di Alessandro Clemenzia · Il pensiero polare ha certamente rappresentato e continua ancora oggi a rappresentare per la riflessione cattolica un possibile sguardo prospettico per cogliere, non soltanto la Chiesa, ma soprattutto l’intera realtà che abitiamo, senza scomporla in categorie preconfezionate, ma attraverso uno sguardo realmente “cattolico” (nel senso letterale di questo termine): comprendere il tutto senza censurare, obliare o fagocitare le diverse tensioni in esso presenti.
È recentemente uscito un testo di Alessandro Borghesi, intitolato Complexio oppositorum. Il modello della “polarità” nel pensiero cattolico tedesco-francese tra le due guerre (Studium, 2026), che è riuscito a illustrare, con spessore e rigore scientifico, il ritmo che caratterizza questo pensiero “polare”, presentandolo come possibile chiave di lettura anche nella riflessione filosofica e teologica odierna.
Il punto di partenza dell’autore è una ricostruzione puntuale e articolata del contesto storico-culturale in cui è nata la Scuola di Tubinga, in un tempo in cui l’Illuminismo aveva lasciato profonde tracce nella società dell’epoca, anche all’interno della stessa riflessione ecclesiale. La novità del pensiero della scuola tedesca, culla del pensiero polare, si è poi diffusa, raggiungendo diversi pensatori che, a loro volta, hanno assunto e sviluppato questa particolare dinamica dell’intelligere, non attraverso la formazione di scuole di pensiero, ma inverando qua e là dei tasselli, di cui, solo nel tempo, si è riesciti a cogliere il filo d’oro.
Già nell’introduzione, Alessandro Borghesi è riuscito a offrire in modo sintetico una visione d’insieme dei contenuti che poi, lungo la stesura dei capitoli, ha pian piano approfondito e articolato. Un testo dove, in modo lineare e con precisione argomentativa, l’autore ha mostrato come una riflessione sulla coscienza che la Chiesa ha di se stessa sia capace di offrire contemporaneamente uno sguardo su tutta la realtà, fino a raggiungere anche questioni di natura politica e sociale. Appunto, proprio perché, come dicevamo all’inizio, la grande sfida per il pensiero cattolico non è quella di offrire nuovi contenuti su cui riflettere, ma quella di lavorare sul modo in cui ciascuno può guardare il già conosciuto e sperimentato.
Un pensiero, come è scritto sin dal sottotitolo del volume, che si è pian piano espanso in Germania e in Francia, coinvolgendo nomi che, nel Novecento, hanno offerto un indimenticabile contributo alla riflessione ecclesiale europea; basti pensare a Johann Sebastian Drey, che, in chiave anti-illuminista, ha dato avvio alla Scuola di Tubinga; a Johann Adam Moehler, il quale, per presentare la dialettica insita nella Chiesa e nel pensiero cattolico, ha iniziato a formulare la distinzione tra la logica dell’“opposizione” (Gegensatz) e quella della “contraddizione” (Widerspruch), che sarà poi approfondita e sistematizzata da Romano Guardini, il quale dell’opposizione polare è stato probabilmente l’autore più importante e universalmente riconosciuto. Insieme a Guardini, Borghesi presenta anche altri nomi della Germania di quegli anni: Karl Adam, Peter Lippert, Erich Przywara, Carl Schmitt. Per la
Francia, basti menzionare il grande ecclesiologo Henri de Lubac, il domenicano Yves Congar, il gesuita Pierre Chiallet e Marie-Dominique Chenu: tutte figure che hanno davvero forgiato il pensiero cattolico del Novecento, e che hanno offerto alla filosofia e alla teologia successive la possibilità di approfondire e sistematizzare in modo sempre più preciso quel pensiero polare, fino a farlo diventare un “metodo” nuovo attraverso cui cogliere la realtà nella sua complessità. Autori che, ciascuno con le proprie differenti argomentazioni, hanno presentato attraverso la logica dell’opposizione polare la concreta possibilità di non far scivolare il pensiero, né nella omologazione, né nella contraddizione: si tratta della logica cattolica dell’et-et, e non dell’aut-aut, per indicare come una verità sia tale attraverso la conservazione in sé di poli opposti, mai confusi tra loro, dove ciascuno esiste grazie alla presenza dell’altro e in una continua tensione verso il suo polo opposto. Un modo concreto, questo, per cogliere l’unità, né come il contrario della distinzione, né come una sintesi finale di realtà distinte tra loro, ma come modalità relazionale con cui i distinti si rapportano costantemente tra loro.
Scrive l’autore, a conclusione del suo percorso: «Il pensiero polare appare oggi come una chiave interpretativa, capace di orientare la riflessione teologica e culturale contemporanea, e ci ricorda che la verità cristiana non si manifesta nella eliminazione delle tensioni, ma nella trasfigurazione alla luce del mistero dell’Incarnazione» (p. 272).
Alessandro Borghesi, giovane ricercatore in filosofia morale, offre con la pubblicazione di questo volume, da un lato un valido contributo anche alla riflessione teologica, recuperando, da una diversa prospettiva, figure il cui valore è davvero inestimabile, dall’altro un richiamo molto forte, in particolare alla ricerca ecclesiologica, a recuperare strade ancora parzialmente percorse e conosciute, in grado di offrire un nuovo sguardo sull’oggi della Chiesa e dell’umanità.

