristiani a valorizzare ancor più quell’enorme tesoro di insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa dove, quanto divulgato oggi da Yunus e rilanciato dai media internazionali, è da sempre insegnato, in modo argomentato e sistematico.

Per la dottrina sociale, «L’economia… è solo un aspetto ed una dimensione della complessa attività umana. Se essa è assolutizzata, se la produzione ed il consumo delle merci finiscono con l’occupare il centro della vita sociale e diventano l’unico valore della società, non subordinato ad alcun altro» (Centesimus annus 39), l’essere umano va incontro ad una minaccia mortale. La Dottrina sociale ha sempre posto al centro della sua riflessione il tema della “fraternità”, dell’esperienza del “dono”, da coniugare con lo sviluppo per dare vita ad una società civile adeguata alla dignità umana. È infatti ben chiaro che lo sviluppo, «se vuole essere autenticamente umano», deve «fare spazio al principio di gratuità» (Caritas in veritate 34). Ciò vale in particolare per il mercato. «Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica» (Ibid.35). Il mercato non deve diventare «luogo della sopraffazione del forte sul debole», la logica mercantile va «finalizzata al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica» (Ibid. 36).

Allo stesso modo l’impresa «non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari… ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa» stessa (Ibid. 40). I manager poi, non possono rispondere «solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi» ma devono tenere conto dei «profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera» (Ivi).

«L’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione» (Ibidem 11) e questo conduce a considerare il “bene comune”, che non è né “bene privato” né “bene pubblico”, ma è ciò che si realizza assieme a quello degli altri e con gli altri, non a prescindere da loro o contro di loro. Non rendersi conto di questo aspetto non permette all’uomo di percepirsi come parte di un corpo, legato agli altri, generando disuguaglianze estreme, povertà, disoccupazione e il dramma sempre più incombente dell’inquinamento.

Sono pochi accenni che ci fanno però cogliere come il pensiero del musulmano Yunus e i temi dellaDottrina sociale della Chiesa convergano sul principio di gratuità come elemento imprescindibile dell’analisi economica. Con rammarico dobbiamo rilevare che troppo spesso l’insegnamento cristiano è stato accolto con superficialità alla stregua di una predica, mentre invece merita di essere attentamente studiato perché risorsa di indubbio valore, che sempre si incontra con gli “uomini di buona volontà” i quali, pur non cristiani, sono alla sincera ricerca della verità.