Nuove riguardo al monastero di Santa Caterina del Sinai

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di Giovanni Campanella · Ci sono nuove riguardo alla vicenda del passaggio di proprietà del monastero di Santa Caterina ai piedi del Monte Sinai.

In un articolo dell’Agenzia Fides di alcuni mesi fa si legge:

«In base alla sentenza emessa dal Tribunale di Ismailia mercoledì 28 maggio, i beni del Monastero vengono di fatto confiscati e passano in gestione allo Stato egiziano, mentre ai monaci vengono imposte restrizioni di accesso a determinati immobili. La loro permanenza nel Monastero viene consentita solo per scopi di culto e alle condizioni stabilite dal nuovo proprietario statale» (AFRICA/EGITTO – Il Monastero di Santa Caterina nel Sinai diventa proprietà dello Stato egiziano. Crescono reazioni e preoccupazioni – Agenzia Fides)

La notizia ha destato non poche preoccupazioni nella comunità internazionale.

Dalla sua fondazione ad opera dell’imperatore romano d’oriente Giustiniano nel VI secolo, il monastero è riuscito tra alterne vicende a mantenere la propria autonomia gestionale per 15 secoli, grazie anche al suo status di “Vakuf”, luogo sacro da custodire secondo la tradizione coranica. Non esiste al mondo un altro luogo cristiano che abbia mantenuto per un così lungo tempo una presenza monastica ininterrotta! Però, come detto, da giugno 2025 i monaci sono a fare i conti con la minacciosa sentenza del tribunale.

Considerando che i monaci appartengono al Patriarcato ortodosso di Gerusalemme e considerando che la Grecia è la Nazione ortodossa per antonomasia dal punto di vista storico e culturale (la Russia lo è più per dimensioni e influenza contemporanea), il governo greco si è subito mosso in reazione alla confisca egiziana. L’Arcivescovo greco ortodosso di Atene Ieronymos ha definito il monastero “faro spirituale dell’Ortodossia e dell’ellenismo”. Lo stesso primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha sottolineato che il monastero ha un grande valore per l’ellenismo. «Il ministro degli Esteri greco George Gerapetritis ha immediatamente contattato il suo omologo egiziano per esprimere la posizione ufficiale della Grecia» (L’Egitto espropria il monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai). All’indomani della sentenza, anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, massima autorità spirituale della Chiesa ortodossa, ha espresso la sua preoccupazione.

Fortunatamente, a metà ottobre si è giunti ad un accordo tra la Grecia e l’Egitto (cfr. Egypt and Greece in talks to preserve historic Sinai monastery – Neos Kosmos e Greece, Egypt Agree on Mount Sinai Monastery, Mitsotakis Says – GreekReporter.com). In parlamento, Mitsotakis ha detto che l’accordo preserva il monastero, impedisce la sua conversione in luogo di altra natura che non sia di culto e garantisce il mantenimento della presenza dei monaci. Progetti turistici egiziani troppo a ridosso dell’area potrebbero danneggiare il sito a cui l’UNESCO ha già attribuito il carattere di patrimonio dell’umanità. L’Egitto ha quindi affermato il suo fermo impegno a proteggere il monastero e i limitrofi luoghi di culto, in considerazione del suo alto valore spirituale e della sua rilevanza religiosa.

Sembra che la sentenza di fine maggio fosse dovuta a pressioni di gruppi vicini ai Fratelli Musulmani e di gruppi di matrice salafita (movimenti fondamentalisti che si rifanno a una visione ultraconservatrice dell’Islam) che il Presidente, il generale Abdel Fattah Sisi, fa fatica a controllare. La forte reazione della comunità internazionale (di portata forse inaspettata) ha probabilmente favorito il passo indietro. A onor del vero, l’accordo non è ancora pienamente finalizzato. Speriamo che infine si traduca in una protezione vera della natura spirituale del sito e non di un giro di parole per imbambolare l’opinione pubblica in modo da continuare ad agire indisturbati nella direzione dell’esproprio.

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Giovanni Campanella

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