Visita al patriarca Bartolomeo

di Stefano Tarocchi · Nel 2014, in corrispondenza della festa di sant’Andrea, fratello di Simon Pietro, che condusse dallo stesso Gesù, dopo essere stato chiamato per primo nel racconto del Vangelo di Giovanni, Papa Francesco fece una memorabile visita ad Istanbul dal patriarca Bartolomeo I.  

Quest’ultimo era stato il primo arcivescovo di Costantinopoli a partecipare di persona all’ingresso di Francesco nel ministero petrino. Quell’anno rimase memorabile anche perché nel maggio dello stesso anno il patriarca partecipò alla preghiera indetta da Francesco per la pace in Medio Oriente con Abu Mazen, Presidente dell’autorità nazionale palestinese e Shimon Perez, al tempo presidente dello Stato di Israele – che riveste un profondo monito nella drammatica attualità di questi tempi di guerra – ed era anche intervenuto per la festa dei santi Pietro e Paolo. 

Sul modello questo duplice incontro, recentemente una delegazione fiorentina, guidata dal gran cancelliere della Facoltà teologica dell’Italia centrale, il cardinale Giuseppe Betori, di cui faceva parte lo scrivente come preside della medesima, ha restituito al patriarca Bartolomeo la visita che egli ha fatto a Firenze nello scorso maggio, quando ha ricevuto nella nostra facoltà il dottorato ad honorem in Sacra Teologia.  

Nel «cristocentrismo trinitario con cui Bartolomeo interpreta il rapporto tra Creatore, creatura e creazione» nel maggio scorso ha tenuto la sua lectio magistralis: «Il mondo come sacramento. Una visione teologica della creazione».  

Non importa aggiungere quanto questa lezione di Bartolomeo, magistrale nella circostanza, ma soprattutto vitale, è profondamente legata al magistero di papa Francesco, resa straordinariamente attuale da fenomeni meteorologici di rara intensità, che solamente stolti e ciechi analfabeti ed incompetenti negazionisti affidano alla casualità. Sto parlando di Laudato si’ (2015) e di Laudate Deum (2023)

E qui «la Chiesa è chiamata a fare tutto il possibile per proteggere la creazione di Dio da una crisi che si presenta primariamente antropologica» (Clemenzia). 

Al di là del protocollo, che in questi casi prevede una serie di incontri fra la delegazione e il Patriarca ecumenico, posso testimoniare di persona di avere raccolto la profonda umanità e il carisma straordinario di Bartolomeo I, che guida le comunità della Chiesa ortodossa come patriarca ecumenico.  

Volutamente non entro qui nelle questioni che concernono più direttamente vicende che superano l’orizzonte ecclesiale delle chiese d’oriente e in particolare del patriarcato ecumenico non ancora in comunione piena con Roma, anche sullo sfondo dei rapporti con il patriarcato della “terza Roma”. 

Ancora una volta abbiamo avuto la testimonianza toccante, direttamente dalle parole e dai gesti di Bartolomeo I, di come le due Chiese sorelle, quella legata a Pietro e alla sua tradizione, e quella legata ad Andrea, il protòclito, aspirino ad una comunione piena.  

Intanto la nostra Facoltà fiorentina sta mantenendo l’impegno preso pubblicamente nella circostanza solenne del dottorato di istituire una «nuova “Cattedra” ecumenica, denominata Chiesa e liturgia ortodossa, che trova il suo “ambiente” più appropriato di studio e di ricerca nell’approccio liturgico che caratterizza la licenza in Teologia dogmatica della Facoltà».