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Posted on 1ott, 2019

Reliquie di San Pietro a Costantinopoli

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celebrationdi Andrea Drigani Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione «Sacrosanctum concilium» al n.111, ribadendo un’antichissima consuetudine, afferma : «I santi sono venerati nella Chiesa, secondo la tradizione, e le loro reliquie autentiche e le loro immagini sono tenute in onore» («Sancti iuxta traditionem in Ecclesia coluntur, eorumque reliquiae authenticae atque imagines in veneratione habentur»). Anche in tale contesto si colloca la lettera che Papa Francesco ha scritto, il 30 agosto, al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, per spiegare più pienamente il dono di alcuni frammenti delle reliquie dell’Apostolo Pietro, avvenuto il 29 giugno attraverso la delegazione del Patriarcato Ecumenico, che aveva preso parte alla festa patronale della Chiesa di Roma. Papa Francesco ricorda che la tradizione ininterrotta della Chiesa romana ha sempre testimoniato che l’Apostolo Pietro, dopo il suo martirio nel Circo di Nerone, fu sepolto nell’adiacente necropoli del colle Vaticano. La sua tomba – prosegue – divenne presto un luogo di pellegrinaggio da ogni parte del mondo cristiano. In seguito l’imperatore Costantino fece costruire la Basilica Vaticana dedicata a San Pietro sopra il sito della tomba dell’Apostolo. Nel giugno 1939 Papa Pio XII decise di far eseguire degli scavi sotto la Basilica Vaticana. I lavori portarono prima alla scoperta del luogo esatto di sepoltura dell’Apostolo e poi, nel 1952, alla scoperta, sotto l’altare maggiore della Basilica, di un’edicola funeraria, addossata a un muro rosso datato all’anno 150, che conteneva ossa che possono essere ragionevolmente considerate appartenenti all’Apostolo Pietro. Di quelle reliquie – continua Francesco – il Papa San Paolo VI fece rimuovere nove frammenti per la cappella privata dell’appartamento papale. I nove frammenti furono posti in una cassetta di bronzo recante l’espressione: «Ex ossibus quae in Archibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri apostoli esse putantur» («Dalle ossa trovate nell’ipogeo della Basilica Vaticana che si ritiene siano del beato Apostolo Pietro»). Papa Francesco osserva poi di aver sentito che sarebbe stato molto significativo se questi frammenti delle reliquie dell’Apostolo Pietro fossero state poste accanto alle reliquie dell’Apostolo Andrea, che è venerato come patrono celeste della Chiesa di Costantinopoli. Unire le reliquie dei due fratelli Apostoli – aggiunge ancora Francesco – può servire anche come costante promemoria e incoraggiamento perché, in questo cammino continuo, le nostre divergenze non siano d’intralcio alla nostra comune testimonianza e alla nostra missione evangelizzatrice al servizio di una famiglia umana che è oggi tentata di costituire un futuro puramente secolare, un futuro senza Dio. Il Patriarca Bartolomeo ha risposto a questo dono con un’intervista rilasciata all’«Osservatore romano» del 15 settembre. Il Patriarca ha esordito considerando questo regalo un vero tesoro e indica tre significati profondi di questo gesto. Il primo è che l’arrivo delle reliquie del santo apostolo Pietro nella sede del Patriarcato ecumenico a Costantinopoli è una benedizione in sé. San Pietro è una figura centrale di santità perché è apostolico e per molti aspetti vicino a tutti i cristiani, è l’apostolo della confessione, ma anche del rinnegamento. San Pietro è il testimone della risurrezione, segno di speranza per tutti i credenti. Il secondo significato – annota Bartolomeo – consiste nella memoria delladownload fratellanza che unisce San Pietro e Sant’Andrea. Allo stesso modo in cui i due apostoli sono fratelli secondo la carne, così le Chiese di Roma e di Costantinopoli sono sorelle. Il terzo significato è più ecumenico e si riferisce alla ricerca dell’unità e della comunione. Il dono di Papa Francesco – osserva il Patriarca – è una nuova pietra miliare sulla via del riavvicinamento, un passo cruciale nel dialogo della carità avviato più di cinquant’anni da Paolo VI e da Atenagora. Un dialogo che oggi è posto sotto la benedizione dall’apostolo Pietro. Bartolomeo ha infine voluto rammentare le parole dell’apostolo che in queste circostanze assumono una dimensione molto particolare: «Amatevi, intensamente di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna» (1 Pt 1,22).