Diaconato permanente: il cammino della chiesa inglese

di Stefano Tarocchi · «Benché, infatti, soprattutto nei territori di missione, usualmente vengano affidati a laici non pochi uffici diaconati, tuttavia, è bene che quanti esercitano davvero il ministero diaconale siano fortificati e più strettamente associati all’altare mediante l’imposizione delle mani, che è tradizione apostolica, affinché più efficacemente essi adempiano, in virtù della grazia sacramentale del diaconato, il proprio ministero (Ad gentes 6). In tal modo, sarà ottimamente chiarita la natura propria di questo Ordine che non deve essere considerato come un puro e semplice grado di accesso al sacerdozio; esso, insigne per l’indelebile carattere e la particolare sua grazia, di tanto si arricchisce che coloro i quali vi sono chiamati possono in maniera stabile dedicarsi ai ministeri di Cristo e della Chiesa (Lumen Gentium 41).

Così papa Paolo VI nella lettera apostolica motu proprio Sacrum Diaconatum del 1967, che riprendeva Lumen Gentium 29. Questa «sapientemente decretò che si potesse in futuro ristabilire il diaconato quale proprio e permanente grado della gerarchia».

In un successivo documento, dalla medesima caratteristica, dal titolo di Ad Pascendum (1972), Paolo VI scriveva ancora: «conviene che i ministeri di lettore e di accolito siano affidati a coloro che, come candidati all’ordine del diaconato o del presbiterato, desiderano consacrarsi in modo speciale a Dio ed alla chiesa. Questa, infatti, proprio perché “mai non cessa di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli “, ritiene molto opportuno che i candidati agli ordini sacri, tanto con lo studio quanto con l’esercizio graduale del ministero della parola e dell’altare, conoscano e meditino per un intimo contatto questo duplice aspetto della funzione sacerdotale. E così l’autenticità del loro ministero risalterà con la più grande efficacia. I candidati allora si accosteranno agli ordini sacri, pienamente consapevoli della loro vocazione, “ ferventi nello spirito, pronti nel servire il Signore, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei santi “».
In tempi nei quali il ministero diaconale permanente viene a conoscere  un nuovo spazio all’interno di una chiesa avviata seriamente a percorrere il un cammino di reale sinodalità, ritorna di straordinaria importanza l’intuito del Papa che portò a compimento il Concilio Vaticano II.

Al semplice fine di aprirci ad un orizzonte più ampio di quello a cui siamo abituati, qui vogliamo affrontare con alcune note il cammino sul diaconato percorso dalla Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles. Quest’ultima, dopo che il Concilio Vaticano II (1962-1965) ripristinò il diaconato come grado permanente della gerarchia, fu una delle prime a muoversi ufficialmente. I vescovi inglesi chiesero e ottennero il permesso dalla Santa Sede di ristabilire il diaconato permanente alla fine degli anni ‘60.

L’istituzione del diaconato permanente in Inghilterra e Galles rappresenta un capitolo significativo della storia recente della Chiesa cattolica nel Regno Unito, vedendo un’evoluzione costante dal Concilio Vaticano II a oggi. Il primo diacono permanente nel Regno Unito fu ordinato il 2 giugno 1974 a Basingstoke. Da allora, il ministero è cresciuto costantemente in quasi tutte le diocesi.

Nell’anno 1998 viene promulgato dalla S. Sede un nuovo documento: Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti.

Pubblicato congiuntamente dalla Congregazione per il clero e da quella per l’educazione cattolica, si inserisce nel percorso post‑conciliare di chiarificazione e consolidamento del diaconato permanente, restaurato dal Vaticano II. La scelta di una pubblicazione simultanea in più lingue rispondeva all’esigenza di garantire unità normativa e pastorale a livello universale, evitando recezioni differite o parziali. D’altronde, lo stesso Paolo VI, scriveva che «il diaconato permanente non debba essere instaurato necessariamente in tutta la Chiesa latina, dal momento che spetta alle competenti Conferenze Episcopali nazionali, con l’approvazione del Sommo Pontefice, decidere se e dove sia opportuno istituire, per la cura delle anime, tale specie di diaconi» (Ad Pascendum, Introduzione)
L’intuizione molto sapiente di papa Montini veniva così più che garantita, che salvaguardava le competenze delle singole conferenze episcopali ma all’interno di una «unità normativa e pastorale».

La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, composta dai vescovi di 21 diocesi, che gestisce il diaconato permanente come è stabilito dai documenti della S. Sede, ha continuato ad aggiornare le circolari applicative. Essa stabilisce che i candidati (sposati o celibi) debbano avere tra i 35 e i 60 anni all’inizio della formazione, e per i candidati sposati, il consenso e il supporto attivo della moglie.

Il percorso di formazione dura solitamente quattro anni e include studi accademici veri e propri: si tratta indubbiamente di un approccio estremamente serio e interessante. Possiamo farcene un’idea più precisa attraverso la lettura del percorso di “Formazione di diaconi per le arcidiocesi di Southwark, Westminster e le diocesi di Arundel e Brighton, Brentwood e East Anglia, e per l’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham”. Quest’ultimo si occupa dei “gruppi di fedeli anglicani e del loro clero che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica”. Il percorso è realizzato con il partenariato del St John’s Seminary (Boston) della St Mary’s University (London), che garantiscono il percorso accademico.
Possiamo consultare anche il 
Direttorio per il diaconato permanente della diocesi di Cardiff-Menevia.

Attualmente risulta che nel 2024 sono stati ordinati 24 nuovi diaconi permanenti in Inghilterra e Galles, con circa 110 uomini in formazione (National Office for Vocation). Le proiezioni della Conferenza episcopale suggeriscono che le ordinazioni diaconali potrebbero raggiungere un picco di circa 38 nuovi diaconi nel 2026, il numero più alto degli ultimi anni.

Sembra quindi che possiamo dire che il diaconato permanente in Inghilterra e Galles sta vivendo una fase di espansione “silenziosa” ma vitale, specialmente a fronte della diminuzione del numero di sacerdoti.

In Inghilterra e Galles, i diaconi permanenti sono particolarmente attivi in questi campi: 1) servizi di carità: diaconi che operano come cappellani nelle carceri, negli ospedali o nel settore marittimo (Stella Maris); 2) amministrazione parrocchiale: diaconi che collaborano strettamente con i parroci per la gestione delle comunità in un’ottica di sinodalità; 3) presenza nel mondo secolare: poiché molti diaconi mantengono il proprio lavoro civile, la Conferenza episcopale promuove la loro figura come “icone di Cristo Servo” nei luoghi di lavoro.
Un percorso, quello della conferenza delle 26 diocesi cattoliche inglesi, che può darci indicazioni preziose.