La catechesi come avanguardia della Chiesa. Un recente Convegno

di Francesco Vermigli · Il 22 e il 23 febbraio scorsi, presso il Carpegna Palace Hotel di Roma si è tenuto il Convegno nazionale per i direttori degli uffici catechistici diocesani, organizzato dall’Ufficio catechistico nazionale, sul tema: Da Scalea ai Convegni Regionali. Cinque passi per ripartire. Una piccola sosta pare necessaria per spiegare il titolo. Il riferimento a Scalea rimanda al Convegno svoltosi la scorsa estate, appunto nella città calabrese. Il richiamo ai Convegni Regionali trova invece la sua ragione nel fatto che quello che stiamo presentando, è stato pensato come un ponte in vista dei Convegni che si svolgeranno in ogni regione ecclesiastica italiana tra la primavera e l’autunno del 2024. Così, solo per fare un esempio, quello in Toscana si terrà a Lucca tra il 19 e il 20 aprile sul tema: «Anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,46). Il catecumenato oltre il rito, per un nuovo stile di evangelizzazione.

Momenti di approfondita riflessione e di grande scambio tra i partecipanti sono stati gli interventi che hanno aperto e chiuso il Convegno. Mi riferisco alla relazione di apertura che mons. Rino Fisichella ha tenuto sotto il titolo: Dal ministero del catechista al Giubileo: prospettive per la catechesi. E mi riferisco anche alla relazione di chiusura, tenuta da don Armando Matteo, dedicata a: Una fede provocata dall’oggi. Più che una dettagliata cronaca del Convegno vogliamo qui raccogliere alcune impressioni, emergenti in particolare dalle due relazioni che hanno incorniciato l’intero Convegno.

La relazione di Fisichella – traendo facilmente ispirazione dal motto del Giubileo del 2025, Peregrinantes in spem – innanzitutto ha colto nel mondo di oggi un deficit di speranza; assenza lancinante e spesso non ben tematizzata dalla Chiesa stessa. La speranza è invece agli occhi di Fisichella il motore della nostra fede e della nostra carità: qui facendo leva sul celebre e mirabile apologo della speranza, che si trova tra gli scritti di Charles Peguy. La speranza rivendica un tratto ecclesiale, essendo segno di unità tra i credenti e rendendo responsabile il credente di fronte a tutti: è del credente, cioè, avere la responsabilità di sperare per tutti quegli uomini che non sperano; abbattuti nell’animo e prostrati nel corpo, isolati e annientati nelle relazioni, negli affetti, nel lavoro. In modo particolare – ha aggiunto Fisichella – è al catechista che va riconosciuta questa responsabilità: egli è apologeta di speranza, custode della memoria di Dio e segno di speranza per tutti.

L’intervento finale di Armando Matteo ha tratteggiato a rapidi tocchi il contesto sociale entro il quale avviene l’attuale opera evangelizzatrice della Chiesa. Individua nel tema dell’“abbondanza” il tratto caratteristico dei nostri tempi. La domanda che si impone è dunque: che cosa può farsene l’uomo che vive l’abbondanza, dell’annuncio salvifico di Gesù? È la domanda delle domande, si direbbe; la domanda che chiede uno sforzo ecclesiale compiuto e articolato, ma prima ancora richiede una consapevolezza che spesso pare mancare in coloro che appartengono alla comunità dei credenti. Don Armando Matteo fa appello alla creatività delle soluzioni pastorali, come unica strada capace di rendere la Chiesa all’altezza delle sfide dell’oggi.

Prima di trarre qualche considerazione conclusiva, vogliamo completare la presentazione del Convegno. Dopo l’importante e densa relazione di Fisichella, sono intervenuti rispettivamente mons. Valentino Bulgarelli in qualità di Direttore dell’Ufficio catechistico nazionale (sul tema: I Convegni regionali dell’UCN e l’esperienza del Cammino Sinodale) e don Alberto Zanetti, aiutante di studio del medesimo UCN (sul tema: L’osservatorio sull’iniziazione cristiana). Al mattino del 23 – dopo i gruppi di lavoro in cui sono stati suddivisi i circa 150 direttori sul tema: Dalla parte dei direttori: sfide e domande per accompagnare la fede oggi – si è svolta una Tavola rotonda (con la partecipazione di Lucia Capuzzi, Nando Pagnoncelli, Gennaro Ferrara, Paolo Bovio, Iacopo Scaramuzzi) dal titolo: Dalla parte degli esperti: sfide e domande per accompagnare la fede oggi.

Proviamo a chiudere con qualche riga di prospettiva. Il Convegno che si è svolto a Roma appare ben integrato all’interno del processo complessivo inaugurato dall’Ufficio catechistico nazionale a partire dal periodo post-pandemico. In modo particolare, il riferimento costante è ormai da circa tre anni il discorso tenuto il 30 gennaio 2021 da papa Francesco all’UCN nel 60° anniversario della sua fondazione. Da qui, infatti, Bulgarelli ha tratto l’immagine (rendendola a suo giudizio la categoria fondamentale della catechesi di oggi) che intende la trasmissione della fede come l’“avanguardia della Chiesa”. Ora, in una battaglia, l’avanguardia è la parte dell’esercito che evidentemente rischia di più, soggetta agli attacchi più duri; eppure, essa può anche dare svolte improvvise alla battaglia stessa, con creatività e con improvvisi rovesciamenti. Intendere dunque la catechesi come “avanguardia” significa pensarla innanzitutto come capacità della Chiesa di mostrare al mondo di oggi la salvezza di Cristo e la fedeltà del suo amore. Ma quanto davvero la Chiesa è consapevole di questa incredibile responsabilità della catechesi?