Il quarto vangelo alla luce della tradizione giudaica. Recensione e commento agli scritti di Frédéric Manns.

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di Filippo Meli · Frédéric Manns è stato uno dei più importanti biblisti ed esperti del rapporto tra giudaismo e cristianesimo dei primi secoli. Francescano e professore di Giudaismo e Nuovo Testamento presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Nel 2025 è stato ripubblicato il suo testo o, meglio, la sua raccolta di testi, “Il quarto vangelo alla luce della tradizione giudaica”.

Già dal titolo, per quanto generico, Manns rende chiaro il contenuto del suo libro e la domanda che fa da sfondo alla sua ricerca: è legittimo leggere il Vangelo di Giovanni alla luce del giudaismo? Di fatto questa domanda è stata già affrontata da numerosi esegeti seppur spesso in modo indiretto. Il libro in questione, come già detto, più che uno studio sistematico è una raccolta di articoli pubblicati separatamente in diverse riviste, come Liber Annuus dello Studium Biblicum Franciscanum e la Revue des Sciences Religieuses dell’Università di Strasburgo, dal 1982 in poi.

Questo fatto di essere una raccolta di articoli rende, quindi, il testo da una parte destinato agli “addetti ai lavori” e di difficile accesso a chi cerca un semplice aiuto alla lettura del Vangelo di Giovanni, dall’altra molto chiaro se si cerca un approfondimento biblico specifico. I vari capitoli affrontati, infatti hanno tutti un tema diverso e affrontato in modo esaustivo, tutti (o quasi) con una metodologia di lavoro parallela.

Volendo dare una distinzione di stile possiamo notare come cinque capitoli sono dedicati all’analisi e approfondimento di un tema specifico: Giovanni Battista, i discepoli di Gesù, la samaritana, i giudei e la lavanda dei piedi; altri due invece sono quasi più due esegesi di capitoli distinti (l’11 e il 20) affrontati con un approccio molto particolate ed estremamente interessante: il primo è una lettura midrashica del capitolo 11, il secondo un confronto tra il capitolo 20 e tradizioni targumiche. In ogni caso, e a maggior ragione in questi ultimi due, la grande conoscenza di Manns per ciò che riguarda la tradizione giudaica emerge in maniera lampante rendendo questo testo una lettura molto utile per chi si trova a studiare il quarto Vangelo.

L’autore riesce a mettere bene insieme sia l’approccio diacronico che sincronico nei vari articoli e non perde mai di vista il quadro generale del Vangelo di Giovanni. Inoltre, fin dalle intenzioni dichiarate nell’introduzione, Manns ha ben chiaro come questo tipo di approccio e confronto con la letteratura rabbinica e tradizione giudaica non toglie nulla all’inserimento del quarto Vangelo nella tradizione patristica interna alla Chiesa. Anzi, ne diventa una forma di arricchimento. Che l’autore di questo Vangelo sia un profondo conoscitore del Primo Testamento è senza dubbio e forse per comprenderne al meglio i tempi affrontati è buona cosa questo tipo di lettura, e chi meglio di Manns per questo lavoro? A tal proposito è esemplare la sezione riguardo alla lettura midrashica del capitolo 11: di per sé, come sottolinea l’autore, il metodo midrashico è di difficile applicazione alla pericope dato che essa non contiene citazioni esplicite della Scrittura. Tuttavia, non è impossibile dato che le citazioni ci sono, ma implicite. La possibilità di questo confronto è quindi una sfida affrontata e vinta da Manns denotando una conoscenza della Scrittura e del giudaismo fuori dal comune.

È chiaro quindi come questo libro sia un utile strumento da tenere nella propria libreria per chi cerca di studiare in modo approfondito il Vangelo di Giovanni, un po’ meno per chi ha solo un interesse non così accademico. Non mancano citazioni di letteratura e fonti extra bibliche e per chi non è avvezzo alla materia rischia di perdersi. Come detto, però, questo libro non è pensato per lui, quanto per chi già conosce e già sa dello status questionis dei temi affrontati. D’altra parte, per chi invece si trova a dover studiare il quarto Vangelo a livello più profondo troverà sicuramente utile e necessario questo tipo di approccio perché è sempre valido l’adagio di sant’Agostino: «Novum Testamentum in vetere latet».

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