Aggiornamenti sulla Chiesa mongola

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Papa Francesco con i fedeli della Chiesa in Mongolia.

Quasi quattro anni fa avevo scritto un articolo sulle origini e la presente situazione dei cristiani in Mongolia. È stato pubblicato nel numero di dicembre 2022 di questa rivista (cfr. https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-campanella-2022/cristiani-in-mongolia). Quasi un anno dopo, nei primi giorni del settembre 2023, un pontefice visita per la prima volta il paese. Per puro vezzo di curiosità, si può dire che è anche stato il momento in cui un Papa è stato più fisicamente vicino alla Cina. Sul viaggio di Papa Francesco in Mongolia è stato scritto un libro molto interessante da Javier Cercas, Il folle di Dio alla fine del mondo, pubblicato un anno e mezzo dopo i fatti raccontati, nell’aprile del 2025, proprio poche settimane prima del decesso del compianto pontefice. Un recentissimo articolo dell’Agenzia Fides ci dà alcune fresche notizie sulle iniziative della comunità cattolica mongola, assai minoritaria ma molto creativa (cfr. https://www.fides.org/it/news/77703-Padre_Costa_La_Chiesa_in_Mongolia_e_anche_laboratorio_di_sinodalita_e_inculturazione).

Il 5 maggio scorso è stato inaugurato lo Studium, un nuovo centro di ricerca sulla lingua e la cultura mongole situato presso la cattedrale di Ulaanbaatar. Ci sarà uno spazio dedicato a una biblioteca attualmente in costruzione, un ufficio e una sala per incontri con attori del mondo della cultura e professori universitari. Il Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar intervistato dall’Agenzia Fides, ha affermato che lo Studium si propone due principali obiettivi: offrire una conferenza mensile, rivolta soprattutto ai missionari, su temi legati alla cultura e alla identità mongola (anche dal punto di vista storico, politico, religioso e linguistico), e offrire un sostegno linguistico per traduzioni sempre più adeguate di testi utili per la Chiesa, verificando e rivedendo i materiali già esistenti.

All’inaugurazione ha partecipato anche il padre gesuita Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. Alcune parole di Padre Costa ci danno l’idea dello specialissimo carattere di laboratorio del contesto mongolo per la Chiesa, delineando spunti nuovi e affascinanti:

«Arrivando in Mongolia si ha realmente l’impressione di entrare in un’altra grammatica ecclesiale. Lì il cristianesimo non è soltanto una

Padre Giacomo Costa Sj

minoranza: non rappresenta una memoria culturale condivisa, non appartiene al paesaggio simbolico ordinario della società. Mi hanno raccontato di un bambino che, entrando per la prima volta in una cappella, si è spaventato davanti al crocifisso e si è messo a piangere. È un episodio molto semplice, ma rivela qualcosa di profondo: lì la croce non è ancora diventata un’immagine addomesticata dall’abitudine. Recupera tutta la sua estraneità e tutta la sua forza. In qualche modo obbliga anche noi a guardarla di nuovo. Questo produce una conseguenza molto concreta per la Chiesa. In Mongolia non si può partire da presupposti impliciti. Non esiste un lessico cristiano già disponibile, non esiste una familiarità spontanea con il Vangelo, non esiste neppure quell’insieme di strutture culturali che in Europa continuano, almeno in parte, a sostenere l’esperienza ecclesiale anche quando la pratica religiosa si indebolisce. Per questo la domanda missionaria torna ad avere una radicalità originaria: che cosa significa annunciare Cristo a persone che non hanno alcuna immagine previa del cristianesimo? Da dove si comincia davvero? Inoltre, molte regioni del Paese restano ancora del tutto sconosciute dal punto di vista ecclesiale. Si avverte chiaramente che l’evangelizzazione non coincide anzitutto con l’estensione di una presenza istituzionale, ma con la possibilità di generare relazioni affidabili, umane, gratuite. In Mongolia il Vangelo torna a mostrarsi soprattutto come forma della vita prima ancora che come discorso religioso. E forse questo è uno dei suoi aspetti più evangelici e più affascinanti» (Ibidem).

La Mongolia è allo stesso tempo una sfida per il missionario ma anche un contesto ricco di spunti preziosi e innovativi per la pastorale di tutta la Chiesa universale.

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Giovanni Campanella

Tutte le storie di: Giovanni Campanella