La Chiesa come una tenda che allarga i suoi spazi

di Antonio Lovascio · Illuminata dallo Spirito Santo, motore dell’evangelizzazione, entra nel vivo la preparazione del Sinodo Universale su Comunione, Partecipazione e Missione in Cristo. “Come una tenda che allarga i suoi spazi “ (è la plastica configurazione dettata da Papa Francesco) la Chiesa si mette in ascolto dei popoli a tutte le latitudini, registrando – in questo Cammino che proseguirà passando dal Sinodo dei Vescovi del 2023 fino al Giubileo del 2025 – differenze ma anche tanti punti di convergenza. Come è avvenuto nelle prime tappe continentali, in America Latina, in Asia ed in Europa. La sfida comune emersa a San Salvador e a Praga è quella di mettere in pratica la sinodalità, facile da pronunciare ma difficile da attuare. Questo concetto si traduce in “uno stile, una cultura, un modo di pensare e di essere, di dialogare sulle nostre preoccupazioni e dolori”. Nelle due assemblee i delegati partecipanti hanno raccomandato di prendere concrete e coraggiose decisioni sul ruolo delle donne all’interno della Chiesa e su un loro maggiore coinvolgimento a tutti i livelli, anche nei processi decisionali. Hanno suggerito di esplorare forme per un esercizio sinodale dell’autorità. Hanno insistito sull’urgenza di superare “la frattura tra fede e cultura per tornare a portare il Vangelo nel sentire del popolo, trovando un linguaggio capace di articolare tradizione e aggiornamento”.

Un linguaggio che consenta di parlare anche ai giovani. Sono cambiati i tempi. Oggi non ci sono più le diffidenze e le prevenzioni di carattere ideologico cui eravamo abituati negli anni ‘80 e ‘90. I millennials sono più liberi e disponibili, ma nello stesso tempo sono anche più indifferenti e abituati a una molteplicità di messaggi, di relazioni, di interessi, che rendono meno rilevante l’esperienza religiosa intesa come appartenenza, partecipazione, identificazione con la comunità ecclesiale. Sotto l’aspetto spirituale, però, come dimostrano anche molti studi condotti dall’Università Cattolica, la domanda cresce. Nel cuore i giovani portano un desiderio e una ricerca spirituale come risposta alla solitudine e allo smarrimenti che sperimentano. E il Sinodo della Chiesa universale, la Gmg di Lisbona e il Cammino sinodale sono grandi opportunità per rimodulare il rapporto con le nuove generazioni.

Da Praga è partito un altro messaggio chiaro dai rappresentanti delle comunità ecclesiali del Vecchio Continente: “Ascoltare il grido dei poveri e della terra nella nostra Europa, e in particolare il grido disperato delle vittime della guerra che chiedono una pace giusta”. Queste sono solo alcune delle esortazioni conclusive. Ma nei quattro giorni di ascolto e di dialogo ancora una volta è emerso il dolore delle ferite che segnano la nostra storia recente, a partire da quelle che la Chiesa ha inflitto attraverso gli abusi perpetrati da alcune persone nello svolgimento del loro ministero o incarico ecclesiale, per finire con quelle provocate dalla violenza mostruosa della guerra d’aggressione che insanguina l’Ucraina e dal terremoto che ha devastato Turchia e Siria. Questi giorni di lavoro in piena comunione hanno permesso di “guardare negli occhi la Chiesa che è in Europa, con tutti i tesori delle due grandi tradizioni latina e orientale che la compongono”. “Sentiamo – si legge nel documento finale consegnato alla Segreteria generale del Sinodo – di amarla ancora più profondamente, nonostante le ferite che ha inferto, per le quali ha bisogno di chiedere perdono per poter passare davvero alla riconciliazione, alla guarigione della memoria e all’accoglienza delle persone ferite”.

A Praga durante le sessioni di lavoro sono stati presentati 39 rapporti nazionali sulle domande del Documento per la tappa continentale; il confronto è continuato nei lavori di gruppo. Un’esperienza positiva che ha consentito per la prima volta a vescovi, preti, religiosi, laici , uomini e donne di incontrarsi, ascoltarsi e dialogare partendo proprio dalle loro differenze e al di là dei tanti ostacoli, muri e barriere che la loro storia ha messo sul cammino. Per questo ora desiderano continuare a camminare in uno stile sinodale: “più che una metodologia, lo consideriamo uno stile di vita della nostra Chiesa, di discernimento comunitario e di discernimento dei segni dei tempi”. Concretamente desiderano che l’Assemblea continentale non resti una esperienza isolata, ma diventi un appuntamento periodico, fondato sull’adozione generalizzata del metodo sinodale che permei tutte le strutture ecclesiali e le procedure a tutti i livelli. Con questo stile sarà possibile affrontare i temi di impegno ritenuti prioritari: l’accompagnamento delle persone ferite, il protagonismo dei giovani e delle donne, l’apertura ad apprendere dalle persone emarginate. Con un comune intento: tornare a portare il Vangelo nel sentire del popolo: “Costruire una Chiesa sempre più sinodale è un modo per dare concretezza all’uguaglianza in dignità di tutti i membri della Chiesa stessa, fondata nel battesimo che ci configura come figli di Dio e membri del corpo di Cristo, corresponsabili dell’unica missione di evangelizzazione affidata dal Signore”.