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Posted on 1nov, 2018

«Voci dal silenzio». Un documentario per raccontare quella solitudine scelta per amare Dio e gli uomini

maxresdefaultdi Stefano Liccioli • S’intitola “Voci dal silenzio” (2018) un documentario su alcuni eremiti in Italia, diretto da Joshua Wahlen e Alessandro Seidita che hanno girato il nostro Paese per raccontare l’esperienze ascetiche di uomini e donne, non solo religiosi, che hanno scelto la solitudine piuttosto che l’isolamento come modus vivendi. Sulla differenza tra solitudine ed isolamento illuminante è la precisazione del nostro padre Giancarlo Bruni, biblista, monaco dell’Ordine dei Servi di Maria, nonché membro della comunità monastica di Bose. Scrivo nostro perché conduce la sua esperienza di eremitaggio nella vicina San Pietro alle Stinche, a Panzano in Chianti. Se isolarsi, racconta padre Bruni ai due registi, significa scappare dal mondo e dalle persone, la scelta eremitica, nonostante la condizione di solitudine che la caratterizza, non è una fuga, ma uno strumento per abbracciare l’umanità in maniera più essenziale, profonda ed autentica. Il documentario, che dura poco meno di un’ora, è il frutto di una lunga ricerca sul campo. Spiegano i due autori: «A bordo di un camper abbiamo attraversato l’intera penisola con l’intento di conoscere e intervistare gli ultimi eremiti. Le telecamere si sono immerse all’interno dei singoli vissuti, raccontandone il passato, la vocazione, i conflitti e le battaglie. Le immagini hanno documentato quel particolare rapporto che l’eremita instaura con la solitudine nonché i suoi riti quotidiani: la preghiera, le esperienze estatiche, la lotta per l’autosufficienza. Tutto ciò con l’intento di far luce su uno spaccato che, nell’immaginario collettivo, è ancora avvolto da un alone di mistero: l’ascesi». Ne nasce un racconto corale sull’esperienza ascetica che forse non scava molto in profondità nelle singole testimonianze, ma riesce comunque ad offrire diversi spunti di riflessione su chi siamo, sui pericoli del mondo contemporaneo, sul nostro desiderio d’infinito e sulla Natura. Già, la Natura. Essa non è una semplice, anche se suggestiva, cornice ai diversi racconti, ma si presenta come un elemento centrale di ogni narrazione. Uno dei frutti dell’esperienza eremitica è proprio il recupero di un rapporto con la Natura che ne valorizza tutti i suoi aspetti, soprattutto quelli che, per colpa della frenesia della vita quotidiana, passano inosservati e non ci sorprendono più.

Il merito di questo documentario è anche quello di condurre lo spettatore a riflettere, seguendo l’esperienza dell’asceta, sugli elementi essenziali dell’esistenza che spesso vengono offuscati da quelli superficiali.

Particolarmente importante è il richiamo al valore del silenzio, non solo per la vita degli anacoreti, ma per tutti noi. Viviamo immersi in rumori e parole e la loro assenza sembra terrorizzarci dal momento che spesso abbiamo bisogno di riempire l’assenza dei suoni accendendo radio o televisione. Emblema di questa tendenza sono molti giovani che camminano per strada mettendosi nelle orecchie le cuffie per ascoltare la musica. Ci servono invece momenti di solitudine e di silenzio con cui possiamo disintossicarci dalle chiacchiere e dagli incontri per ritrovare un’intimità con noi stessi e con Dio.

Aggiungono i due registi:«Ancor più che le parole, le scelte attuate dagli eremiti possono diventare un monito per lo spettatore, stimolo concreto per tornare a dirigere il proprio tempo verso panorami più vasti e tornare a dare un giusto peso alle effimere conquiste del quotidiano. Dall’incontro con queste figure potremmo, forse, trarre l’impulso a riequilibrare il nostro stare al mondo, dando a esso un significato personale, profondo e spirituale».

Un’ultima nota è per la modalità con cui è stato finanziato questo documentario: una campagna di crowdfunding per sostenere le spese per la realizzazione di tutto il progetto. Ed il risultato è apprezzabile.