Dal Concilio a Papa Francesco: la rivoluzione dei Media Vaticani

di Antonio Lovascio · Papa Francesco non finisce di stupire e non perde occasione per mostrarci come sia in atto una vera e propria “rivoluzione “ dei media vaticani: “per camminare nel nostro tempo con i mezzi del nostro tempo”. Il rapporto-dialogo confidenziale con la stampa, le interviste ai giornalisti di tutto il mondo che lo accompagnano nei viaggi all’estero, danno il senso concreto del dinamismo di una comunicazione papale che nella sua libertà sfugge continuamente agli schemi precostituiti. E rappresentano – nel quadro delle innegabili innovazioni – “il passo di una storia che rimane aperta, nella quale la continuità è garantita dalla fedeltà alla missione della Chiesa, di cui la comunicazione è parte integrante”.

Ci aiuta a cogliere compiutamente questo positivo e incessante dinamismo il volume “Dal Concilio al web. La comunicazione vaticana e la svolta della riforma”, di Angelo Scelzo, editorialista di “Avvenire” e de “Il Mattino”, per anni vicedirettore de “L’Osservatore Romano”, poi sottosegretario dell’allora Pontificio consiglio delle Comunicazioni Sociali e vicedirettore della Sala stampa della Santa Sede quand’era guidata da padre Federico Lombardi. Un giornalista-scrittore che da Montini in poi ha vissuto in prima persona momenti cruciali per la Chiesa, come le dimissioni di Benedetto XVI, per arrivare soprattutto al cambio di passo e di linguaggio ( “l’ispirazione deve sempre partire dal cuore”) voluti da Bergoglio.

Padre Lombardi ed Angelo Scelzo questa riforma l’avevano auspicata ed in parte anche preparata. Certo, come sottolinea il gesuita piemontese già portavoce di tre Pontefici nel volume appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana (pagine 440 euro 20), Scelzo «aveva probabilmente più di chiunque altro gli strumenti per fare oggi questo primo tentativo di analisi complessiva delle vicende della comunicazione vaticana nell’epoca contemporanea», appunto dopo aver lavorato oltre trent’anni nelle varie strutture informative del Palazzo Apostolico e della Comunità ecclesiale. Di cui ha avuto modo di conoscere cardinali e vescovi di tutto il mondo; segreti e progetti della Curia, come alcuni dossier riservati.

Comunque ci voleva tutto il coraggio di Papa Francesco a dare organicità ad un sistema tradizionale ormai superato, puntando sulla multimedialità e sull’integrazione delle varie testate, grazie alla spinta del nuovo Dicastero creato nel 2015 e guidato da Paolo Ruffini. Va però riconosciuto il merito di Papa Ratzinger: fu proprio il grande teologo che scriveva a matita, a rendersi conto nel 2009 dell’importanza di Internet, quando ebbe “la grande onestà” di capire, dopo Ratisbona, che un discorso pensato come accademico era diventato politico in quanto pronunciato da un Papa. Era perciò giunto il momento di affrontare la «crisi dell’ordine sparso della vecchia comunicazione e delle sue strutture indipendenti – la Radio Vaticana, “L’Osservatore Romano”, la Sala stampa, la Libreria Editrice… ». Simbolicamente Benedetto avviò con un clic il primo portale news.va. Affermando però che i media non dovrebbero solo favorire la connessione tra le persone, ma anche incoraggiarle “a promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Poi Bergoglio ha fatto tutto il resto, riconoscendo che il pianeta digitale – pur con tutte le insidie che presenta e che vanno eliminate – è “una parte significativa dell’identità e dello stile di vita dei giovani”. E’ “indistinguibile dalla sfera della vita quotidiana” e sta cambiando il modo in cui l’umanità accumula conoscenze, diffonde informazioni e sviluppa relazioni.

Quello di Scelzo non è un racconto chiuso. Ha un finale aperto, di attualità, che lascia intravvedere nuove possibilità di annuncio e di testimonianza. Ma i lettori apprezzeranno pure il faticoso lavoro del giornalista-scrittore salernitano anche per la sua indubbia valenza storica. Perché, senza rinunciare al rigore di numeri, date e documenti (l’anima della nuova strategia, che poi è vita), ricostruisce con annotazioni inedite, ricordi personali e curiosi retroscena, il non facile percorso dagli anni del Concilio Vaticano II (che con San Paolo VI ha offerto agli operatori dei Media come affidabile bussola il decreto “Inter Mirifica”, non sempre però compreso e messo in pratica ), a quelli del lungo pontificato di San Giovanni Paolo II, “il grande comunicatore”) e del suo successore Benedetto XVI. Fino alla Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, pubblicata da papa Francesco il 19 marzo 2022 come atto conclusivo del lungo processo di revisione.

Oggi la Chiesa con la “conversione digitale” è “attrezzata” per la sua missione di evangelizzazione, per accompagnare ed orientare il Cammino sinodale in tutti i Continenti. Per manifestare il coraggio di essere “Chiesa in ascolto di tutti” e raggiungere le “periferie esistenziali”, dentro le quali abitano anche ambienti digitali. Per tessere relazioni con persone la cui vita – in particolare quella dei giovani – si svolge in gran parte dentro quella dimensione, dove si informano, comprano e vendono, incontrano gli altri, e magari manifestano pure la loro Fede.