Pages Menu
Categories Menu

Posted on 1ott, 2019

Il genocidio etiopico e la chiesa collaborante

image_pdfimage_print
soldati italiani che circondano corpi di etiopi uccisi

soldati italiani che circondano corpi di etiopi uccisi

di Mario Alexis Portella Molti hanno sentito parlare del genocidio armeno durante la prima guerra mondiale, un’atrocità che il governo turco rifiuta ancora di accettare. Eppure quanti sono consapevoli di un altrettanto orribile sterminio dei cristiani iniziato nell’ottobre 1935 quando l’Italia invase l’Etiopia chiamata anche Abissinia in cui gli italiani sotto Benito Mussolini uccisero, anche con il gas, circa un milione di cristiani ortodossi, donne e bambini, oltre a  distruggere 2.000 chiese, 525.000 case? 

Ciò che ha reso queste atrocità peggiori del genocidio ‘armeno è che le operazioni di Mussolini hanno avuto l’approvazione dalla maggior parte della gerarchia cattolica italiana. Essi presero una posizione chiara a favore della guerra contro l’Etiopia e diedero ogni possibile sostegno, morale e materiale ai capi fascisti e all’esercito nella loro avventura di invadere l’Etiopia.

La gerarchia italiana — quasi tutti fascisti — vedeva la conquista dell’Italia fascista in Abissinia come un’impresa missionaria:

  • LArcivescovo di Taranto, Ferdinando Bernardi, in un discorso del 23 febbraio 1936 giustificò l’invasione fascista dell’Etiopia dicendo: «La vittoria italiana avrebbe aperto l’Etiopia, un paese di infedeli e scismatici, all’espansione della fede cattolica; perciò la guerra contro l’Etiopia dovrebbe essere considerata come una guerra santa, come una crociata». (Fonte: New Times and Ethiopian News, 3 ottobre 1936).

  • Il vescovo di San Miniato Ugo Giubbi dichiarò al Duce che «per la vittoria dell’Italia il clero italiano è pronto a fondere l’oro delle chiese e il bronzo delle campane». (Fonte: Daniel Binchy, Church and State in Fascist Italy. London: Oxford University Press, 1970, 678)

  • Il Cardinale Arcivescovo di Milano, Alfredo Ildefonso Schuster, parlando nella sua Cattedrale il 28 ottobre 1935, lodò l’esercito italiano come: «Il galante esercito che, impregnata obbedienza al comando della patria, sta aprendo le porte dell’Etiopia alla la fede e la civiltà romana». (Fonte:Il dovere civile dei cattolici. Un’omelia del Card. Schuster, in Annuario Cattolico Italiano, Vol. XV, 605-630). 

Questi discorsi sciovinisti, particolarmente di Schuster, a favore della politica di guerra di Mussolini non era altro che una pretensione siccome gli etiopici erano civili e cristiani prima degli abitanti in Italia. In ogni modo, l’apoteosi a Milano si raggiunse il 9 e il maggio del 1936, rispettivamente in occasione della proclamazione dell’Impero fascista in Etiopia e di un solenne Te Deum di ringraziamento: le cronache del tempo narrano di un Duomo colmo di folla, e di una partecipazione libera e spontanea. La posizione pro-fascista di Schuster è sostenuta da recenti documenti vaticani desecretati, che mostrano che egli collaborò con il servizio segreto delle S.S. di Adolf Hitler mentre il loro gregge si ribellava contro l’esercito tedesco.

Gli Stati Uniti dAmerica sotto il presidente Franklin D. Roosevelt avevano preso le distanze dalla situazione etiope. Infatti, prima dell’invasione, Roosevelt osservò, il 26 luglio 1935, che il conflitto tra Etiopia e Italia non era di alcun interesse per l’America. Affermando di agire in base alla legge sulla neutralità, si rifiutò di aiutare l’Etiopia e di sostenere le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni contro l’Italia. Apparentemente, nella ricerca di un equilibrio di potere, la Germania nazista offrì rifornimenti ai ribelli etiopi al fine di costringere Mussolini a ritirare il suo sostegno a un’Austria indipendente. Il Duce cedette nella sua posizione tre mesi dopo che i tedeschi occuparono l’Austria dopo l’Anschluss del 1938, per il quale acquisì il riconoscimento tedesco della sua conquista etiopica come legittima. E anche se l’Unione Sovietica condannava l’invasione, Stalin fornì all’Italia petrolio, forniture di grano, carbone, avena e legname a sostegno dei fascisti.

soldati italiani accanto a una delle tante bombe di gas utilizzate per uccidere il popolo etiope

soldati italiani accanto a una delle tante bombe di gas utilizzate per uccidere il popolo etiope

Nel giugno 1936, l’Imperatore Hailé Sellassié tenne un discorso alla Società delle Nazioni, in cui condannava l’uso da parte dell’Italia di armi chimiche contro l’Etiopia. Accusò anche la Società delle Nazioni di aver violato l’articolo 16 del suo Patto, che afferma che qualora qualcuno membro della Società ricorresse alla guerra in violazione delle sue alleanze ai sensi dell’articolo 12, 13 e15, esso di guerra contro tutti gli altri membri della Società. Sellassié criticò anche la Società per aver permesso all’Italia di utilizzare il Canale di Suez per il trasporto di truppe e materiale bellico. Ha dichiarato che sono stati installati spruzzatori a bordo di aerei in modo che potessero vaporizzare su vaste aree di territorio, una pioggia fine e mortale. Gruppi di nove, quindici, diciotto aerei si susseguirono l’un l’altro in modo che, dalla fine di gennaio 1936, soldati, donne, bambini, bestiame, fiumi, laghi e campi fossero costantemente intrisi di questa pioggia mortale.

C’era anche il Massacro di Debre Libanos quando il generale Pietro Maletti, sotto l’ordine del viceré Rodolfo Graziani, massacra fino a 3.000 monaci e pellegrini etiopi a Debre Libanos. Il vescovo ortodosso Abune Petros aveva prima condannato pubblicamente le atrocità commesse dagli italiani, che comprendevano l’uso del gas mostarda, il bombardamento di ospedali e ambulanze della Croce Rossa, l’esecuzione dei prigionieri catturati senza processo, il massacro di Graziani uccisioni al monastero di Debre Libanos, e l’uccisione di ‘stregoni’ accusati di aver profetizzato la fine del dominio fascista. Il 30 luglio 1936 fu giustiziato pubblicamente da 8 carabinieri nel centro di Addis Abeba. Prima della sua esecuzione, prese la croce e tolse il panno blu che era avvolto intorno ad esso e benedisse il popolo ai quattro angoli del mondo e disse le seguenti ultime parole: «I miei connazionali non credono ai fascisti se ti dicono che i patrioti sono banditi; i patrioti sono persone che anelano alla libertà dai terrori del fascismo. I banditi sono i soldati che si trovano di fronte a me e a voi, che veniamo da lontano, terrorizzano e occupano violentemente un paese debole e pacifico: la nostra Etiopia. Che Dio dia al popolo etiope la forza di resistere e non si inchini mai all’esercito fascista e alla sua violenza. Che la terra etiope non accetti mai il dominio dell’esercito invasore».

Graziani fu sostituito come viceré d’Etiopia dal principe Amedeo nel 1937. Dopo che gli italiani dichiararono guerra contro il Regno Unito, gli inglesi lanciarono una contro-invasione in Etiopia nel gennaio 1941; tirarono fuori del tutto dall’ Abissinia più tardi quell’anno. Graziani fu condannato per crimini di guerra nel 1948. Ricevette una condanna a 19 anni di reclusione, di cui scontò solo due anni; morì nel 1955. Nel 2012, lo stato italiano ha costruito un mausoleo e un parco commemorativo in suo onore nel villaggio di Affile, a sud di Roma. Il sindaco della città, Ercole Viri, così come alcuni funzionari statali, erano presenti per la sua cerimonia di apertura. Viri esaltò l’importanza del sacrificio che Graziani diede per il suo paese e respinse le sue critiche al Macellaio d’Etiopia come “chiacchiere inattive”.

E’ vero che il cardinale Schuster cambiò posizione sulla guerra in Etiopia, ma dopo le tragedie. Come ho fatto notare sul mio articolo La difesa di Pio XI per gli etiopi e gli ebrei, (pubblicato aprile 2016 su questo giornale), l’unica voce libera in Italia nel 1935 era quella di Papa Pio XI che. Egli allinizio della guerra rimane neutro in seguito allart. 24 dei Patti Lateranensi del 1929: “La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potestà morale e spirituale.” Il papa, dopodiché ruppe il suo silenzio dicendo che una guerra condotta unicamente per conquistare era una guerra ingiusta: qualcosa di indicibilmente triste ed orrenda. Il 23 ottobre 1938, il papa aveva confidato al portavoce del Vaticano, il padre Pietro Tacchi Venturi: «Mi vergogno d’essere italiano. Tu, Padre, dillo a Mussolini, ti prego! Non come papa, ma come italiano ho vergogna di me stesso! Il popolo italiano è diventato un gregge di stupide pecore. Parlerò apertamente, senza paura. Mi sento spinto dal concordato, ma anche dalla mia coscienza. Sono veramente triste, come papa e come italiano».