di Carlo Parenti · 1) L’ultimo documento scritto da Giorgio La Pira è una lettera a papa san Paolo VI, datata 22 agosto 1977. Vi si legge in apertura e chiusura: “Beatissimo Padre, Le scrivo all’estremo delle forze in cui mi trovo. […] il Signore ci invita a riflettere sulla situazione in cui si trovano migliaia di giovani.”
Profetico il professore. La situazione odierna, a distanza di 48 anni, non è certamente rosea, anzi.
In un sondaggio del Sole 24 Ore, del 10 febbraio 25, si legge che per l’81% degli under 25 in Italia il malessere è una condizione diffusa. Il 70% si è sentito depresso negli ultimi 12 mesi. Isolati nella dimensione personale e in fuga, i giovani -angosciati da crisi economica, lavoro, emergenza climatica- abbandonano quindi società e politica. Un giovane su 5 si sente tagliato fuori dalla società. Il 58% oscilla tra inclusione ed esclusione.
Osserva Antonio Noto: “Il 50% di chi ha tra i 16 e i 24 anni dichiara di preferire stare da solo a casa…e non risulta un senso di tristezza, né un senso di rancore, quanto la volontà di ritrovare serenità ‘rinchiudendosi’. L’isolamento sembra quindi una scelta di difesa, un rifugio, un’incapacità a socializzare, una resa sociale. […]. È un isolamento improduttivo, privo di attività creative o di crescita personale. Resta un tempo di attesa, riempito da meri passatempi. In pochi studiano o leggono, né utilizzano i social media per rimanere a contatto, seppure virtualmente con gli altri coetanei.”.
Noto conclude con una domanda: “Questa scelta contribuisce a difendersi dalla società, giudicata troppo complessa e nella quale non ci si identifica, o se invece non rappresenta di per sé proprio l’anticamera di una depressione, ancora manifesta e che forse è ancora in incubazione. Una forma di ‘depressione sociale’ più che personale”.
2) Ma qual è invece la situazione dei giovani che non si arrendano, che socializzano, che accettano di confrontarsi con la realtà? Anche in questo caso non rosea.
I dati ISTAT indicano una costante emigrazione di giovani italiani: tra il 2013 e il 2022, 352.000 giovani tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia, di cui oltre 132.000 laureati (cioè, il 37,7 %), a fronte di soli 104.000 rientri nella stessa fascia d’età, con un saldo negativo di oltre 87.000 laureati nel periodo. Cioè, i rimpatri di giovani laureati sono stati circa 45.000.
Nel 2023, l’emigrazione di giovani laureati ha registrato un incremento del 21,2%, con 21.000 ragazzi tra i 25 e i 34 anni che si sono trasferiti all’estero.
Le principali motivazioni sono la ricerca di opportunità lavorative qualificate e un migliore tenore di vita.
Le ragioni della “fuga”: 1- Un fattore importante è la scarsità di opportunità lavorative qualificate e la ricerca di un migliore differenziale salariale (una esperienza personale: un mio giovane nipote laureatosi in ingegneria, dopo 2 anni di esperienza in Italia, è stato assunto in Lussemburgo con stipendio di 6.000 euro!); 2- Oltre al lavoro, i giovani lasciano l’Italia anche per una migliore qualità della vita e per cercare nuove opportunità di studio e formazione.
Le destinazioni estere privilegiate sono in Europa (in particolare Germania, Spagna e Regno Unito).
Mentre il Nord e il Centro riescono a compensare le uscite dei giovani laureati grazie ai movimenti migratori provenienti dal Mezzogiorno – come rileva il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli- quest’ultima migrazione dal sud registra una perdita netta di 168mila individui tra il 2013 e il 2022, un’erosione di capitale umano che ne riduce la capacità di sviluppo economico e la possibilità di recupero de laureati persi nel meridione .
Peraltro, va detto che nel decennio 2013-2023 sono stati in totale oltre un milione di cittadini di ogni età espatriati.
Tralascio il problema demografico della riduzione delle nascite, in Italia, che comporterà la mancanza di giovani per rimpiazzare gli anziani che lasceranno il lavoro, ma aggiungo che anche l’immigrazione (necessaria) non aiuterà il mantenimento di persone laureate. Infatti, relativamente agli stranieri con laurea, l’Italia è penultima nell’Unione Europea. La quota di immigrati fra i 15 e 64 anni con titolo di studio universitario è dell’11,7% contro una UE del 28% (dati della Fondazione Moressa).
3) Concludo questa panoramica sulla situazione dei giovani, guardando con speranza a un futuro migliore, con una citazione che papa Leone XIV ha fatto nell’omelia alla Concelebrazione Eucaristica di Tor Vergata, il 3 agosto u.s., in occasione del Giubileo dei giovani.
“Papa Francesco diceva a Lisbona, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, ad altri giovani come voi: «Ognuno è chiamato a confrontarsi con grandi domande che non hanno […] una risposta semplicistica o immediata, ma invitano a compiere un viaggio, a superare sé stessi, ad andare oltre […], a un decollo senza il quale non c’è volo. Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro […]. Non siamo malati, siamo vivi!» (Discorso per l’incontro con i Giovani Universitari, 3 agosto 2023)”.
Leone XIV ha così concluso la sua omelia: «Vi affido a Maria, la Vergine della speranza. Con il suo aiuto, tornando nei prossimi giorni ai vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino»!

