Centenario della solenne consacrazione di sei vescovi cinesi a San Pietro
di Giovanni Campanella · Il 14 settembre 2026 l’Agenzia Fides ha pubblicato un interessantissimo e prezioso articolo di Paul Han Qingping, presbitero e docente di Storia della Chiesa presso il Seminario Maggiore dell’Hebei, in vista del prossimo centenario dell’ordinazione di sei vescovi cinesi da parte di Pio XI nella Basilica Vaticana il 28 ottobre 1926 (vedi).
Questi sei non furono i primi vescovi cinesi della storia. Tale primato appartiene al padre domenicano Luo Wenzao (noto anche come Gregorio Lopéz), originario di Fu’an, nel Fujian. Luo fu ordinato vescovo nel 1685, quindi 241 anni prima dell’ordinazione del 1926. Tuttavia, quest’ultima costituisce comunque una pietra miliare nella storia della Chiesa cinese e della Chiesa universale. Testimoniò il crescente riconoscimento della Santa Sede che la Chiesa universale potesse prosperare solo radicandosi nelle culture locali e affidando la guida al clero autoctono.
I sei vescovi ordinati a Roma sono:
«Odorico Cheng Hede (un francescano della diocesi di Puqi, Hubei), Melchior Sun Dezhen (un vincenziano della diocesi di Anguo, Hebei), Joseph Hu Ruoshan (un vincenziano della diocesi di Taizhou, Zhejiang), Philippe Zhao Huaiyi (un sacerdote della diocesi di Pechino, Xuanhua, Hebei), Simon Zhu Kaimin (un gesuita della diocesi di Haimen, Jiangsu) e Aloysius Chen Guodi (un francescano della diocesi di Fenyang, Shanxi)» (ibidem).
Nei prossimi giorni, l’Agenzia Fides si propone di pubblicare una serie di dettagliate schede documentarie, una per ciascuno dei sei e redatte da studiosi della storia cinese. La prima, dedicata a Odorico Cheng Hede e alla sua diocesi di Puqi e corredata di una accurata tabella statistica, è stata già pubblicata il 22 settembre 2026 ed è a firma del prof. Liu Zhiqing (vedi).
Tornando al lungo articolo di Paul Han Qingping, possiamo ravvisare in esso un sintetico quadro del complesso cammino cinese verso una Chiesa autoctona. All’inizio menziona i sei vescovi e poi risale alla figura di Luo Wenzao che si dovette confrontare con le complicate dinamiche del colonialismo europeo, a cui anche le gerarchie ecclesiastiche furono inevitabilmente intrecciate. Nella prima parte descrive lo sviluppo e le battute d’arresto della Chiesa cinese (una fra tutte, l’editto di proibizione del cattolicesimo emanato dall’imperatore Kangxi) dal XVII secolo ad oggi. Nella seconda parte ammette che l’accordo provvisorio del 2018 rappresenta una risposta realistica alle questioni storiche. La terza parte è molto bella e reinterpreta la “sinicizzazione della religione” nello spirito del Concilio Vaticano II, citando passaggi di alcuni famosi documenti. Nella quarta parte, passando da Matteo Ricci, a Carl Jung, a Teilhard de Chardin, l’articolo afferma che la vera sfida della sinicizzazione è passare dall’adattamento istituzionale alla creatività spirituale.
Nel concludere il suo denso contributo, Paul Han Qingping afferma:
«Nel 1685, dopo un percorso lungo e tortuoso, Luo Wenzao, il primo sacerdote cinese, fu consacrato primo vescovo cinese, a simboleggiare l’inizio dell’«infanzia» della Chiesa cinese. La consacrazione di sei vescovi cinesi nel 1926 segnò il passaggio della Chiesa cinese all’«età adulta». L’«accordo provvisorio» del 2018, a mio avviso, rappresenta gli sforzi costanti della Chiesa cinese per coltivare la propria «personalità matura». (…). Da Luo Wenzao ai sei vescovi cinesi, dai documenti del Concilio Vaticano II all’*Evangelii Gaudium*, dall’«accordo provvisorio sino-vaticano» al Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, possiamo cogliere uno sforzo continuo di rispondere alle esigenze di ogni epoca attraverso l’annuncio del Vangelo. Allo stesso modo, da Matteo Ricci, Giulio Aleni e Martino Martini tra la fine della dinastia Ming e l’inizio di quella Qing, fino a Vincent Lebbe, Celso Costantini, Carl Jung, Richard Wilhelm, Wolfgang Pauli, Teilhard de Chardin, ecc. nella prima metà del XX secolo, i grandi sforzi compiuti da molte figure e studiosi della Chiesa occidentale per realizzare opere di incontro, integrazione e collaborazione con la società cinese e la cultura tradizionale sono diventati un’eredità duratura che continua a ispirarci ancora oggi. Questo percorso, che si estende su oltre quattro secoli, è ancora in corso. Forse, ispirata dallo spirito pastorale ed evangelico della «sinodalità», il tempo della Chiesa cinese, in comunione con la Chiesa universale pur conservando le sue autentiche caratteristiche autoctone, è appena iniziata» (ibidem).