Una legge indiana che tutelerebbe la libertà di culto è di fatto contro

750 422 Giovanni Campanella
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di Giovanni Campanella · Dal settembre del 2025 le cosiddetti “leggi anti-conversione” sono in vigore anche in Rajasthan, grande e popoloso Stato nel nord ovest dell’India (cfr. https://www.fides.org/it/news/76837). E’ il dodicesimo Stato indiano ad adottare questi provvedimenti, dopo Odisha (dal 1967), Arunachal Pradesh (dal 1978), Chhatisgarh (dal 2006), Jharkhand (dal 2017), Uttarakhand (dal 2018), Himachal Pradesh (dal 2019), Madhya Pradesh, Uttar Pradesh e Gujarat (dal 2021), Karnataka e Haryana (dal 2022).

«Secondo la normativa,  una conversione religiosa è considerata “illegale e nulla” se effettuata tramite “falsa dichiarazione, forza, indebita influenza, coercizione, lusinga o con qualsiasi mezzo fraudolento o tramite matrimonio”. I cattolici di Jaipur notano che l’uso di termini ambigui come “lusinga” consente di interpretare ogni conversione religiosa come “illegale”, impedendo di fatto una libera scelta della coscienza individuale, comprimendo il diritto e le libertà di fede e di coscienza, tutelati dalla Costituzione indiana» (vedi)

Perciò, la “Jaipur Catholic Welfare Society”, con sede appunto a Jaipur (capitale del Rajasthan), si è rivolta alla Corte Suprema indiana per contestare il “Rajasthan Prohibition of Unlawful Religious Conversion Act” sostenendo che esso viola la Costituzione indiana. Dichiarando l’ammissibilità del ricorso, la Corte Suprema ha chiesto un chiarimento al governo del Rajasthan.

Sembra che una simile legge stia per essere introdotta anche nello Stato del Maharashtra. Ciò ha spinto i cattolici ivi residenti a scrivere una lettera aperta al Primo Ministro Shri Devendra Padnavis per esprimere profonda preoccupazione.

Per arginare il fenomeno, da tempo si sta muovendo la “All India Catholic Union” (AICU), che riunisce oltre 16 milioni di persone. Di essa fa parte l’avvocato cattolico Raphael D’Souza, che ipotizza che tali leggi siano utilizzate di fatto per ostacolare l’opera caritatevole ed educativa svolta dalle organizzazioni cristiane, soprattutto a beneficio delle comunità emarginate o oppresse; osserva poi che, negli Stati in cui sono in vigore le leggi, aumentano le tensioni interreligiose, la disamornia e la violenza.

Anche secondo altri esponenti dell’AICU, questi provvedimenti tenderebbero a ridurre gli spazi di libertà e coartare le coscienze, subordinando all’approvazione di un magistrato la scelta del proprio credo religioso; sono poi sfruttati e manipolati da gruppi nazionalisti induisti per criminalizzare comunità non indù, soprattutto minoranze religiose cristiane e musulmane, i dalit (fuoricasta) e gli indigeni. Gruppi nazionalisti indù agitano come spettro di fronte all’opinione pubblica il presunto rapido aumento numerico delle comunità religiose non indù: secondo loro, queste potrebbero sostituire  gli indù nella maggioranza culturale, sociale, religiosa e politica del paese. «La punizione per la conversione illegale di dalit, adivasi (indigeni), donne e bambini è molto più severa, perchè questi  sono i gruppi sociali da cui i nazionalisti indù dipendono per costruire l’auspicata “maggioranza indù” in India. Nell’ideologia nazionalista indù, costoro sono considerati persone “facilmente adescabili”» (https://www.fides.org/it/news/76837)

La summenzionata lettera aperta dei cattolici del Maharashtra al primo ministro dello stesso Stato smentisce questo spauracchio. L’agenzia Fides ne ha pubblicato alcuni passi in un articolo del 19 novembre 2025:

«Il Maharashtra, fino ad ora, si è distinto come  un governo laico, resistendo all’ondata di leggi anti-conversione. Tuttavia, ora sembra esserci la volontà di introdurre una legge del genere. Le statistiche giustificano una simile legislazione? Nel 1960, quando fu istituito il Maharashtra, gli indù costituivano circa l’82,24% della popolazione, mentre i cristiani circa l’1,42%. Nel 2001, la popolazione indù è cresciuta da 32,5 milioni (1961) a 77,8 milioni, mentre la popolazione cristiana è passata da 560mila a un milione, con un calo percentuale dall’1,42% allo 0,96%. Anche a livello nazionale, la popolazione cristiana ha registrato una tendenza  negativa, dal 2,44% del 1961 al 2,30% del 2011. (…). Il disegno di legge sulla libertà religiosa è davvero necessario? O è uno strumento politico per placare gli elementi fondamentalisti all’interno della comunità maggioritaria e per vessare i cristiani, penalizzando la loro opera, ostacolando  atti di carità, compassione e pacifica convivenza?» (vedi)

Proprio nel momento in cui scrivo, il Vangelo del giorno reca il passo in cui il Signore ci dice:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere
» (Lc 21,12-15)

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Giovanni Campanella

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