di Alice Piani · “È Gesù che sognate quando cercate la felicità”. Con queste parole di San Giovanni Paolo II, Papa Leone ha accolto, venticinque anni dopo, due milioni di giovani a Tor Vergata.
Due milioni di pellegrini della Speranza, giunti da ogni parte del mondo, si sono ritrovati a Roma, culla della cristianità. Guidati da dodici parole di speranza (coraggio, soglia, riscatto, abito, responsabilità, coscienza, senso, scoperta, promessa, popolo, gioia piena, abbraccio), i giovani hanno riflettuto sul senso della propria vita, vivendo momenti di fraternità e una profonda esperienza di Chiesa.
Che cos’è la Speranza? Che cosa significa per i giovani vivere nella Chiesa? Quale sogno ha Dio per ciascuno di noi? Per chi siamo?
Domande che spesso mi sono state rivolte dai ragazzi che ho incontrato e accompagnato, ma che prima di tutto hanno toccato il mio cuore.
Sono originaria della Diocesi di Udine e fin da piccola ho respirato la vita della Chiesa, iniziando con il catechismo in parrocchia. Come io stessa sono stata accompagnata in quegli anni, così ho sentito il desiderio di restituire quanto ricevuto. Per questo sono diventata catechista, animatrice per bambini e ragazzi delle medie, educatrice dei giovani delle superiori presso i Salesiani. Lì ho trovato un luogo quotidiano di fede e di comunità, tra la Messa e l’oratorio.
Parallelamente ho partecipato anche alla vita della Chiesa diocesana, prima come giovane coinvolta nelle attività, poi come accompagnatrice e infine come parte del servizio diocesano. Quando nel 2022 mi sono trasferita a Firenze, desideravo profondamente trovare una nuova comunità di riferimento. E la Provvidenza ha superato le mie attese: ho incontrato persone, giovani e sacerdoti accoglienti, che mi hanno fatto sentire subito a casa. Mi è stato possibile mettermi a servizio sia della parrocchia sia della diocesi, creando legami autentici e scoprendo tante realtà giovanili, ricche di carismi e spiritualità diverse, che a Udine mancavano.
Il tema della Speranza, scelto per questo Giubileo, mi ha fatto riflettere su come essa sia stata sempre presente nella mia vita, e credo anche in quella di tanti altri giovani: la speranza di una promessa, di una vita bella, autentica e riconciliata; la speranza di trovare il proprio posto nella Chiesa, essere benedizione per gli altri ma soprattutto il sapersi unici agli occhi di Dio.
Papa Francesco ce lo ricordava alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona:
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“Siamo stati chiamati per nome. Pensiamo a questo: Gesù mi ha chiamato con il mio nome. Sono parole scritte nel cuore di ciascuno di noi, il titolo della nostra vita, il senso di ciò che siamo”.
E per prima cosa tutti siamo chiamati alla santità, lì dove siamo: custodendo, ascoltando, accompagnando, servendo. Ogni gesto, anche piccolo, è una risposta concreta all’amore di Dio, una “scaletta” verso la santità fatta di attenzione, coraggio, responsabilità e pazienza e soprattutto nel servizio e nel dono degli altri. Per i giovani, questo significa anche imparare a sognare in grande, scoprendo i talenti che Dio ha seminato in ciascuno di noi. L’origine e il fondamento della nostra chiamata sono in Dio, in un suo atto d’amore nei nostri confronti, con tutte le nostre fragilità, con la consapevolezza che Dio ci affida una responsabilità, un talento, un servizio proporzionati alle nostre capacità.
Lo ha ricordato anche Papa Leone a Tor Vergata:
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“Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. […] Siamo fatti per questo: non per una vita scontata e ferma, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. […] Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno.” […] E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri. Queste scelte danno senso alla nostra vita”
Ogni giorno diventa possibilità di Pienezza. Ogni giorno, nel nostro quotidiano, siamo chiamati a essere Luce per gli altri, a portare Gesù a chi incontriamo. Senza l’amicizia con Gesù e senza il sostegno della comunità è difficile per noi giovani sentirsi parte di qualcosa di grande.
Come ha detto Papa Francesco nella veglia con i giovani al Circo Massimo (11 agosto 2018):
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“I veri sogni sono i sogni del ‘noi’. I sogni grandi includono, coinvolgono, condividono, generano nuova vita. Ma hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o deliri di onnipotenza. Con Lui non abbiate paura: sognate in grande”.
La Speranza illumina i passi: ci ricorda che la santità è accessibile qui e ora, nel quotidiano delle nostre diocesi, parrocchie e comunità. È una speranza viva, che cresce nell’amicizia con Gesù e nella fraternità.
Io credo che Dio parli attraverso la Chiesa, le persone, le esperienze grandi e piccole, belle e faticose, e soprattutto attraverso la Sua Parola. La Chiesa è una famiglia, una casa: ovunque tu vada, c’è sempre Qualcuno che ti accoglie e che ti invita a prenderti cura degli altri. E solo con il cuore radicato in Dio possiamo vivere in Pienezza.
“Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno”
(Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, 16 gennaio 2014).

