Ma la più grande di tutte è la carità

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di Samuele Cosimo Fazzi · L’ultima meditazione spirituale tenuta durante uno degli incontri settimanali del gruppo FUCI di Firenze ha avuto come oggetto di riflessione l’inno alla carità contenuto nel capitolo 13 della prima lettera di San Paolo ai corinzi. La carità è l’ultima, non per importanza delle tre virtù teologali, dopo la fede e la speranza.

Afferma l’apostolo “e anche se ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza […] ma non ho carità, a nulla tutto serve” (1cor 13, 2-3: varie traduzioni assimilate); Ma cos’è la carità e perché è così importante da essere considerata come la virtù più grande? Per rispondere a questa domanda occorre leggere i versetti successivi in cui la carità è definita: magnanima, benigna, non invidiosa e poi a seguire: non si gonfia, non si vanta, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità, tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

Questi aggettivi e azioni sopraelencati si collegano a degli atteggiamenti della carità che però non sono fini a sé stessi ma rappresentano dei doni che essa fa a chi la possiede e i cui frutti devono essere donati a loro volta: la vera carità infatti opera soltanto in una logica di relazione con l’altro a cui siamo disposti a dare qualcosa di noi stessi, al contrario non può funzionare in un’ottica autoreferenziale della propria vita, per la quale tutto ciò che è disfunzionale ai nostri interessi è da eliminare.

Il testo prosegue al versetto 8 dicendo che tutto passa ma la carità non avrà mai fine, è infatti l’eternità il suo carattere principale, stesso carattere che appartiene esclusivamente Dio: se la carità è eterna e l’eternità appartiene solo a Dio, dovremmo dire che Dio è carità, una carità manifestata nel supremo dono del Suo Amore per noi.

La carità non si concretizza quindi (o non solo) in buone azioni verso gli altri, certamente queste possono essere d’aiuto per tante persone ma resteranno soltanto meri atti di beneficenza (in senso lato) se non accompagnate dalla Carità con la C maiuscola che è anzitutto un atto d’Amore ricevuto che presuppone la consapevolezza di essere amati e che chiede a sua volta di essere donato.

Ciò che in conclusione rappresenta la grandezza della carità è la sua consequenzialità rispetto alla fede e la speranza(di cui non abbiamo accennato nell’articolo): l’importanza di queste due virtù è in qualche modo funzionale alla terza che è l’espressa manifestazione di Dio stesso. Per questa ragione, come termina il capitolo 13 “tutto passa ma solo tre cose restano: la fede, la speranza e la carità, ma la più grande è la carità”.

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