di Filippo Meli · Lo scorso mese, dal 27 luglio al 3 agosto si sono svolti a Roma gli eventi legati al Giubileo dei Giovani a cui un numeroso gruppo della diocesi di Firenze, proveniente da diverse parrocchie, movimenti e associazioni, hanno deciso di partecipare. Nonostante l’organizzazione e la struttura abbia fin da subito richiamato quella di una GMG, l’evento apre nuove prospettive e interroga molto sul cammino da fare nelle parrocchie.
Se ci accingiamo a leggere le notizie delle prime pagine dei giornali dei giorni successivi spicca immediatamente la grande partecipazione a livello numerico, soprattutto per ciò che riguarda la veglia a Tor Vergata e la Messa conclusiva con papa Leone. Volendo, però, provare a fare un’analisi dell’esperienza più che un resoconto è inevitabile chiedersi cosa abbia prima di tutto attratto così tanti giovani a partecipare: difficile supporre che sia la ricerca di ricevere l’indulgenza plenaria, quanto piuttosto “l’odore” da GMG con tutto quello che ne consegue.
Allora la domanda si apre spontanea: cosa rende questo evento così importante e cosa diverso da una GMG?
Forse la chiave di lettura ce la può dare proprio papa Leone sia nelle “risposte” alla veglia di Tor Vergata, sia nell’omelia alla Messa conclusiva. Vorrei, però, soffermarmi principalmente proprio sulla veglia, sicuramente l’evento mediaticamente più trattato, sia in senso negativo che positivo (a seconda del giornalista), ma se vogliamo anche quello più particolare. Potrebbe suonare strano definire così la veglia, visto che ricalca la struttura di una GMG, ma in realtà il momento di preghiera a Tor Vergata ha assunto un sapore del tutto diverso rispetto, per esempio, a Lisbona del 2023.
Colpisce e ha colpito prima di tutto per i suoi lunghi silenzi che hanno accompagnato l’adorazione Eucaristica e per lo stile adottato dal papa di tre domande e tre risposte in tre lingue: spagnolo, italiano ed inglese (come ormai ci ha abituato).
Ciò che è emerge da tutto questo è un focus principale sul perdono e la riconciliazione col Padre che porta inevitabilmente e scelte non sempre facili: «“scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio. Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo» (Veglia di preghiera presieduta dal Santo Padre Leone XIV. Domanda 2 – Coraggio per scegliere, Tor Vergata, 2 agosto 2025).
Tutto questo però non tiene una spinta puramente intimistica ed esclusivamente personale come potrebbe sembrare. Dalle parole del papa emerge spesso una direzione verso le relazioni, un perdono ricevuto che ci può rendere “sale della terra e luce del mondo”. «[…] le relazioni umane, le nostre relazioni con altre persone sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia grazie a un legame ed è attraverso legami che noi cresciamo» (Veglia di preghiera presieduta dal Santo Padre Leone XIV. Domanda 1 – Amicizia, Tor Vergata, 2 agosto 2025).
Senza però mai dimenticare tutto questo non è mai un semplice sforzo umano reso capace dalla nostra buona forza di volontà, ma dono di Dio e Grazia da lui ricevuta: «ad ogni passo, mentre cerchiamo il bene, chiediamogli: resta con noi, Signore (cfr Lc 24,29)! Resta con noi Signore! Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo» (Veglia di preghiera presieduta dal Santo Padre Leone XIV. Domanda 3 – Richiamo del bene e valore del silenzio, Tor Vergata, 2 agosto 2025).
Tre domande quindi che completano un percorso di fede e di riconciliazione il quale, forse più dei mille eventi a cui i giovani sono abituati a partecipare, apre ad un cammino non chiuso. Non un’esperienza, bella e finita, un’emozione grande che brucia e si esaurisce preso, ma un primo passo che riconduce a casa e che cerca (pur nei limiti della nostra umanità) di spingerci verso la quotidianità. Il perdono e l’indulgenza ricevuta, anche se spesso non capita fino in fondo, per dirlo con le parole del papa durante l’Angelus a Tor Vergata, ci aprono a «portare questa gioia, questo entusiasmo a tutto il mondo», perché «Voi siete sale della terra, luce del mondo: portate questo saluto a tutti i vostri amici, a tutti i giovani che hanno bisogno di un messaggio di speranza».

