Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1nov, 2019

«Roma città corrotta e infetta»

image_pdfimage_print

garbageromadi Giovanni Pallanti • La Diocesi del Papa è Roma. Come successore di San Pietro, primo vescovo di Roma, il Papa è il supremo pastore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.  Ma cos’è la città di Roma? E’ la città di Sodoma e Gomorra. Tutto il peggio si concentra in Roma. Quando nel XVI secolo Martin Lutero, scandalizzato dalla vendita delle indulgenze e dalla corruzione morale dei preti e degli abitanti di Roma, fu spinto alla più grande divisione della cristianità non aveva tutti i torti. Dai tempi degli antichi romani l’antica capitale dell’Impero era fondata sul sangue e sulla corruzione.  Sul sangue perché la politica veniva sempre risolta con azioni di forza anche per il governo dell’Urbe e dell’Impero. Sulla corruzione perché i notabili dell’antica Roma per conquistare il “Consolato” erano disposti a spendere milioni e milioni di sesterzi per comprare il voto della loro clientela popolare.  Il Papato dall’alto  medioevo fino al Concilio di Trento (1545-63) era spesso, salvo Pontefici santi, impersonato da uomini che della santità personale non ne avevano nemmeno una briciola. Basti pensare che Papa Alessandro VI, il più corrotto sul piano personale  che la Storia ricordi, fu combattuto dal Priore di San Marco a Firenze, il domenicano Girolamo Savonarola, che  anche per questa ragione fu impiccato e bruciato in Piazza della Signoria il 23 maggio 1498.  Il popolo romano non è stato mai migliore della Chiesa Cattolica in Roma. Anzi da essa ha preso i peggiori vizi.  Per arrivare a tempi più recenti nell’Ottocento i romani erano dediti alla frequentazione delle osterie che sulla porta mettevano una frasca di alloro per richiamare l’attenzione del popolino che si abbeverava con il vino dei Castelli e frequentava le puttane romane che per numero gareggiavano con quelle del Carnevale di Venezia. Le poesie di Gioacchino Belli sono una bella testimonianza della società romana di quel tempo.  La Chiesa non fu immune dalla piccola e grande malvagità del popolino romano. Quando Pio IX incaricò del governo pontificio Pellegrino Rossi  Egli fu ucciso a coltellate da un carrettiere  di nome Ciceruacchio il 25 novembre 1848, per impedire un rinnovamento della pubblica amministrazione e della giustizia nello Stato Pontificio. Il popolino romano ha sempre desiderato, a grande maggioranza, il caos all’ordine.  Nell’era contemporanea  con Leone XIII si è inaugurata una serie di Romani Pontefici degni di grande rispetto. Tra questi Pio XI, San Giovanni XXIII, San Paolo VI e San Giovanni Paolo II. Ricordando, in estrema sintesi, la storia sociale e morale di Roma non meraviglia il fatto che nel 2019, vi siano trenta piazze dell’Urbe dove si spaccia la droga H24 ( cioè giorno e notte). Così come non meraviglia che in tempi recenti la banda della Magliana fosse in collegamento, tramite i servizi segreti deviati e spezzoni della politica, con ambienti vaticani che sono stati responsabili, piaccia o no, della sparizione di Emanuela Orlandi. In questi giorni l’uccisione, con un colpo di pistola alla testa del ventiquattrenne Luca Sacchi, è stata collegata dagli inquirenti ad una compravendita di una dose importante di droga che probabilmente serviva per essere rivenduta. Infatti nello zaino di Anastasiya Kylemnyk, compagna del Sacchi, alcuni testimoni raccontano di aver visto mazzette di banconote per download (1)migliaia di euro sufficienti  per l’acquisto di un grosso quantitativo di cannabis e cocaina. La coraggiosa  mamma dell’assassino, Valerio Del Grosso di 21 anni,  ha denunciato alla polizia il figlio e il suo complice: una piccola luce nel buio della vita romana. Un esempio coraggioso su cui meditare.  Roma, la Diocesi del Papa, assediata dalle Mafie, da  Trastevere ad Ostia, piena zeppa di rifiuti e supermercato della droga è ancora quella città infetta dove miracolosamente soffia il vento dello Spirito Santo che riesce a tutelare l’attuale Pontefice Francesco dalla corruzione della Curia Romana e dai vizi della capitale d’Italia.