San Francesco secondo Piero Bargellini.

di Giovanni Pallanti • Umanamente la Chiesa cattolica, da duemila anni, cammina su un crinale scivoloso fra santità e scandali negatori dei vangeli. Nacquero i francescani e i domenicani per evitare l’esaurirsi della spinta evangelica nella Chiesa di Roma. Ottocento anni fa, nel 1223, ci fu l’approvazione ufficiale della regola francescana, voluta dal Papa Onorio III. Nel 1224 San Francesco d’Assisi ricevé le stimmate sul monte della  Verna. Nel 1225 il santo di Assisi scrisse il Cantico delle creature, che è rimasto pietra miliare anche della storia letteraria italiana. Nel 1226 San Francesco lasciò questa terra per andare in Paradiso. Insieme a San Domenico, fondatore dei domenicani, otto secoli fa, salvarono la Chiesa dal disfacimento morale dandogli una nuova credibilità con le opere di misericordia, lo studio e una estrema povertà. Di San Francesco i francescani conventuali di Santa Croce, insieme alla casa editrice Vallecchi, hanno riedito la vita scritta da Piero Bargellini, quando  era solo uno scrittore lontano da ogni suggestione politica, che negli anni successivi alla seconda guerra mondiale lo vedrà assessore alla cultura nella giunta del sindaco Giorgio La Pira e poi lui stesso sindaco di Firenze, senatore e deputato. 

Bargellini, secondo Carlo Bo, fa parte di quella ristretta cerchia di grandi prosatori italiani, che hanno saputo raccontare la vita e la storia con una scrittura limpida che attingeva a una concezione della storia e alla teologia in modo stupefacente. Bargellini è stato per lungo tempo osteggiato dalla <cultura> comunista. Questa vita di Francesco, Bargellini la racconta con sapienza teologica, storica e spirituale, facendone un’opera di ampio respiro, che narra il travaglio personale del santo, che dal 1221 al 1223 dovette subire uno stravolgimento della regola evangelica di assoluta povertà per i suoi frati, voluta da gran parte di essi e dal Papa Onorio III, che accettò ufficialmente una regola molto meno esigente e dura di quella voluta dal santo di Assisi. Bargellini scrive che la regola del 1221 assomigliava a una quercia frondosa che, col tempo, sarebbe marcita, quindi meglio una tavola di quercia  (la regola del 1223) che avrebbe preservato i principi francescani attraverso i secoli. E così è stato. Quest’ordine di frati si installò nelle periferie delle città come fecero anche i domenicani. A Firenze la chiesa di Santa Croce e quella di Santa Maria Novella sorsero nella campagna. Tanto tempo è passato, la Chiesa ha ancora una strada difficile davanti a sé per essere veramente santa. I francescani, come i domenicani, fanno parte di quelle truppe scelte che cercano di evitare i pericoli della storia che sembra rinnegare progressivamente i valori di Cristo e dei due suoi santi, Domenico e Francesco. Al libro di Bargellini scritto nel 1941 e ristampato nel 2023, in questa nuova edizione c’è una prefazione dell’Arcivescovo di Benevento Felice Accrocca, professore di Storia della Chiesa antica e medievale all’Università Gregoriana, che scrive:” una capacità di analisi (quella di Bargellini n.d.r.) che costituisce un pregio ulteriore, non piccolo, di questo volume, il quale potrà consentire a molti di prendere confidenza – scrive Monsignor Accrocca – con uno scrittore e imprenditore culturale (come dimenticare la splendida stagione de Il Frontespizio o il ruolo da lui avuto in Città di vita?) che tanto ha dato alla cultura italiana, e non solo, del Novecento.