La giustizia come amore per la verità

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di David Salari · Due sabati fa (20 settembre) c’è stato il giubileo degli operatori di giustizia ed essendo io uno studente di Giurisprudenza, mi sono sentito chiamato in causa. In particolare, l’oggetto della mia riflessione è stato in relazione a quale tipo di giustizia voglio praticare.

Papa Leone dice che chi opera nella giustizia è personalmente vincolato ai criteri più alti di Verità. Questa ha varie forme, ma nella sua essenza sostanziale, è Cristo (Giovanni 14,16). Intendiamo la giustizia generalmente come il “dare a ciascuno il suo” ma c’è un ordine, una modalità nel dare a ciascuno il suo, un ordine che non può accordarsi all’assetto valoriale che può proporci il mondo e neanche un ordine che si declina su un apparente rigorismo delle norme, piuttosto un ordine divino. Questo può declinarsi con estrema chiarezza nel Magnificat che prevede un ordine dove i potenti vengono rovesciati dai troni, gli umili vengono innalzati; gli affamati vengono ricolmati di beni e i ricchi vengono rimandati a mani vuote. Questo è l’ordine al quale noi operatori cristiani del diritto aspiriamo grazie allo Spirito Santo, e che siamo chiamati a trasmettere nella nostra realtà, tutto al fine dell’edificazione del Regno di Dio.

Da questo ne deriva un messaggio di speranza, che Papa Leone dice sia già comunicato da altri operatori cristiani di altri ceti professionali, quali quelli dei medici e degli insegnanti, può e deve essere comunicato anche da noi. È un mandato che ci ha lasciato San Paolo: “Siate testimoni della speranza che è in voi”.

Il mondo del diritto, come afferma monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, può risultare confuso, e ci si può perdere in una “boscaglia”, eppure richiede un intervento e una volontà ancora più sostanziale e testarda, appunto fulgida di speranza. Questa viene trasmessa tramite la Grazia di Dio e si esplica in diverse direzioni, attraverso le categorie tradizionali dei magistrati, degli avvocati, delle forze dell’ordine ma anche nelle categorie di chi le leggi le fa e le amministra, quindi del legislatore e dei governanti, locali e nazionali e delle forze dell’ordine che lo applicano.

Non è solo una modalità tramite cui attuare il nostro lavoro, ma la nostra vocazione, quello per cui siamo nati, come quella di Cristo che dice davanti a Pilato: “per questo sono nato, per dare la testimonianza alla Verità”. Questo deve avvenire a costo della vita, perché “per questo siamo nati”. Ci sono stati esempi che hanno dimostrato che questo è possibile con la Grazia di Dio.

Giuseppe Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino. Esempi di persone che hanno dato la vita per amore, amore per la verità, per la propria terra e soprattutto per la dignità di coloro che ci vivevano.

Un amore che si trascrive nel Salmo 82: “Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all’afflitto e al povero! Liberate il misero e il bisognoso, salvatelo dalla mano degli empi!”. È un mandato generale, caratteristico di una filialità a Dio Padre, confermata dallo stesso salmo che afferma: “voi siete dei, siete tutti figli dell’altissimo”. Ed è un urlo, stanco delle vessazioni ai più deboli. Ed è parte della nostra persona.

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