di Giovanni Campanella · Proprio in questi giorni fervono in Cina e tra le comunità cinesi all’estero i festeggiamenti per il Capodanno cinese, che nel 2026 cade martedì 17 febbraio (quest’anno coincide quindi con il nostro Martedì Grasso).
«La festa di primavera (春節T, 春节, chūnjié) o capodanno lunisolare, o capodanno agricolo (農曆新年, 农历新年, nónglì xīnnián), in Occidente generalmente noto come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, e celebra per l’appunto l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. (…). Essendo quello tradizionale cinese un calendario lunisolare, i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio; di conseguenza la data d’inizio del primo mese, e dunque del capodanno, può variare di circa 29 giorni, venendo a coincidere con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, evento che può avvenire fra il 21 gennaio e il 20 febbraio del calendario gregoriano. A partire da questa data, le festività durano per quindici giorni, concludendosi con la tradizionale Festa delle lanterne (元宵節, 元宵节, yuánxiāojié)» (vedi)
La Chiesa in Cina ha un’usanza tradizionalmente legata a questa grande ricorrenza: le visite alle famiglie di suore, religiosi e presbiteri. Tali visite sono spesso guidate dai vescovi diocesani ed esprimono sollecitudine per il tesoro costituito dalle famiglie cattoliche. L’Agenzia Fides (vedi) rileva che il sito di informazione ecclesiale xinde.org riferisce riguardo ad alcune visite.
Tre gruppi dell’arcidiocesi di Taiyuan, capoluogo della provincia di Changzi, guidati dal vescovo Paolo Meng Ningyou, hanno portato il caloroso saluto ai genitori di sacerdoti e suore, mostrando sollecitudine per le condizioni di salute loro e dei loro figli. Ciò ha fornito anche l’occasione di ricordare come le famiglie hanno favorito e accompagnato il primo germogliare delle vocazioni. Un gruppo guidato da don Meng Tongbao ha visitato i genitori della defunta suora Yan Youmin, mancata sette anni fa, e li ha consolati mostrandosi grati per la figlia e solleciti per tutta la sua famiglia.
Sempre nello Changzi, il vescovo Pietro Ding Lingbin con il cancelliere e alcune suore ha fatto gli auguri di Capodanno a 78 famiglie (presenti in 30 parrocchie) di giovani che di recente sono stati ordinati o hanno cominciato la vita religiosa.
Questa consuetudine è molto bella e potrebbe essere in qualche modo attuata anche nelle nostre diocesi italiane, che spesso si presentano meno vitali e più sonnacchiose delle omologhe cinesi. Forse i cristiani cinesi danno meno cose per scontato rispetto ai cristiani italiani. Forse i cristiani cinesi sanno ancora meravigliarsi per il dono della fede mentre agli italiani la fede sembra un curioso avanzo dell’antichità. Ma se noi perdiamo la bussola, ci disorientiamo e disperdiamo energie, accrescendo il caos interiore occidentale.

