«Il conclave e l’elezione del papa»: in margine  a un saggio di Alberto Melloni.

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di Stefano Tarocchi · Il denso volume “Il conclave e l’elezione del papa” di Alberto Melloni (Una storia dal I al XXI secolo, Marietti 1820, Il Portico, Bologna 2025) offre una ricostruzione dettagliata e rigorosa del processo che porta alla scelta del vescovo di Roma.

L’autore esamina con attenzione le radici storiche, gli sviluppi normativi e le implicazioni ecclesiali di uno dei momenti più significativi della vita della Chiesa cattolica. Il saggio è comprende cinque parti e quattordici capitoli, l’ultimo dei quali è dedicato al conclave del 2013, che si caratterizza per l’assenza del funerale del Papa precedente. Questo denso volume che ha ben 841 note, comprese fra la pagina 353 e il 456, ha avuto l’avventura di uscire fra l’aprile e il maggio 2025, ossia tra la morte di Papa Bergoglio e l’elezione di Papa Prevost.

Melloni parte dalle origini, illustrando come nelle prime comunità cristiane il vescovo di Roma, successore come si esprime l’autore «per Pietro e Paolo», fosse scelto per acclamazione, senza regole prestabilite. Meloni non manca di richiamare quello che accadde secondo il libro degli Atti, quando venne chiamato Mattia a prendere il posto di Giuda. Dopo il discorso di Pietro, che introduce il problema, furono proposti due nomi: «Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia.  Poi pregarono dicendo: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava”. Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli (At 1,23-26).

Questa procedura, che risulta un unicum all’interno della comunità cristiana delle origini e non solo, sembra affascinare molto Melloni. Anche se non si tratta dell’elezione del vescovo di Roma, è un punto di riferimento importante in quanto, se Pietro è stato scelto dallo stesso Gesù Cristo, i suoi successori vengono scelti da creature umane: nello specifico i preti e i diaconi della Chiesa di Roma, e i vescovi delle diocesi “suburbicarie”, ovvero i “cardinali”.

In questo contesto si inserisce anche la questione se può essere eletto papa un vescovo trasferito alla Chiesa di Roma da un’altra chiesa, o addirittura se questi possa tenere l’una e l’altra cattedra, come la storia talora ci ha insegnato, ma – vado per sommi capi – anche la composizione geografica degli elettori, con i problemi che dovettero essere affrontati quando viaggiare da una parte all’altra del pianeta era complicato e il collegio elettorale cominciò ad estendersi.

Con il passare dei secoli, la procedura si è trasformata, fino a diventare il conclave: un’assemblea segreta riservata ai cardinali, appunto tutelata cum clave, per favorire una scelta ragionevolmente rapida. La necessità di tutelare la libertà della scelta dalle pressioni esterne ha portato a normative sempre più rigide, confluite nella costituzione “Ubi periculum” di Gregorio X (1274), fondamento del conclave moderno, un testo che però è stato modificato infinite volte dal papa uscente per designare il suo successore, ma che in sostanza verte sul principio dei due terzi dei voti, che l’eletto dovrà ricevere dal collegio elettorale per diventare il legittimo successore di Pietro.

Non meno importante è anche il luogo dove si deve svolgere il conclave, quando la storia ci insegna che sia oscillato a lungo fra il luogo della morte del papa e la città di Roma, di cui deve diventare poi vescovo. Non dimentichiamo nemmeno la questione della cattività avignonese, ossia il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone dal 1309 al 1377.

Il saggio di Melloni descrive con chiarezza le modalità attuali dello svolgimento del conclave: i cardinali sono isolati dal mondo esterno, anche con procedure rigide e sofisticate, seguono precisi rituali. Melloni spiega le regole di voto e le misure adottate per impedire interferenze politiche, come i famigerati veti, frutto delle situazioni storiche contingenti o mediatiche, sottolineando come il sistema sia stato pensato per garantire un’elezione ispirata dalla preghiera e dalla riflessione collettiva.

Un passaggio molto interessante è quello segnalato dalla data nel 1870 quando Roma entrò a far parte del Regno d’Italia, e poi il veto del 1903 da parte di Vienna coltro l’elezione del cardinale Rampolla.

Il volume si chiude con una sorta di post scriptum dal titolo “Francesco: le eredità in discussione”. Questo a partire dal peso che il Papa uscente ha voluto introdurre nei cardinali, futuri elettori del successore, scartando l’ipotesi remota di una designazione da parte del pontefice uscente e bypassando anche la questione degli “accordi”, ossia quella sorta di programma che un cardinale avesse voluto presentare agli elettori, indicando la sua persona, oppure un terzo soggetto come successore Di Pietro.

Di fatto fra queste eredità ancora in gioco, secondo Melloni, che derivano dalle irrisolte eredità di Paolo VI e del Concilio Vaticano II, c’è la questione del ministero e della formazione al ministero una volta avuto il coraggio di prendere atto della reale diminuzione in larghe aree dell’umanità del numero dei presbiteri.

Un paragrafo di questa disanima è dedicato anche ad alcune riflessioni sul carattere umano di Papa Francesco, che, secondo Meloni, ha virato con l’avanzare dell’età verso scelte che hanno posto più problemi che non soluzioni, e non hanno mancato di suscitare discussioni in una umanità estremamente variegata e complessa. Basta notare una sola cosa dove l’esponente più in vista della più grande democrazia moderna usa l’intelligenza artificiale per pubblicare un’immagine fra le più oscene del suo sciagurato governo: quando siede come papa indossando addirittura una mitra. La Provvidenza ha voluto poi l’elezione reale di un americano

Per riassumere, Melloni analizza come le riforme dell’elezione del papa nei secoli abbiano reso il processo più attento agli aspetti pastorali e spirituali, e come la pressione dei media contemporanei abbia cambiato la percezione pubblica dell’evento, pur restando di fatto esterna alle dinamiche del conclave stesso.

Secondo Melloni, il conclave non è quindi solo un evento carico di mistero e tradizione: rappresenta anche il momento di massima responsabilità per la Chiesa universale. L’elezione del papa appare quindi come un atto che intreccia dimensione spirituale, storica e politica, nel senso più alto del termine, in cui i cardinali cercano di interpretare le esigenze profonde del loro tempo nella scelta del nuovo vescovo di Roma.

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Stefano Tarocchi

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